FLORENCE + THE MACHINE
High as Hope

[ Virgini Emi - 2018 ]
7
 
 
di
4 Luglio 2018
 

Florence Welch lascia da parte i vecchi guantoni da boxe ed i più recenti abiti da sera, e si mette a nudo in casa propria.

Questo quarto lavoro dei Florence + The Machine, co-prodotto tra gli altri con Emile Haynie (Lana Del Rey, Bruno Mars), è tutto gravitante intorno a temi esistenziali semplici, essenziali: la solitudine, l’amore, le ansie anche più stupide e le debolezze della ragazza che è ancora, rivisti con gli occhi della trentenne che è adesso.

Meno dorato e magniloquente dei precedenti lavori, più lucido, concreto, c’è tanta energia ma non rabbia, ci sono tanti ricordi e memorie, il coraggio e la naturalezza per poter parlare dei disturbi, delle mancanze, degli errori e delle fragilità che accumunano tutti noi senza la pretesa o la supponenza di doverci dare una lezione di vita, ma con un personale e biografico contributo.

Lo strumentario di base è acustico e minimale: batteria, basso e pianoforte; gli  arricchimenti sono add-on dal peso specifico comunque altissimo, come archi, sax (c’è anche il contributo di Kamasi Washington), percussioni, qualche tocco di synth (di Jamie XX, che ha collaborato nella scrittura di “Big God”, pezzo iconico per descrivere i vuoti e le inquietudini che come quando adolescente, ancora si ripresentano), fiati, ed un coro femminile che è una schiera di muse maliziose che ballano intorno e con lei.

Assenza totale di chitarra, marchio di fabbrica dei pezzi più esuberanti, cazzuti ed insofferenti della prima produzione, tutto l’album è sceneggiato in una sorta di grande stanza nella quale tutta la luce è puntata sulla voce vibrante, unica di Florence Welch e nel suo carico emozionale straordinario, sia nei crescendo dei pezzi più coinvolgenti (“Hunger”, già uscito come singolo), come in quelli più intimi (“Grace”, dedicata al rapporto con la sorella, con i suoi momenti orchestrali) o in quelli più impetuosi (“Patricia”).

C’è meno “Machine”, ma tanta, sempre di più Florence, fuoriclasse nel gestire il proprio talento ed ormai indiscussa stella del firmamento dell’indie-pop più genuino e travolgente: per questo è lecito aspettarsi sempre un altissimo livello qualitativo e doveroso pretendere ancora fondamentali nuove gemme da aggiungere alla collezione.

Photo: letobladioblada / CC BY

Tracklist
1. June
2. Hunger
3. South London Forever
4. Big God
5. Sky Full Of Song
6. Grace
7. Patricia
8. 100 Years
9. The End Of Love
10. No Choir
 

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