#10) LADYTRON
Ladytron
[Ladytron Music]
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I club si saranno pur scordati di loro, tuttavia il ritorno in pista dei redivivi Ladytron dopo un lungo silenzio porta con sè qualche bombetta danzereccia e da lacrimuccia al tempo stesso

 


#9) CAGE THE ELEPHANT
Social Cues
[RCA]
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Tra i loro lavori questo di sicuro è il più paraculetto di sempre, ma hanno scoperto la formula per tramutare in oro qualsiasi cosa suonino e dobbiamo dargliene atto

 

#8) HAVE A NICE LIFE
Sea Of Worry
[The Flenser]
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La band di culto che più di culto non si può torna con nuovo lavoro da depressione che più depressione non si può. Tristezza dozzinale sminuzzata e rimpastata in sette tracce indelebili (“‘Science Beat’ rientra a pieno titolo nel novero delle più belle canzoni dell’anno). Fosse uscito qualche mese più addietro, una maggiore assimilazione gli avrebbe regalato posti più alti

 

#7) CARLA DAL FORNO
Look Up Sharp
[Kallista]
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Il sophomore della songwriter della terra dei canguri, ma affittuaria a Berlino, sancisce una crescita indelebile ed esponenziale. Non sbaglia un passaggio e ridisegna trame post-punk che credevamo ormai smarrite

 

#6) DIIV
Deceiver
[Captured Tracks]
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Zachary Cole Smith pare si sia finalmente lasciato alle spalle i problemi con le dipendenze, la dura riabilitazione ha senz’altro lasciato il segno, ovunque incombono chitarre grezze che elevano “Deceiver” a album sensazionale

 

#5) ROYAL TRUX
White Stuff
[Fat Possum]
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Dopo quasi vent’anni di silenzio i Royal Trux ripiombano nella mischia e “‘White Stuff’ non poteva che fare un botto fragorosissimo colmo com’è di allucinazioni, sporcizia e ammiccamenti a sostanze non meglio identificate. Astenersi sostenitori del politically correct!

 

#4) SLEATER KINNEY
The Center Won’t Hold
[Mom + Pop]
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Disco che segna la separazione con Janet Weiss, ma che al tempo stesso sancisce (semmai ce ne fosse ancora il bisogno) le Sleater Kinney come regine indiscusse dei riff stop & go e dei ritornelli da urlare a squarciagola fino allo sfinimento

 

#3) THE MURDER CAPITAL
When I Have Fears
[Human Season]
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Da Dublino con rumore arriva uno degli esordi dell’anno. I Murder Capital seguono la rotta tracciata dagli incitatori di sommosse quali Idles, Shame, Fontaines D.C, Sleaford Mods etc. etc. differenziandosi dal sovraffollamento di delusi dal sistema posizionandosi nella casella finora rimasta vuota di band spietata ed elegante

 

#2) CHELSEA WOLFE
Birth Of Violence
[Sargent House]
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La camaleontica poetessa dark di Sacramento cambia nuovamente veste e forma per rinascere in uno dei suoi album più delicati e intensi di sempre

 

#1) ORVILLE PECK
Pony
[Sub Pop]
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Vedrai che nel 2019 risorgerà  il country!” se mai qualcuno l’anno scorso di questi tempi mi avesse rivolto tale abominio avrei potuto ridere fino allo sfinimento. Vallo a pensare che qualche mese più tardi un cowboy con maschera in lattex avrebbe fracassato tutte le mie certezze