BLUEM RACCONTA “NOTTE”, MANIFESTO DI DONNA SARDA

 
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28 Maggio 2021
 

BLUEM, al secolo Chiara Floris, è un’artista sarda classe 1995 trapiantata a Londra.
Oggi, 28 maggio, ha pubblicato il suo primo album in italiano, “NOTTE”un viaggio musicale misterioso alla ricerca di suoni raffinati e suggestivi che raccontino con fierezza e originalità l’essenza identitaria dell’artista: Donna e Sarda. Composto da sette tracce intitolate come i giorni della settimana, NOTTE è pieno di riferimenti artistici interessanti: si nutre della malinconia di Bon Iver, delle armonie di un certo Frank Ocean e del carattere della scena femminile in ascesa, in particolare di Rosalía, Grimes e Kali Uchis.

Il progetto ideato e curato da BLUEM comprende anche una sezione visiva, disponibile sul suo sito, nella quale l’artista si fa fotografare in costume tipico sardo nei paesaggi più crudi e puri della sua regione, a voler raccontare le sue origini e le sue radici.
Una visione artistica davvero interessante ed unica nel suo genere che ho voluto approfondire a tu per tu con BLUEM, peraltro mia coetanea.

Vi lascio dunque alle sue parole.

Ciao Chiara, bentrovata. Di te sappiamo che hai origini sarde, ma che vivi nella capitale britannica, che fai pole dance e che sei appena uscita col tuo primo album: NOTTE. Ho come l’impressione che, tuttavia, ci sia tanto altro. Come ti descriveresti a chi non ti conosce?
Penso che le cose che hai menzionato diano già un’idea buona di chi sono. Se aggiungo altro rischio di spaventare i lettori.

Notte si compone di sette tracce chiamate con i nomi dei giorni della settimana: da dove nasce questa scelta?
Più che una scelta, penso sia stata una conseguenza.
Non riuscivo a scrivere\produrre da tanto tempo e ho preso una settimana di ferie da lavoro con l’intento di tirare fuori qualcosa, qualsiasi cosa fosse. Mi sono messa in testa che avrei impostato un brano al giorno, e così è stato.
Ho voluto tenere i nomi dei giorni della settimana, anche se non era una cosa su cui avevo ragionato dall’inizio, perché penso che il fatto che la maggior parte dell’album sia stata creata in quel lasso di tempo ristretto abbia contribuito al modo in cui si presenta tutt’ora e in cui probabilmente viene percepito.

Il progetto artistico dietro l’album è davvero sfaccettato e peculiare: come immagini promozionali hai scelto scenari e costumi legati alla tradizione sarda. Cosa rappresenta per te la Sardegna?
Oltre ad essere la mia radice ed il posto che mi è più caro al mondo, è un pozzo infinito di usi e costumi bellissimi da cui ho la fortuna di poter attingere. Sulle foto legate a “NOTTE” ho fatto un lavoro molto specifico e ho utilizzato elementi particolarmente vicini alla mia famiglia e ai luoghi in cui sono cresciuta, ma non è neanche l’1% delle risorse culturali che la Sardegna offre. Per me che sono un’artista sarda, dal punto di vista creativo, è stato come nascere ricca.

Restando in tema “eredità culturale regionale”, qual è l’elemento folkloristico che, a parer tuo, è ancora troppo poco noto oltre i confini sardi?
Oltre al legame che abbiamo con leggende e rituali antichissimi, cosa di cui si fa esperienza in maniera esclusiva solo quando si entra in contatto con una famiglia sarda, penso che in pochi si rendano conto del dettaglio che c’è nel costume e nella vestizione.
La Sardegna ha un costume per paese, ognuno bellissimo a modo suo e difeso con orgoglio. Io sono nata ad Oristano e sono molto affezionata al suo costume, mi lascia a bocca aperta ogni volta che lo vedo. È stato un onore per me indossare la gonna nello scenario che ho creato e scattato per GIOVEDÌ.
Tra i miei preferiti ci sono anche il costume di Arbus (che indosso nella foto dedicata a DOMENICA), Sas Mascaras Nettas di Lodè, e il costume da vedova di Osilo.

Esistono comunque tanti artisti che rendono giustizia anche a questo aspetto della nostra terra, come il pittore Angelo Maggi.

“NOTTE” è un tripudio di suoni R’n’B contaminati da tinte lo-fi, spoken vocal e una certa quota di quel gusto per l’elettronica per così dire “esotica” che è stata portata alla ribalta, a livello internazionale, da Rosalìa. Quali sono stati i tuoi ascolti più ricorrenti durante la composizione dell’album?
Sicuramente “El Mal Querer” è stato importante per farmi capire che avrei potuto integrare elementi tradizionali in questo tipo di progetto, in tutto rispetto e senza che risultasse forzato.
Per il resto, ho ascoltato molto Blood Orange, Tierra Whack, Frank Ocean, i primi lavori di Summer Walker, Kelly Lee Owens, “Brol” di Angèle, e tantissima altra musica che ha sicuramente contribuito al progetto ma che non ricordo in questo preciso momento.

I testi dei brani attingono ad episodi autobiografici o hai lasciato viaggiare la fantasia?
Diciamo che parto sempre da episodi autobiografici, spesso però li romanzo e finiscono da tutt’altra parte.

Ho letto che la scrittura di “NOTTE” è stata pressoché fulminea. Da cosa è scaturita quest’impellente esigenza espressiva?
Dopo aver pubblicato il mio primo EP in inglese nel 2018, ho passato un paio di anni emotivamente e creativamente difficili, in cui ho provato più volte e in diverse situazioni a scrivere e produrre nuovi brani. Per qualche motivo, non riuscivo mai a finire nulla ed era una cosa che mi faceva stare molto male.
Per motivarmi e provare a scrivere per la prima volta in italiano, avevo iniziato un progetto su SoundCloud ispirato a “Whack World’ di Tierra Whack, mi sedevo un giorno a settimana con l’intenzione di produrre pubblicare un brano di circa un minuto.
Quando poi è arrivato il momento di lavorare a “NOTTE”, ho tentato lo stesso approccio. Seppur fossero brani interi e non dovessi pubblicarli il giorno stesso.

“VENERDÌ’” è un pezzo struggente, e uno dei miei preferiti dell’album, forse perché anche io ho un rapporto molto particolare con mia nonna. È stata lei a farmi avvicinare alla musica classica e, in particolare, al mondo dell’opera lirica. Nel brano inserisci addirittura una registrazione originale in cui la nonna si racconta. Questa cosa mi ha molto incuriosita: da cosa è tratta? E che tipo era tua nonna? Se ti va, sentiti libera di utilizzare questo spazio per ricordarla.
La registrazione è tratta da un documentario sulla Sardegna intitolato “Isole” a cura di mia sorella, Francesca Floris, e di un nostro caro amico, Kristijonas Dirse.
Purtroppo, mia nonna non c’era già più quando ho deciso di dedicarle questo brano. Nel processo di produzione piangevo ogni volta che dovevo fare delle modifiche. Per me è stato un modo per processare la sua mancanza ma anche per ringraziarla, ho cercato una connessione con lei, ovunque fosse, e penso di averla trovata.
Mia nonna era una roccia. Mi ha insegnato l’amore e il rispetto per la terra e per le cose semplici, l’importanza dei legami e della famiglia. È stata più di quanto potrò mai saper descrivere a parole, forse è proprio per questo che ho sentito l’esigenza di farlo tramite la musica.

Qual è il tuo pezzo preferito di questo tuo primo album? E qual è, invece, un brano del passato che avresti voluto scrivere tu?
Penso sia proprio “VENERDÌ”. Non solo per il messaggio che si porta dietro, ma anche perché sono molto severa con me stessa e difficilmente mi piacciono i miei brani una volta conclusi. Penso sempre che avrei potuto fare di meglio e ho difficoltà a riascoltarmi.
“VENERDÌ” ha sicuramente superato questo limite.
Ci sono troppi brani che avrei voluto scrivere io, sicuramente “Towers” di Justin Vernon (Bon Iver), “A Case of You” di Joni Mitchell, “This Must be the Place” dei Talking Heads, anche se probabilmente l’avrei scritta nella versione acustica che ha fatto un’artista chiamata LAUREL.
In genere sono le parole degli altri che invidio.
Se si parla di produzione, avrei voluto esserci io dietro “Human” e “Marilyn Monroe” di Sevdaliza.

Hai in programma di portare in giro “Notte” quando si potrà, in sicurezza chiaramente?
Farò tutto il possibile perchė accada.

Ti mando un mega abbraccio e un grosso buona fortuna. Ho adorato il tuo progetto e sono contentissima che siamo riuscite a mettere su quest’intervista. Ancora complimenti e grazie per il tuo tempo!
Ricambio con un abbraccio enorme e ti ringrazio per queste bellissime parole. Ho apprezzato tanto le domande che mi hai fatto, sicuramente una delle “conversazioni” migliori che ho avuto sul progetto.

Foto di  Jasmine Färling

 

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