
Fine anni ’60 – inizio ’70: l’epoca d’oro della musica psichedelica, periodo in cui il genere nacque e si sviluppò in una miriade di sorprendenti forme diverse. La Cherry Red Records, in un bel cofanetto composto da tre CD intitolato “The Magic Forest – More Pastoral Psychedelia & Funky Folk 1968-1975“, si sofferma sulla sua variante folk con la bellezza di sessantuno brani selezionati dal produttore e musicista inglese Richard Norris, un esperto della materia, noto per le sue passate collaborazioni con Joe Strummer, Bryan Ferry, Marc Almond, Pet Shop Boys e Psychic TV.
Dopo aver lavorato al primo box set di questa bella serie dedicata alla psichedelia d’antan (“Deep In The Woods – Pastoral Psychedelia & Funky Folk 1968-1975”, uscito poco più di due anni fa), Norris torna sul luogo di delitto mettendo sul piatto una nutrita raccolta di canzoni che guardano al lato del folk psichedelico più vicino allo stile singer-songwriter. Si prediligono quindi sonorità acustiche e atmosfere bucoliche – raffinate, dolci e sognanti – spesso e volentieri stravolte dall’onda lisergica tipica della coloratissima era degli hippie.
Immergersi nell’ascolto di questa mastodontica compilation, piena zeppa di rarità e materiale introvabile, può avere piacevoli effetti allucinogeni. Nonostante l’età dei brani inclusi, tutti registrati più di mezzo secolo fa, si avverte ancora la straordinaria capacità evocativa di una musica senza tempo che unisce il folk alla psichedelia, il beat al rhythm and blues, il rock al funk, il jazz a sonorità antiche o esotiche. Sembra davvero di inoltrarsi in una foresta magica dove tutto fluttua sospeso in una nebbia di irrealtà.
Non sta a me consigliarvi di cercare rifugio nelle alterazioni psicosensoriali per fuggire all’orrore perenne di questi anni disumani e infami. Però posso raccomandarvi l’ascolto di dieci gemme tratte dal cofanetto della Cherry Red, al fine di farvi un’idea chiara e precisa delle meraviglie lisergiche realizzate da alcuni dei principali cantori del folk psichedelico. Quindi basta cincischiare: passiamo al succo del discorso e, come diceva il John Lennon di “Tomorrow Never Knows”, spegniamo la mente, rilassiamoci e abbandoniamoci alla corrente.
FAT MATTRESS
Magic Forest
La Top 10 non poteva che iniziare con la canzone che dà il titolo all’intero box set. I Fat Mattress furono un gruppo dalla vita brevissima fondato nel 1968 da Noel Redding, bassista della Jimi Hendrix Experience, quando ancora il leggendario chitarrista di Seattle era vivo e vegeto. Appena due album per la band inglese che, con il suo folk psichedelico “imbastardito” dal rock ma tutto sommato orecchiabile, conquistò un effimero successo anche negli USA.
MELLOW CANDLE
Sheep Season
Un solo album pubblicato nel lontano 1972 per i Mellow Candle, dimenticatissima band irlandese che proponeva un elegante folk rock massicciamente influenzato dal progressive e dalle sonorità tradizionali tipiche della loro verde terra d’origine. Tra le note tenui e gentili dell’ottima “Sheep Season”, nella quale spicca la voce della cantante Clodagh Simonds (nota per le sue collaborazioni con Mike Oldfield), si avvertono sentori di Renaissance, Fairport Convention e “Tubular Bells”.
AMBER
She Shell Rock Me
Fingerpicking e sitar in questa bellissima canzone orientaleggiante e ipnotica degli Amber, una band tutta acustica il cui unico lavoro, un EP intitolato “‘Pearls Of Amber”, venne registrato nel 1971 ma pubblicato solo nel 2000. Dietro questo misterioso gruppo si celava un musicista importante come Mac MacLeod, il maestro di Donovan, che gli dedicò pure uno dei suoi singoli di maggior successo (“Hurdy Gurdy Man” del 1968).
PRELUDE
God
Anche in questa delicatissima traccia acustica dei Prelude, gruppo inglese nato nel 1970 e tuttora in attività, troviamo il fingerpicking a svolgere un ruolo da protagonista. Le corde di chitarra, pizzicate con gentilezza, disegnano una melodia ipnotica che ricorda vagamente quella di “Dear Prudence” dei Beatles, mentre voci maschili e femminili danno vita a una raffinata danza di armonie in grado di accentuare, assieme a sporadici ma incisivi inserti “elettrici”, la natura malinconica di questa splendida ballata folk.
FAMILY
My Friend The Sun
In questo caso, nessuna rarità: “My Friend The Sun” è una traccia generalmente nota tra i più strenui appassionati del rock anni ’70. I Family la registrarono per il loro album “Bandstand” del 1972 e la selezionarono anche come singolo, senza però ottenere grandi riscontri dal punto di vista commerciale. Trattasi di una delicata ballad acustica, semplice ma impreziosita da un arrangiamento dal sapore “celtico”, che trova i suoi punti di forza nell’interpretazione in falsetto del cantante Roger Chapman e nelle armonie vocali alla Beach Boys che caratterizzano gli ultimi minuti della canzone.
JADE
Fly On Strangewings
La voce intensa di Marianne Segal e l’arrangiamento d’archi a cura di Phil Dennys, compositore che vanta collaborazioni anche con pezzi da novanta come Cat Stevens e Bee Gees, donano a questa bella piano ballad dal gusto tipicamente ’70s una qualità epica che, seppur lontana anni luce dalla psichedelia tradizionale, lascia un segno forte nell’ascoltatore sensibile al fascino sprigionato da una tastiera in ebano e avorio.
THE COTERIE
Dawn
Ci hanno lasciato un solo album le irlandesi Coterie, un quartetto psych folk pop attivo sul finire degli anni ’60 e composto dalle cantanti Margaret e Kathleen Maguire, Catherine Donnelly e Jaqueline McDarby. Fedele al suo titolo, la canzone “Dawn” riesce davvero a evocare la delicatezza delle primi luci dell’alba, con una melodia fragile e commovente che riporta alla mente le sonorità antiche delle ballate tradizionali inglesi.
JADE WARRIOR
Morning Hymn
Prima di trasformarsi in un gruppo ambient vicino alle sonorità new age, gli inglesi Jade Warrior diedero alle stampe diversi album progressive rock influenzati dalla musica etnica. “Morning Hymn”, tratta dall’album “Last Autumn’s Dream” del 1972, è una leggerissima ballata folk dalle atmosfere sognanti che spicca per le bellissime armonie del flauto registrato in multitraccia.
ROY HARPER
Sophisticated Beggar
Non ha bisogno di tante presentazioni il cantautore britannico Roy Harper che, oltre a godere del privilegio eterno di avere una canzone dei Led Zeppelin a lui dedicata (“Hats off To (Roy) Harper”, da “Led Zeppelin III” del 1970), è anche la voce su disco di “Have a Cigar”, unico singolo estratto dall’album “Wish You Were Here” dei Pink Floyd. “Sophisticated Beggar”, tratta dal suo esordio pubblicato nel 1966, è un’ipnotica canzone psichedelica per sole due chitarre acustiche che segue le vie mistiche del blues e della musica orientale.
BRIDGET ST. JOHN
Ask Me No Question
Sfortunata ma talentuosa, con un timbro vocale vicino a quello di Nico, la cantautrice londinese Bridget St. John lasciò un segno importante nel folk inglese della prima metà degli anni ’70, prima di sparire dalle scene dopo essersi trasferita negli Stati Uniti. “Ask Me No Question” è tratta dal suo album d’esordio prodotto nel 1969 da John Peel, arcinoto disc jockey della BBC, talmente innamorato della sua musica da fondare dal nulla un’etichetta (la Dandelion Records) solo per farla registrare e scoprire al pubblico della radio. Purtroppo Bridget St. John non riuscì mai a imporsi alle masse, ma ci ha lasciato tante ottime canzoni folk tra cui proprio questa delicatissima ballata acustica che, nell’arco di otto minuti, cresce di intensità fino a trasformarsi in un vero e proprio paesaggio sonoro dominato dal canto degli uccelli.












