“SCRIVO SEMPRE TROPPE CANZONI”: UNA CHIACCHIERATA ADORABILE E RICCA DI SPUNTI CON NEIL HANNON DEI THE DIVINE COMEDY

 
di
9 Settembre 2019
 

di Riccardo Cavrioli e Antonio Paolo Zucchelli

Affabile e ricco di spunti e ironia. Chiacchierare con Neil Hannon di The Divine Comedy è esperienza entusiasmante e gratificante. Lo spunto di partenza è ovviamente “Office Politics”, il suo nuovo album, che ci mostra anche un lato musicale inedito di un artista che da sempre è stato accostato al pop da camera più colto e raffinato.
(L’intervista è uscita in precedenza sul numero 467/468 di luglio/agosto 2019 di Rockerilla)

Il tuo album precedente, “Foreverland”, è uscito nel 2016. Ci puoi raccontare che cosa hai fatto durante questi ultimi tre anni?
Ho registrato un altro album (ride). Credo che due terzi di questo album siano stati composti nello stesso tempo in cui avevo scritto le canzoni che finirono su “Foreverland”. Ho scritto moltissimo nuovo materiale nel biennio 2012-2013. Man mano si sono divise in due campi differenti, le canzoni che parlavano delle relazioni sentimentali, come è spesso accaduto per The Divine Comedy e quelle stravaganti, sociali e politiche con i synth. Ho messo queste ultime da una parte, chiedendomi cosa ne avrei fatto. È stata la prima volta che ho usato i miei synth, insieme agli altri strumenti. Devo ammettere che mi sono divertito. “Office Politics” non è un album basato sui synth, ma sono presenti, lo considero un album con influenze new wave ed è stato qualcosa di nuovo per me.

Ti è piaciuto il processo di scrittura di questo nuovo LP quindi?
Mi è piaciuto il processo di scrittura di tutti gli album. È qualcosa di piacevole e doloroso allo stesso tempo (ride). Mi piacciono le sfide. Non importa se mi fa impazzire, mi sento molto fortunato.

Nel nuovo LP ci sono sedici canzoni, è un doppio album.
Sì, non posso mentire, ho voluto che fosse un doppio album, così potevo lavorare maggiormente sull’artwork. Volevo una di quelle copertine con uno stile molto ‘70s con questa scena dove ci sono molti personaggi che fanno qualcosa. La cosa migliore è la parte interna dell’artwork: è lo stesso scatto nell’ufficio e ognuno sta facendo qualcosa di diverso in un party in ufficio.

Da dove è uscito questa idea per l’artwork?
È stata una mia folle idea e le persone del mio staff hanno dato il loro meglio per realizzarla. Tra me, il mio manager, il fotografo e la band siamo riusciti a ottenere quello che stavamo cercando alla fine. Probabilmente vedi solo la metà dell’immagine, ma si allunga anche nella parte dietro della copertina. Mi sono divertito molto a realizzare il tutto.

Parlando del nuovo disco, ti posso chiedere se hai lasciato fuori qualche canzone, magari con dispiacere, ma che hai pensato che non potesse andare bene su questo LP?
Sì e infatti, come ti dicevo, ho la maggior parte del prossimo album già scritta (ride). Non ci riesco proprio. Scrivo sempre troppe canzoni. Quando ho finito di scrivere questo disco, mi sono detto che non avrei più scritto nulla. Quest’anno non scriverò nulla, mi sono detto. Ho bisogno di accumulare queste frustrazioni e tensioni e poi avrò di nuovo tantissime cose su cui scrivere il prossimo anno. Ci sono parecchie canzoni che sono rimaste fuori e poteva essere un disco di venticinque canzoni, ma credo che sarebbe stata una cosa ridicola. Volevo che queste canzoni si aiutassero l’una con l’altra in un certo senso, sia a livello musicale che tematico, così che sembrassero un tutt’uno.

Sul bonus cd della versione deluxe di “Office Politics” ci sono i tuoi demo al piano di “Swallows And Amazons”. Sono tracce inedite?
Sì, sono nuove. Sono sicuro che non le hai mai ascoltate prima. Fondamentalmente ho fatto parecchie altre cose, musical, opera. È difficile realizzare queste cose su disco, prima di tutto perché sono di proprietà di altre persone e poi perché non fanno guadagnare abbastanza soldi per registrarle e farle diventare un album. Comunque voglio che le persone abbiano la possibilità di ascoltare queste canzoni, anche se non sono state ai miei concerti. Questi cd extra in edizione limitata sono una buona idea. Il mio primo demo, quello di “Swallows And Amazons” era di buona qualità: è qualcosa di fortuito, perché di solito i miei demo non sono buoni. Mi faceva piacere che le persone lo potessero ascoltare. “Swallows And Amazons” è un musical per famiglie, una specie di storia per bambini. L’ho realizzato al Vic di Bristol circa nove o dieci anni fa.

Quando è stato annunciato il nuovo disco, hai detto ai tuoi fan che sul nuovo disco ci sarebbero state canzoni con i synth e sui synth, ma li hai anche riassicurati dicendogli che avrebbero potuto trovare anche i tuoi elementi tradizionali. Pensi che i tuoi ascoltatori abituali possano essere tradizionalisti e amare solo il tuo approccio classico chamber-pop o credi che siano di vedute aperte e amino vederti sperimentare e quindi apprezzeranno questo nuovo album?
Questo è il modo in cui l’ho guardato: quando ho iniziato nessuno sapeva quale suono avrebbe preso. Musicalmente ho fatto ciò che volevo e le persone si sono avvicinate alla mia musica perché gli è piaciuto ciò che facevo. Credo che gli sia piaciuto il fatto che abbia fatto ciò che volevo fare. Penso che sarebbe strano se iniziassi a scrivere musica solo per compiacere loro invece che me stesso. Credo che mi amino perché faccio quello che voglio (ride). In questo disco si può trovare un’altra parte di ciò che faccio e di ciò che mi piace. In un certo senso questo è l’album più nostalgico che io abbia mai fatto. Quando avevo otto o nove anni ho iniziato ad amare la musica pop e a guardare il famoso show della BBC “Top Of The Pops”. La prima band che ho visto sono stati gli Human League e mi hanno lasciato a bocca aperta e, anche se non compravo ancora dischi allora (ho iniziato solamente nel 1983), la prima cosa che ricordo sono la new wave e il synth-pop. Questo disco si riferisce molto a questi miei primi amori. Ma c’è anche musica orchestrale al suo interno, in caso qualcuno fosse preoccupato.

Credo che questo disco metta in mostra anche un tuo lato più sobrio. Di solito aggiungi elementi alle tue canzoni, mentre questa volta mi pare che tu abbia tolto, rendendo i tuoi brani più asciutti e scarni. Che cosa ne pensi?
Alcune volte scrivi la musica e questa ispira i testi, mentre altre volte scrivi i testi e questi ispirano la musica e altre volte escono ognuno per suo conto e alla fine vengono messi insieme (ride). Per rispondere alla tua domanda, cerco sempre di illustrare i miei testi attraverso la musica. Un brano come “Infernal Machines” è folle, è industrial-techno o glam-rock: parla di tutte queste macchine che dominano il mondo, così volevo qualcosa che facesse paura. “I’m A Stranger Here”, invece, è una canzone triste sul sentirsi alienato, potrebbe parlare di un migrante che sta cercando di trovare la sua strada in una nazione a lui sconosciuta o di me stesso, che non capisco la vita moderna. Forse di entrambe le cose. Si adatta a quell’idea di avere un suono orchestrale e quella specie di leggera atmosfera “a-la” Kurt Vile. Non poteva diventare un brano new wave. Ho cercato di scegliere il tipo di musica migliore che potesse adattarsi ai testi.

“Dark Days Are Here Again” è una canzone che mi ricorda David Bowie, è malinconica, ma anche inquietante con quel suo incedere inesorabile e quel finale rombante. Ci puoi raccontare come è nato questo brano?
Credo di aver scritto una parte dei testi di questa canzone il giorno dopo che Donald Trump era stato eletto presidente. Ricordo che eravamo in Francia e sono andato a dormire sul bus, credo che fossimo a Digione. Credevo che Hillary sarebbe diventata presidente degli Stati Uniti. Quando mi sono svegliato ho letto la notizia sul telefono e non credo di essere mai stato così depresso. Sono sceso dall’autobus e ho visto una scena che sembrava postapocalittica: tutte le foglie erano cadute dagli alberi. Se qualcuno dieci o quindici anni fa ci avesse detto che Donald Trump sarebbe diventato il presidente degli Stati Uniti, gli avrei detto che era completamente pazzo. E’ la persona peggiore al mondo per questo lavoro. Punto. Lui è il simbolo di ciò che sta accadendo a questo mondo e non è una buona cosa. Quando ero giovane, c’erano molte cose negative al mondo, ma sembrava che si stesse prendendo la giusta direzione. Ora sembra che accada il contrario. Non avevo mai provato ciò fino a ora, ma ho la sensazione che il progresso stia andando al contrario. Questo è ciò di cui parla la canzone. Ho ancora speranza e generalmente sono ottimista, ma tutto questo non mi piace.

“A Feather In You Cap” è una delle tue più belle canzoni di sempre. Ha una melodia fantastica, è dolce e leggera, ma anche suggestiva allo stesso tempo. Se dovessi usare una metafora, direi che è una passeggiata sulle nuvole. Ti posso chiedere come è nata questa canzone? Pensa che io ci sento Prince…
(Ride) Ho avuto un’idea precisa per questa canzone per un periodo abbastanza lungo. Abbiamo finito il disco a novembre dello scorso anno. Stavo ascoltando i mix finali e cercavo di metterli in ordine, ma non ci riuscivo. Credevo che ci mancasse qualcosa. Penso mancasse l’emozione umana. Volevo qualcosa che rappresentasse quello che c’è dopo il party di Natale. Credo che questa canzone rappresenti la persona che balla sola alla fine della serata, mentre tutti gli altri se ne stanno andando. E’ questo tipo di immagine e mi piaceva creare l’idea di una specie di ballata new wave dei primi anni ’80. Sì, Prince ha molto in comune con questa canzone, ma ci sento anche Wham!, ma anche molte altre cose. L’ho registrata da solo, in un giorno, qui nel mio studio: non avevamo più tempo e dovevo farla molto urgentemente. Ho preso questa decisione sabato, domenica sono sceso di sotto e l’ho registrata e lunedì l’ho inviata al mio manager dicendo: “Scusa, ma c’è un brano in più sull’album” (ride). Non era troppo contenta.

“Queuejumper” ha un ritmo così incalzante che mi ricorda le cose più movimentate di Paul Simon. Hai lavorato molto sul ritmo in questo brano! In realtà anche nel resto del disco i ritmi sono importanti e rappresentano un lato fondamentale in molti pezzi. Che ne pensi?
È sempre stata una cosa difficile per me. Ci sono due cose in cui non sono molto bravo: una è il ritmo e l’altra è l’intonazione (ride). Voglio mettere ritmo alla mia musica, ma sono troppo bianco. Sono un musicista europeo bianco e non ho il ritmo nel sangue. Ho cercato per tutta la mia vita di avere più groove nella mia musica. Sono sempre critico verso me stesso. Man mano che invecchio penso che non dovrei più pubblicare un disco di cui non sono completamente soddisfatto. All’inizio la cosa più importante era far uscire un nuovo album il prima possibile, perché ero impegnato a diventare una popstar e non volevo che la gente si scordasse di me. Ora la gente non si scorda più di me, la gente vede un nuovo disco di The Divine Comedy ed è felice, quindi cerco di perfezionare le canzoni fino a che non sono completamente contento del risultato. Non realizzerò più dischi che non mi soddisfino, quindi si, credo che la presenza di ritmo sia un miglioramento rispetto agli album precedenti.

Alla fine del tuo nuovo disco c’è questa canzone, When The Working Day Is Done, un brano molto orchestrato, in un certo senso molto simile alla tua produzione precedente.
È molto italiano. Ha molto a che fare con Ennio Morricone, che è uno dei miei eroi.

Pare che tu voglia rassicurare i tuoi fan che gli archi e i fiati sono ancora molto importanti per Neil Hannon.
Assolutamente sì. È strano aver concluso questo disco con una canzone orchestrale. Qualcuno potrebbe pensare che si tratti di una giustapposizione di stili. Guardo a questa canzone e ai suoi testi e non voglio far sembrare queste cose diverse da tutto il resto del disco. Volevo un finale di album imponente come se fosse una potente dichiarazione..

Quando penso a un tuo brano, spesso la mia mente va a “Frog Princess”. Vero e proprio zucchero filato pop a mio avviso. Che ricordi hai di questo brano? Hai una canzone, dalla tua grande discografia, che ricordi con particolare affetto per svariati mortivi?
“Frog Princess” è una canzone molto radicata negli anni ’90. Sono partito da un’idea e poi l’ho sviluppata proprio come avrei voluto. Era sembrata una cosa molto difficile da raggiungere. Ho guardato il testo e ora sarebbe problematico con il miglioramento delle politiche uomo / donna. “Frog Princess” soffre per il fatto di essere stata scritta da un venticinquenne che era molto molto eccitato. Mi sento molto a disagio a cantarla ora. Durante l’ultimo tour l’ho resa tollerabile, vestendo un costume di Napoleone, così la gente guardava quello e non pensava alle parole (ride). Credo, però, che non la canterò più per un po’di tempo. Per quanto riguarda le mie canzoni preferite nella mia discografia, ti dico che sono quelle che sono state registrate meglio. Spesso si scrivono buone canzoni, ma poi le rovini una volta che le registri, perché magari qualcosa non funziona o non hai lo stato d’animo giusto o gli arrangiamenti non sono buoni. Credo che la mia migliore canzone sia “Our Mutual Friend” dal mio album “Absent Friends” (2004), perché non vi ho inserito la batteria (ride) e ho fatto un ottimo lavoro con i suoni orchestrali. Mi ricordo di quando ero seduto in studio e ascoltavo l’orchestra suonare e mi dicevo: “questa è la cosa migliore che io abbia mai ascoltat.”. Sul disco suona veramente molto bene. Si, è una delle mie preferite. Ne avrei anche delle altre, ma non starò a raccontarle perché non abbiamo abbastanza tempo (ride).

Tu sei un musicista, ma sei anche una persona con un sagace occhio critico, sensibile e ironico, sulla società che ci circonda, capace di esaltare l’amore, ma anche di cogliere i punti critici delle situazioni. A questo punto ti chiedo due cose. Mi piacerebbe sapere come vedi l’Italia, un paese che in questo momento è sempre più diviso al suo interno e nel quale parole come fascismo stanno, purtroppo, tornando alla ribalta e come vedi, invece, la situazione in Inghilterra (da irlandese quale sei), che, a noi in Italia, pare confusa e in balia degli eventi.
È difficile per un irlandese parlare della politica italiana. È  triste. Almeno nelle elezioni europee i partiti di sinistra hanno preso il secondo posto, che è sempre meglio del terzo (ride). È una situazione difficile perché l’Italia è in una posizione geografica molto particolare in termini di crisi migratorie. Alla fine tutte queste persone che arrivano dall’Africa sono persone esattamente come noi e stanno solo cercando una vita migliore e credo che l’Irlanda dovrebbe accogliere molti più immigranti. Nel Regno Unito è davvero un disastro ed è tutta colpa loro. Non voglio che entri in vigore la Brexit. Te lo dico dal mio punto di vista personale, perché mi renderebbe la vita molto difficile. Vivo in Irlanda, ma il mio lavoro è a Londra. Sarebbe davvero terribile. Il Regno Unito diverrebbe isolato e non voglio che perda il suo carattere internazionale. Inoltre, lasciamelo dire, penso che un’altra problematica tra le più importanti oggi sia il cambiamento climatico, siamo davvero in uno stato di emergenza. C’è un disastro ambientale all’orizzonte. Più perdiamo tempo a lottare sulle regole e su quali regole dobbiamo seguire, meno pensiamo a cosa dobbiamo fare semplicemente per sopravvivere. Vorrei che tutti ci pensassero.

Se penso che Trump dice i problemi di cambiamento climatico non esistono, sono completamente esterrefatto…
Tutti quelli che dicono che questi problemi non esistono, abitano in un altro mondo.
Ci sono tanti insetti che si stanno estinguendo. Si dice che quando le api moriranno, tre anni dopo non ci saremo più nemmeno noi.

Un’ultima domanda: quando pensi che tornerai a suonare qui in Italia?
Penso, spero, molto presto, stiamo cercando di organizzare. È difficile perché abbiamo dei fan fantastici in Italia, ma non sono tantissimi. Dobbiamo cercare di suonare nei posti giusti e mandare sold-out il posto, in modo da non perdere soldi. Ma non vedo l’ora di tornare!

 

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