OKKERVIL RIVER
The Stage Names
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Leggi e ti senti al sicuro. Ti senti al sicuro perché sei dentro la tua stanza, in santa pace, con la luce sulla scrivania che se ne sta lì zitta e ti lascia pensare senza interrompere il flusso. Potrei anche annegare dentro di te fino a toccare il fondo e depositarmi per qualche minuto. Rimanere in silenzio ad ascoltare da dentro qualcosa che probabilmente è più interessante di tutte le cose che ho ascoltato per 25 anni. Scusa ma col cazzo che sei al sicuro baby. Adesso dovrei parlare degli okkervil river e mi viene in mente una montagna. Quando sei in cima a una montagna puoi star lì fin che vuoi ma prima o poi devi scendere. E’ così per tutti. L’apice della montagna di Sheff si chiama Black Sheep Boy: un casino annerito cupo e denso di emozioni, frustrazioni, sentimenti e pensieri densi densi che messo in musica risulta a qualsiasi ora del giorno uno lo ascolti sempre un capolavoro. La piccola discesa dalla vetta forse perte proprio con questo nuovo lavoro della band. Tutto bello, tutto prodotto egregiamente, per carità ma apparentemente leggermente slegato (ma anche la muraglia cinese in confronto a un concept di acciaio come black sheep apparirebbe leggermente slegata…) e purtroppo mi duole dirlo “già sentito”. Stupenda e romantica la “ninna nanna” che apre la produzione e tutto leggermente più virato verso il rock che verso il folk, in alcune tracce, il disco. Stiamo parlando di un pzzo di plastica che se ascoltato magari cinque o sei anni fa sarebbe stato uno dei migliori dischi della stagione. Ma non dopo un sogno come down the river of golden dreams. Non dopo Black Sheep Boy. Folk, una voce stupenda, incantevole, e straziata come poche, un gusto per la composizione musicale e l’intreccio di parole romantiche come solo alcune immagini conservate dentro il vostro cuore riescono ad essere. però il confronto con un io migliore di te non lascia scampo. Quasi mai. |
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30 luglio 2007 @ 10:01
ecco un commento sensa senso: il mio. Diciamo che se Will Sheff leggesse la lista della spesa, io gli darei comunque 4 stelle di base…Queste 3 stelle e mezzo mi lasciano un po’ così..ma come, gli Okkervil River?? leggo bene???? Proprio loro? Quella che considero la migliore band del pianeta, attualmente???? Il disco non l’ho ascoltato ancora,perciò non è una critica la mia, ce l’ho, religiosamente aspetto la data ufficiale di uscita x farlo partire, lo comprerò, e sarà, ne sono sicuro, la calda barriera contro un mese di alieanazione vacanziera. Magari hai ragione tu, Giov, però…. Ti farò sapere se sono d’accordo o meno
Cmq colgo l’occasione per augurare buone vacanze a tutti!!! Qualche altra capatina la farò, ma ci beccheremo a settembre…Statemi rock!!!
30 luglio 2007 @ 11:07
Io il disco l’ho scaricato legalmente, col codice che mi ha fornito l’etichetta dopo averlo ordinato. Diverso, piu’ normale dei precedenti, da ascoltare senza pregiudizi o attese. un disco di classico folk-rock. Splendido, perchè anche le cose apparentemente piu’ ordinarie, filtrate dalla voce di heff diventano straordinarie.
30 luglio 2007 @ 14:32
Ragazuoli vi saluto anche io comunque, domani parto per l’irlanda, torno il 15, ci si becca tra qualche settimana, e chissà, magari riesco a torvare un internet point durante il viaggio, ma ne dubito che mi ci applichero’.
ciaooooo
30 luglio 2007 @ 17:22
ciao ragazzi praticamente vi saluta anche il sottoscritto….tra qualche giorno vado via dall’italia anch’io. Statemi bene!!!!!
30 luglio 2007 @ 21:21
daccordo con joses (quasi), una delle migliori band del pianeta attualmente.
Dissento con Giov (strano), l’apice della montagna di Sheff è Down The River Of Golden Dream. (ti aspetto comunque nuovamente in riviera per una piadinata)
P/s
ebbene si, mi sono sposato, sono stato in viaggio in irlanda per 2 settimane e sono ancora vivo per raccontarlo !!!
Ciao ciao
31 luglio 2007 @ 13:37
Auguri Fran e saluti a Giov e Enrico!
1 agosto 2007 @ 17:26
Bene siccome siete tutti in vacanza (beati voi) e io leggo indie for bunnies in ritardo posso sfancularvi indisturbato che tanto non mi risponderete…
Mi dissocio salla pur sempre maledettamente valida recensione di Giov che anzi verrà bollata come blasefema.
Me dissocio di mezza stella comunque perchè io glie ne avrei messe 4 belle piene e cicciotte!
Il mio preferito rimane ‘Down the River of golden Dreams’, ma vi condanno a ricredervi sulla distanza su ‘The Stage Names’ perchè in parte secondo me vi siete fatti fregare dal fatto che qui l’immane Will sposta il registro dal blues al soul…e beccatevi tutti sti coretti che imperversano in mezzo disco in background.
Ciò non toglie che a me gli Okkervil mi esaltavano e mi esaltano anche nella prime produzioni. Perchè ancora oggi una banalissima ‘Kansas City’, quattro accordi sputtanati e l’eroico Sheff sempre mezza tacca fuori registro, se la gioca con i migliori springsteen e dylan.
E allora ho beccate il Micah P. Hinson di passaggio, oppure non c’è un cazzo da fare belli miei…
1 agosto 2007 @ 17:29
A già e auguri a Fran che raggiunge lo stato di Signor anzichè Signorino! E’ bello avere anche delle figure paterne e mature in questa redazione di cazzoni…vero? lol
3 agosto 2007 @ 11:15
Ok Just, grazie, però rimango il più cazzone fra i maturi, giusto ?!?!?!?! Giustoooooo?!?!?!?
Come non essere daccordo con te poi sugli Okkervil, i primi erano er mejo, davvero in linea con i migliori Bruce e Bob.
13 agosto 2007 @ 11:30
disco immenso, tra i 5 migliori dell’anno senza dubbio..will sheff è un quasi-Dio!!! io azzardo e sparo 4 stelle e mezzo!!!!
19 ottobre 2007 @ 00:04
Sono tutto sommato in linea con la recensione. Bellissimo album, davvero! sicuramente uno dei migliori degli ultimi tempi….ma Black ship boys è inarrivabile. Ciò non toglie che the stage names sia stupendo. Gli strumenti suonati, tutti, si fanno sentire alla grande! La produzione è notevole. La prima traccia è spettacolare…l’unica pecca, ma poi mica tanto, è che è troppo cantato….ma quattro stelle minimo minimo minimo…le merita! Le aspettative che si hanno da una band divina come questa sono sempre superiori a quelle che si attendono da altre band terrene…ci può stare la preferenza di black ship boys a the stage names! ma anche il contrario tutto sommato).In fondo è come dire che l’ultimo dei radiohead non sarà mai come Ok computer o the bends! ciò non toglie che certe bands….sanno fare musica come pochi…e ogni loro album andrebbe confrontato solo con la mediocrità, tanta, che c’è in giro! tutto sommato i confronti coi loro stessi lavori passati lasciano il tempo che trovano…perchè il passato è passato, è stato già fatto, là rimane e per fortuna nessuno ce lo toglie! ma dovremnmo ringraziare che qualcuno qualche capolavoro lo abbia fatto, anche se in passato! Non concordo quando dici che è the stage names è già un album sentito! e immagino intendessi sentito già da loro! vabbè ma in fondo è il loro stile, il loro modo di far musica! forse se avessero fatto prima questo e poi the black ship boys, staremmo cmnq qui a dire le stesse cose!del resto credo sia molto più innovativo the stages names rispetto ai precedenti album degli okkervil river,piuttosto che ad esempio l’ultimo degli I am kloot (bello cmnq) rispetto sempre ai loro lavori precedenti….ecco, là è davvero qualcosa di già sentito, di non nuovo….ma non per questo meno bello!
11 dicembre 2007 @ 11:15
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