ANY GIVEN FRIDAY
Ogni Maledetto Venerdì (Speciale Green Selection) #75

 
15 Luglio 2022
 

È di nuovo venerdì e seguendo la traiettoria del volo di un moscone – dal ronzio più emozionante di tante cose sentite ultimamente – ho percepito l’esigenza, da parte dell’Universo, di sapere (anche) la mia sulle ultime pubblicazioni musicali del Belpaese; è per questo che, signore e signori, ho deciso di comunicare urbi et orbi il mio bollettino del giorno sulle nuove uscite del pop italiano. Sì, quel tragico, ribollente pentolone traboccante degli sguardi impietosi di chi dice che la musica nostrana fa schifo, di chi “parti Afterhours, finisci XFactor”, di “Iosonouncane meno male che esisti”, di “Niccolò Contessa ma quando ritorni”, di Vans, libri citati mai letti e film repostati mai visti che ogni venerdì rinfoltisce la sua schiera di capipopolo di cuori infranti con una nuova kermesse di offerte per tutti i gusti e i disgusti. Ecco, di questo calderone faccio parte come il sedano del soffritto, quindi non prendete come un j’accuse quello che avete letto finora: è solo un mea culpa consapevole ed autoironico – ridiamoci su! che una risata ci seppellirà, per fortuna, prima o poi – a preparare lo sfortunato lettore alla breve somma di vaneggi e presuntosi giudizi che darò qui di seguito, quando vi parlerò delle mie tre uscite preferite del weekend, e della mia delusione di questo venerdì. Sperando di non infastidire nessuno, o forse sì.

NU GENEA, Praja Magia

Eccola l’aria di vacanza che ti mancava fin qui, anche se il caldo sta spompando le nostre lasse membra già da qualche mese: sì, perché anche l’estate -come ogni “inferno” che si rispetti – ha bisogno del giusto segnale per scatenarsi e beh, il segnale eccolo qui. Dopo la pubblicazione di “Bar Mediterraneo”, i Nu Genea se ne escono a sorpresa con una traccia che, per sonorità, ammicca più al mondo di “Nuova Napoli”: nei suoni, nelle scelte ritmiche, nella precisione poetica di un cantato che rimane onirico e quasi oracolare. A me piace, e forse potrebbe aiutare i fan della prima ora a traghettare ancora meglio verso il nuovo disco.

NIVEO, Occhi

Niveo è forse il nome meno conosciuto tra quelli che popolano questo mio ultimo bollettino estivo, e la ragione è dovuta semplicemente al fatto che il ragazzo è poco più che esordiente, e poco più che maggiorenne: non ci credereste, eh, ascoltando “Occhi”, che è solo il suo secondo singolo di sempre? E invece Niveo è esattamente questo: una meravigliosa eccezione che conferma la regola per la quale, quando ci si imbatte in una tale consapevolezza autorale, si ha il dovere di non perderlo d’occhio. Il brano ha il giusto piglio rock, ma l’apice del suo slancio lo raggiunge nella metafora azzeccata del ritornello, che è da hit parade.

ANGELA IRIS, Psiche

Angelina per me è una voce che sa di casa, perché prima di iniziare entrambi le nostre rispettive “carriere” musicali ricordo che ci ritrovammo insieme in uno stanzone (fin troppo grigio e pieno di musica “discutibile”, ti ricordi Angela?) sperso nella sconfinata periferia milanese, e da lì non ci siamo più persi di vista, né “d’orecchio”. Oggi, lei pubblica il suo primo disco e io stappo con lei, perché succede a volte che le prime impressioni di una persona si rivelino quelle giuste, e io alla rivoluzionaria tenerezza e gentilezza di Angela Iris ho creduto fin da primo sguardo. Ascoltatevi il suo disco, perché merita: e poi, andatela a sentire dal vivo, quando potrete.

MISSEY, Questi rottami

Si resta sospesi e si vola altissimi con Missey, che senza appesantire di troppe cose il proprio nuovo singolo affida alla leggerezza di una melodia ben pensata e ben cantata l’involarsi di un brano che mette a nudo le fragili e affascinanti ali di una cantautrice che merita attenzione, e che prima o poi vedremo prendere la via del cielo. Glielo auguro, almeno.

ROS, Euforia

C’è un po’ di corsivo nel cantato dei Ros, ma li perdoniamo perché il distorsore fa sempre bene al cuore e quindi ci facciamo andare giù anche questo strascicamento che io, personalmente, non riesco proprio a sopportare. Il testo però è interessante, e anche la scelta di non cantare praticamente una singola nota: la rabbia c’è.

LAURINO, Svegliarmi

Laurino è un campione, uno di quelli che è nato per correre ma a suo modo: che senso ha azzopparsi solo per essere all’altezza di un campionato di zoppi? Fatto sta che “Svegliarmi” è il gol di cui avevamo bisogno, oggi, per non credere che siano solo autogol, gli ascolti del venerdì: sei minuti addensati attorno ad una visione che rievoca l’incubo/sogno riuscito, attraverso una scrittura leggera e profonda, coadiuvata da una produzione azzeccata, capace di prendersi le sue libertà espressive per disegnare la forma di un’esperienza, più che di un singolo da playlist. E ce ne vorrebbero.

ESTEBAN, MATILDE, CBD

Pur essendo un fan delle esperienze “autentiche” e non dei surrogati legalizzati, il nuovo brano di Esteban in passo double con Matilde a me piace, e fa divertire il giusto: la produzione è intelligente senza essere troppo paracula, il testo è interessante, la combinata di voci comunque pare ben azzeccata. Ripeto, l’unico problema è la mia antipatia per i surrogati… nelle esperienze lisergiche come anche in quelle musicali.

MAMMALITURCHI, Melanina

Caleidoscopi che moltiplicano, come prismi di rifrazione, le sfumature di un’estate che pare esplodere attraverso il mood compassato di un brano che splende, e abbronza la testa: le sonorità richiamano ad un mondo dream-pop che s’intreccia con un lo-fi intelligente a la Demarco, recuperando la forma canzone di fine anni Sessanta. Non so perché mi viene da cantarmi in testa “noi due nel mondo… e nell’animaaaaaa”.

AVARELLO, SARO MESSINESE, Lucertole

Anche qui l’estate esplode sulla pelle dei due cantautori siciliani, uniti nel passo di coppia di un brano ben scritto, che sfugge alla liquidità spicciola dei singoli del venerdì per rifarsi piuttosto alle atmosfere giuste di un cantautorato fresco, e rigenerante. E sullo sfondo, le spiagge di Mondello e Capaci che si riempiono di lucertole caotiche, rumorose, colorate, umane, mentre un amore nasce, e un altro sta già morendo. O viceversa.

SGRO’, FANFARA STATION, Non siamo al centro del mondo

Mi piace da morire Sgrò, l’ho già detto più volte; se poi torna alla carica con un brano che, con piglio world, sembra quasi ricordare la libertà espressiva e la catarsi necessaria a risorgere dalle ceneri di quest’estate musicale (che fin qui, ad onor del vero, ha partorito ancora poche oscenità/tormentoni) che s’infiamma di colori, voci, suoni e profumi (sì, sentono anche quelli) provenienti da tutto il mondo. Non so perché, ma mi ha fatto pensare ai Napoli Centrale: non credo sia poco…

AIGI’, Orsa maggiore

Torna anche Aigì, che qualche tempo fa aveva rispolverato Spotify dopo uno stop piuttosto lungo: ecco, a giudicare dalla potenza delle sue ultime uscite, vien da dire che a volte fermarsi non può far che bene. “Orsa Maggiore” è la dimostrazione di forza poetica di un talento da seguire con attenzione, che non disdegna (anzi, tutt’altro) la contaminazione fra generi, linguaggi e poetiche, nell’obbiettivo di approdare ad un qualcosa di diverso dal solito minestrone: Aigì ha il tocco, e se “Orsa Maggiore” fosse un “minestrone”, di certo sarebbe il più buono che oggi potreste assaggiare. Anche con 40 gradi all’ombra.

MAFALDA, Inquieta

Andamento saltellante che rimanda al reggae per Mafalda, che scrive un brano utile a mitigare le inquietudini di una gioventù che vorrebbe dire tante cose, ma poi finisce sempre con il farsi mille domande su cosa sia vero, e su cosa non lo sia: il risultato è una canzone liberatoria, che testimonia una messa a nudo che accomuna un po’ tutti.

LETIZYA, Saint Tropez

Pezzo fresco, che cola giù dalla linea della spina dorsale per rinfrescare con entusiasmo l’afa di corpi bollenti che hanno una voglia disperata di sfiorarsi: a lei non importa nulla se la spiaggia sotto casa non è Saint Tropez, perché quello che conta è la compagnia e Letizya pare aver trovato la propria dimensione emotiva ideale in una scrittura che riesce a contaminare, con efficacia, pop ben scritto, urban e un certo piglio soul che trasuda dalla timbrica della ragazza.

ALFIERE, Non importa

Mi piace sin dalla copertina, con tutto quel giallo, il nuovo singolo di Alfiere; poi parte il cantato, e il piglio un po’ neo-soul del brano non è proprio il mio orizzonte di gloria perfetto, però va riconosciuto che il ritornello diventa una mezza fissazione alla seconda volta che lo ascolti. Poi c’è questo solo di synth che riporta il baricentro verso oltreoceano, e male non è: insomma, nel complesso a me “Non importa” non dispiace affatto.

BOYREBECCA, BORO BORO, Tanto

Oddio, che paura che mi fa questo pezzo! Cosa direbbe il buon Ivano, il capo della security più amato d’Italia, ascoltando il nuovo singolo di Boyrebecca? Non lo so, però devo dire che una volta che entri nel mood, anche se sei un boomer come me (e come il buon Ivano), alla fine il pezzo ti prende e s’insinua sinuosamente fino al basso ventre di chiunque abbia voglia di ballare via tutte le inquietudini della settimana. Poi, altro aspetto positivo: ho già imparato a memoria metà testo del pezzo dopo il primo ascolto.

LUCA MAZZIERI, Spara

Mi piace, il nuovo singolo di Luca, artista che non conoscevo fino a pochi minuti fa, ma in poco mi sono recuperato la seppur esigua discografia del cantautore; il piglio è da cantautore, ma senza la pesantezza della posa da folksinger che non fa bene a niente e a nessuno. Il ritornello è un’ammissione mica da poco.

JHONNY CANNUCCIA, Fuori tutto

Un po’ J-Ax dei tempi d’ora, Cannuccia, che mescola hip hop, funky e rock vecchia scuola con un brano simpatico, che si basa sul rotolare di un testo che pare ben scritto e che racconta, a suo modo, la poetica e l’estetica di Jhonny. Insomma, un brano che probabilmente ambisce ad essere manifesto personale utile a far capire chi è l’artista a chi ancora non lo conosce.

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