MARLENE KUNTZ: LA TOP 10 BRANI

 
8 Ottobre 2019
 

I Marlene Kuntz hanno iniziato una serie di 10 concerti atti a celebrare quella che è indubbiamente una delle più avvincenti epopee rock della storia della musica italiana. Un’avventura la loro ancora lunga ad esaurirsi e che si è invece saputo modificare ed evolvere nel corso di una trentennale carriera. Non solo: questo breve tour, chiamato simbolicamente “30:20:10 MK2”, vuole anche scandire il tempo trascorso dalla pubblicazione di uno dei loro dischi più rappresentativi: “Ho ucciso paranoia”, datato 1999.

Insomma, carne al fuoco ce n’è per la band di Cristiano Godano che, in questi tre decenni, di autentiche perle ne ha regalate a iosa, indicando una possibile nuova via del rock tricolore, forte di un linguaggio assolutamente personale.
Musica e testi hanno sempre viaggiato a braccetto nel gruppo di Cuneo; nell’ultimo libro di Godano, che prende il titolo dalla loro canzone più celebre, vengono svelati molti retroscena e aneddoti sugli inizi della loro storia e sulla genesi delle canzoni dei primi 3 epocali album. Viene messo in luce, ce ne fosse ancora bisogno, il grande lirismo di una delle più interessanti penne della nostra musica.

Se le parole però sono sempre state valorizzate, lo stesso si può dire del suono, passato dalle forme più violente e nichiliste del rock a quelle più aggraziate e raffinate (vicine alla canzone d’autore) della seconda parte della loro carriera, il tutto senza mai smarrire lucidità e autenticità, al di là di qualche fisiologica curva affrontata lungo il percorso.

Ecco quindi per voi lettori la top 10 brani dei Marlene Kuntz: una graduatoria per forza di cose arbitraria, oltretutto perchè stilata al fine di mettere in luce le varie anime di un gruppo che ha saputo – e voluto – nel corso degli anni mettersi in gioco più volte, evitando di ripetersi e di cadere in inutili clichè.

Buona lettura!

10 – FECONDITA’

2016, da “La lunga attesa”

Singolo tratto dall’ultimo album in studio, rappresenta un ritorno ad atmosfere vicine ai primi album dei Marlene Kuntz, quelli da sempre rimpianti da una parte di fans che, a fatica, hanno tollerato e accettato il passaggio a suoni più morbidi.

9 – BELLEZZA

2005, da “Bianco sporco”

Gli stessi intransigenti fans della prima ora fanno coincidere con questo disco l’avvicinamento della band al mondo mainstream. Fu anche il primo senza Dan Solo, l’unico bassista a dare un po’ di continuità come titolare dello strumento, subentrando tuttavia da “Il Vile”. In effetti l’album risulta essere meno abrasivo e urticante dei precedenti, nonostante la presenza di brani dal grande impatto come “Poeti”. Scegliamo tuttavia a rappresentare questo lavoro una ballata tra le più riuscite dei Nostri, forte di un testo “stranamente” diretto (per i canoni di Godano), ma non per questo poco affascinante ed evocativo.

8 – PAOLO ANIMA SALVA

2010, da “Ricoveri virtuali e sexy solitudini”

Non solo per il riferimento alle “Anime salve” del grande Fabrizio De Andrè, ma anche perché la canzone mostrava i Marlene Kuntz nuovamente ispirati dopo un periodo di lieve flessione. Tutto il disco sembra voler raggiungere un equilibrio tra le due anime, quella più viscerale e istintiva, e quella più riflessiva e avveduta, riuscendovi però solo a tratti.

7 – MUSA

2007, da “Uno”

Prodotto insieme a Gianni Maroccolo, sorta di nume tutelare della band, e giunto in soccorso sin dall’album precedente in qualità di bassista, rappresenta il vero spartiacque della loro carriera, coi suoi suoni puliti, le melodie spesso cristalline e rassicuranti e le tonalità lievi. L’album sulle prime non entusiasmò certo i fans, lasciandoli vieppiù sbigottiti, e in parte pure la critica faticò a lodarne i risvolti, pur apprezzandone in genere i propositi. Ma a distanza di 12 anni si può dare un giusto riconoscimento alla bontà dell’opera, incentrata coraggiosamente sul tema amoroso. A conti fatti, reinventandosi, i Marlene Kuntz hanno dimostrato di essere oltremodo sé stessi.

6 – A FIOR DI PELLE

2003, da “Senza peso”

Un disco a mio avviso poco reclamizzato ma a cui sono molto legato, e che ha chiuso in pratica la prima parte del loro percorso, mostrando ancora lampi di genialità. Il suono inizia a farsi elaborato, grazie anche agli interventi in alcuni brani di Warren Ellis, ma non mancano momenti di ragionato furore come in questo singolo dove le chitarre di Cristiano Godano e Riccardo Tesio si rincorrono e si intrecciano che è una meraviglia.

5 – L’ODIO MIGLIORE

1999, da “Ho ucciso paranoia”

Lo so, è tutto piuttosto soggettivo, ma ritengo questo uno dei migliori testi partoriti dalla mente di Cristiano, sorretto da una obliqua e sferragliante musica. Il pezzo è memorabile sin dall’incipit “Ho preso Paranoia, la mia concubina cocciuta/E l’ho accoppata, giuro, come di schianto/Ora si prepari il compianto, la vergogna del Golgota/È una volta ancora emblema nel vento/Lo meritava davvero, è tutto ciò che so/Mi torturava, non mento, e non puoi dirmi di no/Mi si notifichi pure oscena gratuità/Ma lei mi torturava, questa è la verità”. Indimenticabile anche il relativo video, che ebbe buona diffusione sui canali musicali.

4 – APE REGINA

1996, da “Il vile”

Brano tra i più amati, cantati e osannati, con i suoi versi cadenzati, la batteria marziale di Luca Bergia, il basso pulsante di Dan Solo e le allucinanti deviazioni chitarristiche di Riccardo Tesio. Se leggerete il libro “Nuotando nell’aria. Dietro 35 canzoni dei Marlene Kuntz”, edito da “La nave di Teseo” ne saprete di più su questo testo che ha dato adito negli anni alle più svariate e bizzarre interpretazioni. Custodisco ancora la storica VHS “Petali di candore” (uscita molti anni dopo anche in DVD), da cui è tratto questo filmato.

3 – COME STAVAMO IERI

1996, da “Il vile”

Doveva fungere, credo, da episodio morbido, ipnotico, lento, di una raccolta, “Il vile”, se vogliamo ancora più dura e senza compromessi rispetto alla pur intensa e ragguardevole prova d’esordio. Invece “Come stavamo ieri” accentua atmosfere d’ispirazione dark, oscure, che alla luce concedono ben pochi spiragli. Ma dentro si avverte pure della psichedelia, che sfocia però nel proverbiale noise dei primi tempi.

2 – SONICA

1994, da “Catartica”

“Catartica” è un album perfetto, nei suoni, nei rimandi, nel mood, persino nelle intenzioni, non poi così inconsapevoli come in questi giovani rockers di provincia potevano sembrare. E alla traccia numero 3 di un debut album che innesca subito fuochi d’artificio, ecco partire quella autentica bomba sonora che risponde al nome di “Sonica”. E’ inevitabile fare i conti con questa canzone per definire il “mondo” di riferimento dei Marlene Kuntz, nei suoi versi declamati con convinzione e in un tessuto sonoro e concettuale che lasciava presagire chissà quali scenari futuri ma che nel frattempo era già adattissima a definire meglio i contorni di un rock italiano finalmente degno di tal nome.

1 – NUOTANDO NELL’ARIA

1994, da “Catartica”

Nonostante personalmente consideri “Infinità” (tratta da “Ho ucciso paranoia”) la mia love song preferita del gruppo, non potevo esimermi dal collocare nella posizione più alta del podio questa splendida canzone inserita anch’essa in un album uscito ormai 25 anni fa e già giustamente a lungo tributato come il citato “Catartica”. Nulla da eccepire in fondo: “Nuotando nell’aria” è esemplificativa di tutte le grandi potenzialità che la band piemontese poteva vantare. Vi è qui infatti racchiuso tutto: poetica, tòpoi letterari mai declinati in modo banale, l’elettricità, la passione, l’ebbrezza, il volo, la tensione, l’abbandono, l’invocazione, l’ardore, il desiderio. Una delle canzoni più belle degli anni ’90 giunta intatta nella sua piena bellezza.

BONUS TRACK#1 – LIEVE

1994, da “Catartica”

Quello dei C.S.I., impegnati in una splendida versione di “Lieve” in occasione del loro straordinario disco unplugged “In quiete”, fu veramente un grande riconoscimento per i giovani Marlene Kuntz, allora ancora degli emergenti in rampa di lancio che cercavano di divincolarsi nel frastagliato – e generalmente ostile per una rock band – mondo discografico. Di più, fu per loro una vera e propria investitura che seppe dare ulteriore risalto al disco d’esordio pubblicato solo pochi mesi prima. Giovanni Lindo Ferretti e soci tra l’altro scelsero una canzone atipica nel repertorio dei cuneesi, che in effetti ben si poteva adattare alle loro magnifiche corde. Il filmato qui sotto è tratto dal bellissimo DVD “Complimenti per la festa”.

BONUS TRACK#2 – LA CANZONE CHE SCRIVO PER TE

1994, da “Catartica”

Potere delle case discografiche, si disse all’epoca, ma anche l’inizio di un rapporto di stima sincero, quello fra la band italiana e Skin, iconica rocker inglese esplosa fragorosamente nei favolosi nineties alla guida degli Skunk Anansie. Il connubio partorì una languida ballata, che saprà dare ulteriore valore alla parabola dei Nostri. Le due voci si sposano a meraviglia in un episodio invero commerciale ma dai fortunati esiti artistici.

BONUS TRACK#3 – FESTA MESTA

1994, da “Catartica”

Caustica, essenziale, paradigmatica, iconoclasta, urticante: tanti aggettivi si potrebbero affibbiare a ragione ad una di quelle canzoni davvero salienti e peculiari della carriera dei Marlene Kuntz, ancora oggi in grado di fungere da appiglio e di dare voce a molti giovani che magari si sentono semplicemente fuori posto, fuori contesto, fuori luogo, insomma degli outsider. E poco conta in fondo che il tutto appartenga alla sfera personale e intima di un Godano deluso, disilluso o amareggiato: alla fine quando partono le prime note del pezzo e quel mitico input che recita: “Complimenti per la festa/Una festa del cazzo”, siamo tutti lì con lui, a pogare e a sfogare la nostra insoddisfazione in modo, perché no?, liberatorio e strafottente.


Foto della band di Alex Astegiano

 

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