ROOMMATE
Songs The Animals Taught Us
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Potresti essere seduto sul bagnasciuga di una spiaggia vuota in una giornata in cui non fa troppo caldo, a rovesciare e contorcere le tue malinconie e le tue paure. Proprio li dove l’acqua incontra la terra e il suo moto perpetuo culla la tua mente. Questa è la prima immagine che mi viene in mente ascoltando questi Roommate, progetto di Kent Lambert, uno di quegli esempi di cantautore che sa maneggiare l’elettronica rendendola calda, confortevole, intima e confidenziale. Quello che colpisce, in questo disco è che i loop e i beat, piuttosto delicati, si accompagnano, oltre alle solite tastiere e a qualche chitarra di tanto in tanto, a dei testi profondamente ispirati e allo stesso tempo rassegnati. Le immagini che vengono fuori sono piuttosto forti, profondamente influenzate dalla situazione odierna dell’America di Bush: “The war will start on Monday we will go to work we will read the headlines we will go get coffee” è la strofa iniziale di “Tuesday” e quindi dell’intero disco, che ci avverte subito che ci sarà poco spazio per la speranza e molto abbandono ad una sottile rassegnazione alle cose che ci accadono intorno. Il tema della guerra torna spesso, come nella cantilena breve e ossessiva di “War talk”, in cui muri sonori abbastanza inquietanti fanno da sottofondo ad un paio di strofe ripetute con tono da celebrazione funebre. L’intera scaletta non lascia mai spazio alla luce e ad un ipotetico trionfo di un bene su un male profondo, e nei testi emerge il talento di Lambert nel saper giocare con immagini in chiaroscuro, crepuscolari, mai banali e allo stesso tempo molto semplici e lineari. Per certi versi ricorda il lirismo di uno come Robert Smith, mentre l’impostazione sonora è vicino ai territori esplorati da Patrik Wolf e dall’elettronica distensiva di Nathan Fake. Non è certo un giro sulle giostre o una simpatica gita fuori porta della domenica mattina questo disco, ma è un’esperienza dura e intensa, in cui davvero pare di starsene seduti da qualche parte con l’acqua che ti bagna le caviglie a guardare la luce di un pallido sole di fronte a noi. Che sembra così vicina da poter essere afferrata, ma questa volta sei talmente rassegnato che le la lasci inabissarsi lentamente, finendo per restare avvolto da una nuda oscurità.
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13 Giugno 2006 @ 14:53
Clap Clap, Sachiel!
13 Giugno 2006 @ 15:12
Questi non li conoscevo, prontamente segnato sul taccuino degli album da appronfodire (leggasi “download preventivo” non appena questi bastardi di Alice si decidono a riattivarmi la linea). Gli mp3 presi dal sito ufficiali sono ottimi. Grande segnalazione Sachiel ….
13 Giugno 2006 @ 16:09
neanche io conoscevo sti tizi…letta la rece…ottima…letti gli artisti a cui assomigliano….no me gustano…ma se riesco a recuperare un paio di cuffie dopo mi ascolto anche i samples.
ciax
13 Giugno 2006 @ 16:29
Ciao ragazzi, lascio un commento su quest’ultimo post per avvisare eventualmente subliminalpop che nella coda di commenti relativa al post col bollo indiefordummies da stampare e presentare al banchetto tafuzzy allo scorso MiAmi c’è un messaggio per lui.
BAcini a tutti e a prestissimo.
AstarGoodman
13 Giugno 2006 @ 16:49
Devo dire che è stata una buona scopera questo gruppo, che nemmeno farebbe parte di cio’ che abitualmente ascolto, e invece mi ha sorpreso.Ci sono sempre delle eccezioni nei propri gusti musicali.
13 Giugno 2006 @ 19:50
Bella faccenda Sachiel!!! Ci sguazzo in queste robe crepuscolari..
Ora scusatemi torno a chiudermi appeso a testa in giù nell’armadio.
14 Giugno 2006 @ 10:03
ahahahahhahahhaahahh grande!!!
Saluti a tutta gotham city.