THE VEILS
Sun Gangs
Genere: pop-rock
| Tweet |
|

“Sun Gangs” è il terzo capitolo musicale per i Veils di Finn Andrews. Che io sia un estimatore della scrittura e della poesia espressa da questo ragazzo è più o meno cosa nota ed ecco perché ho impiegato parecchio prima di buttare giù due righe sul nuovo lavoro della band. Dopo i primi ascolti il mio cervello era lì che pensava Capolavoro! Disco dell’anno! Poi con un po’ di razionalità mi sono ricordato di essere un fan prima di tutto, allora mi sono dato una calmata e ho messo decine di ascolti nel mezzo prima di arrivare a scrivere seriamente.
“Sun Gangs” non si discosta da quanto già proposto da Andrews e soci con “The Runaway Found” e “Nux Vomica”: il rock della band è sempre oscuro, intimista, di classe, con lampi di rabbia e genio che poche altre band possono permettersi. La voce di Finn è sempre una garanzia, soprattutto quando non soffocata dalla produzione in studio. I testi dei brani rivelano un’ennesima maturazione e non esagero nel dire che siamo veramente al cospetto di uno scrittore con la ’s’ maiuscola più che di una rockstar. Purtroppo ci sono cose che non entusiasmano, come la title track che in fin dei conti risulta essere una piacevole ballata ma con poca forma e non sfocia da nessuna parte. Oppure “Killed By The Boom”: una canzone che poteva essere tranquillamente lasciata come b-side e che non sembra appartenere al repertorio al quale ci hanno abituato i Veils negli ultimi anni. Anche “Larkspur”, che ai primi ascolti si rivela fenomenale, poi col passare del tempo viene ’skippata’ proprio per la sua lunghezza e poca varietà (ok il piccolo riff psichedelico, ma costruirci un pezzo così lungo è davvero un rischio). Il rovescio della medaglia è che canzoni come “The Letter” o “Sit Down By The Fire” le più acclamate e famose cosiddette ‘rockstar’ se le sognano la notte (i nomi non li faccio sennò qua succede il solito casino nei commenti…).
Romanticismo, carta vetrata rock e pop di qualità. A chiudere il disco è la semplicità di un testo forte e sentito e una voce che accompagna il cervello verso posti tranquilli. Bel disco sicuramente ma io mi aspetto di più da Andrews, che nel frattempo ha cominciato a caricare sulla sua personale pagina myspace (www.myspace.com/finnandrews) i primi pezzi per un eventuale progetto solista. Insomma da qualsiasi parte si guardi ai Veils il futuro sembra essere roseo e pieno di ottima musica.
2. Sun Gangs
3. The Letter
4. Killed By The Boom
5. It Hits Deep
6. Three Sisters
7. The House She Lived In
8. Scarecrow
9. Larkspur
10. Begin Again
THE VEILS su IndieForBunnies:
Articoli Correlati:






20 aprile 2009 @ 09:07
Giov se ne stà in Grecia a raccogliere conchiglie (e cozze? a quando la pepata?) sotto il sole, mentre qui…piove orribilmente e il nuovo dei The Veils ebbene sì è una mezza delusione. Orrore. Ho apprezzato il debutto, amato smodatamente il successivo Nux Vomica e lungo la strada mi sono gustato un paio di live dei suddetti che facevano ben sperare per l’album. Invece sto disco ce l’ho qui da un po e si, ha i suoi bei momenti, sono d’accordissimo sul fatto che Finn Andrews non sia la solita meteora di passaggio..ma nell’insieme “Sun Gangs” è un disco che onestamente funziona solo a metà, tant’è che forse mi sarei fermato anche alle 3 stellette.
Il consiglio comunque per chi non conosce la band e dovesse imbattersi in questo “Sun Gangs” è di ripescarsi sicuramente anche i più meritevoli lavori precedenti.
20 aprile 2009 @ 19:20
Io concordo con Just. Disco deboluccio e inferiore alle aspettative. Nux Vomica, per ora, rimane lontano mille scalini.
20 aprile 2009 @ 21:38
Il primo è un mezzo capolavoro!
4 maggio 2009 @ 18:40
purtroppo dev’essere la compagnia che andrews frequenta al momento ad averlo cambiato radicalmente.
nel primo disco che ho ammirato ed estimato come tanti altri, era qualcosa di fenomenale, bellissimo; diciamo pure che per me era pura poesia, nonostante vari plagi etc.
Già da nux vomica secondo me aveva perso tutto quel “velo” di mistero e bellezza che aveva nel primo; è peggiorata la voce, la tecnica strumentale che tanto nel pop di oggi oramai non conta un accidente e le composizioni che si sono banalizzate scopiazzando da tom waits e da nick cave ed infilandoci dei pezzi pop di scarsissima rilevanza.
io non gli avrei dato neanche una stella a questo nuovo lavoro.
per quanto mi riguarda un artista come finn andrews non avrebbe neanche dovuto pubblicarlo questo scempio.
un disco senza spina dorsale. non dico di più.
sono un fan deluso si, deluso di vedere che un artista così si stia rovinando e che si stiano deteriorando le sue capacità artistiche messe forse in crisi dall’ambiente e la situazione in cui forse si trova ora a londra..boh chi lo sa.
cmq sia spero che in futuro trovi la coscenza per rendersene conto, perchè a quanto pare mi sembra solo depresso ed inconsapevole.
8 maggio 2009 @ 15:02
ho paura di indovinare chi sia l’amareggiatissimo corto maltese…
beh, io credo che quest’album sia nettamente inferiore rispetto ai precedenti, ma non da dileggiare. diciamo che scorre.