Un album amato ed odiato, in bilico tra il passato, rappresentato da quelle sonorità  thrash-metal intrise di sfumature progressive che avevano reso celebre il nome della band americana tra gli amanti e gli appassionati di musica heavy-metal, ed una visione del proprio sound più prossima alle atmosfere dell’hard-rock. I loro detrattori sostennero che i Metallica avessero abbracciato un percorso decisamente troppo radiofonico, osteggiando soprattutto la celebre power-ballad “Nothing Else Matters”, considerata il simbolo del tradimento, un mostro commerciale e mainstream, su cui intendevano riversare tutto la loro frustrazione ed il loro veleno.

In realtà , pur cambiando decisamente timbro, i quattro cavalieri dell’Apocalisse restarono comunque lontani dal mondo del rock più patinato e massificato. Diedero vita ad un album decisamente compatto, un vero e proprio monolite oscuro, capace di restare in equilibrio tra le atmosfere hard-rock e quelle heavy-metal e di guardare sia al recente passato, che all’immediato futuro. Futuro che rimane indefinito e minaccioso, pieno di pericoli e che, probabilmente, sarebbe stato più facile affrontare continuando a suonare del buon trash. I Metallica, invece, accettano la sfida proposta dal loro produttore, Bob Rock, ma ne sono impauriti e questi loro naturali timori danno al disco un alone malinconico, drammatico ed apocalittico. Restano vive le dinamiche originarie, l’eco della loro anima più aggressiva e più rabbiosa non può essere messo a tacere, ma brani, come la dolente ed onirica “The Unforgiven”, sono dominati da atmosfere surreali, acide ed inquietanti.

Questa tensione nascosta pervade tutto il nuovo lavoro e contribuisce a far sì che esso appaia estraniante; sia i fan di lunga data, che i nuovi fan, ne sono spiazzati, si rendono conto di ascoltare qualcosa di alieno ed imprevisto, qualcosa che appare eccessivamente lento, qualcosa che appare eccessivamente esasperante, qualcosa che appare eccessivamente nostalgico, ma, intanto, nonostante il solco funesto nel quale si muovono, nonostante le ritmiche claustrofobiche, nonostante tutto, queste canzoni fanno presa sul pubblico.

Oggi sappiamo che questo è uno degli album più famosi della storia del rock, i suoi brani sono diventati degli inni capaci di attraversare diverse generazioni di ascoltatori e di musicisti, e nessuno, neppure chi storce il naso o chi ama fare il purista, può negare di non essersi emozionato ascoltando brani come “Enter Sandman”, “Sad But True” o le già  citate “The Unforgiven” e “Nothing Else Matters”.

Pubblicazione: 12 agosto 1991
Durata: 62:31
Dischi: 1
Tracce: 12
Genere: Heavy-Metal, Hard-Rock
Etichetta: Elektra, Vertigo
Produttore: Bob Rock, James Hetfield, Lars Ulrich
Registrazione: ottobre 1990″“giugno 1991

Tracklist:
1. Enter Sandman
2. Sad but True
3. Holier Than Thou
4. The Unforgiven
5. Wherever I May Roam
6. Don’t Tread on Me
7. Through the Never
8. Nothing Else Matters
9. Of Wolf and Man
10. The God That Failed
11. My Friend of Misery
12. The Struggle Within