“UN NUOVO (E PIù INTIMO) INIZIO”: LA NOSTRA INTERVISTA A IL MANAGEMENT

 
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25 Novembre 2019
 

Il Management (non più del Dolore Post – Operatorio) ha cambiato pelle e sonorità. La band l’ha fatto tornando con “Sumo”, un lavoro dalle sonorità più curate, meno sporche e più concentrate sulla ricerca dell’intimità. Abbiamo intervistato la band in occasione della presentazione del nuovo disco a Roma.

Leggendo la tracklist mi è venuta subito una domanda sulla canzone collettiva com’è nata questa idea? Che significa canzone collettiva?

Abbiamo fatto questo gioco perché avevamo preso un ufficio social che ci diceva sempre di farci venire idee per contenuti e cose varie, per noi era stupido postare le cose che mangiamo ecc…l’idea quindi era quella di scrivere un testo insieme, quindi scegliere una tematica ecc…

Il pubblico dei social vuole interagire ed è una cosa bella, allora abbiamo fatto una votazione, sulla tematica del brano, il sesso ha vinto perché ovviamente i fan ci conoscono, ma ovviamente ci hanno mandato anche moltissima roba intelligente e particolare. Inizialmente c’era anche un attimo di paura di coinvolgere hater e rotture di coglioni varie, ma il sesso mette tutti d’accordo, godere piace a tutti.

È stato carino perché le persone ci hanno iniziato a scrivere cose molto intime.
È stata una posta del cuore sessuale. Le persone ci hanno iniziato a scrivere cose profonde, ci hanno rivelato pensieri e cose, in fondo era uno spaccato della società giovanile.

Con i social si viene sicuramente a creare una relazione tra la psicologia dei fan, dell’artista e le piattaforme stesse. Voi cosa ne pensate?

Di base non ne capiamo nulla. Non ti so rispondere bene. Non ci sono vie di mezzo perché alcune volte se non si interagisce qualcuno può anche offendersi. Noi non siamo diciamo avvezzi ad essere social ed andare magari al bar a fare la foto per postare cosa stiamo mangiando.

C’è una perversione per un artista nel pubblicare continuamente?

Credo che la situazione sia ridicola, perché se pubblico un capezzolo lo bannano, quindi parlare di esagerazione mi fa ridere. C’è la questione dell’odio che sicuramente quando si trasforma in razzismo, violenza, discriminazione ci fa incazzare, ma io vorrei essere libero di pubblicare contenuti più liberi. Artisticamente non ci si può esporre più di tanto, la sessualità è molto bannata, mentre per assurdo l’odio non è regolamentato. Non ha senso.

Che valore ha questo per un artista? Un artista rischia di autocensurarsi (anche fuori dai social)?

Più che censura io lo definirei un compromesso, per stare alle regole del gioco un minimo di compromesso lo devi trovare. I social sono uno strumento importante per comunicare le date del tour, uscite dei dischi e altro.
Purtroppo, poi per far funzionare il “Dio Algoritmo” bisogna starci sempre, la gente deve stare collegata. Come dicevamo prima però siamo in parte censurati, perché alla fine se vuoi presentare un singolo, una canzone in maniera estrema, è impossibile perché non si può pubblicare un qualcosa che poi sarà censurato dall’algoritmo.

Nel disco si sente sicuramente un recupero di una dimensione più intima: vi ha aiutato stare a casa e vivere di più i vostri luoghi?

Per mancanza di soldi ci siamo stati per forza (ridono) ma veramente abbiamo apprezzato la cosa, io oggi per arrivare a Roma nel traffico sono impazzito, volevo scendere dall’auto e mettermi a gridare. Io (Luca) non riesco più a vivere in una situazione simile. Prima praticamente venivo sempre da Marco a Roma, ma stare a casa è fondamentale per raccontare qualcosa di più intimo. Le cose e le emozioni che abbiamo messo nel disco sono successe proprio a casa quindi è significativo.

Il disco è legato è sicuramente a delle emozioni e a delle intimità, come siete partiti per raccontare queste cose?

Scrivendo tantissime canzoni abbiamo trovato un filo conduttore tra queste e scegliendone una decina abbiamo seguito questa linea. Io e Marco abbiamo un modo particolare di scrivere, io senza musica non riesco a pensare al testo e questo mi fa “Impazzire”, poi però appena mi arriva la melodia riesco a pensare al testo e lavorarci sopra.

Questa volta è stata la prima volta che abbiamo avuto tempo, quindi ci abbiamo pensato di più, dopo anni alcuni pezzi che risentiamo non ci piacciono più, ma alla fine anche gli errori sono belli da riascoltare.
Per questo disco di 40/50 canzoni che avevamo, molte erano super tristi.

Ora però mi metti curiosità, quali canzoni del vostro passato non vi piacciono più?

Eh, no questo non posso dirtelo (ride) però guarda se ci pensi anche Bob Dylan che ha scritto tantissimi pezzi bellissimi, se uno si sforza non riesce a ricordarsene più di 20, e lui era un genio.
Le canzoni fanno parte di un percorso che racconta una parte di noi, quel giorno magari avevamo voglia di scrivere una cosa. Una canzone brutta non è per forza brutta, è bello ricordare che magari un pomeriggio avevi voglia di scrivere una cosa e l’hai lasciata poi nel disco.
(Marco) Noi prima eravamo molto portati a suonare e direttamente scrivere, non avevamo il tempo di ragionarci così tanto. Abbiamo fatto 5 dischi in 6 anni.

Perché avete messo una bandiera del Giappone sul disco?

È stata una cosa bella perché la bandiera del Giappone è anche chiamata “disco del sole”, che viene appunto dall’idea del Paese del sol levante. Noi nel sole però ci abbiamo messo una luna, perché doveva richiamare a quel momento della notte e del buio. Noi lo pensiamo come ad un disco della luna, non del sole, poi nel nostro studio aveva registrato Murolo “Luna Rossa” e quindi tutti questi elementi si sono mischiati.

Nelle vostre canzoni come mettete i luoghi che amate e che vi rappresentano?

Tutti quelli che mettiamo sono “luoghi dell’anima”.



Su Facebook Luca, tempo fa, ha scritto “Non siamo qui per educare la gente”. Che ne pensi appunto del ruolo dell’artista come educatore?

La frase principale mi è venuta da una pornostar che aveva ricordato che lui non era lì per educare la gente, non è detto che noi dobbiamo educare il pubblico. È giusto parlare di bellezza, giustizia, emozioni ecc… ma noi crediamo che la gente un cervello ce l’ha e l’importante è non inneggiare a seguire valori sbagliati, non istigare a violenza, discriminazione e altre cose orribili.
Noi siamo molto aperti sui temi ad esempio sessuali ma è una nostra scelta quella di non andare troppo sul politico.

Prima di chiudere volevo chiedervi: come pensate di portare questo disco sul palco?

(Marco) Ci sarà sicuramente un tour verso febbraio, Il live sarà molto diverso perché sicuramente c’è stato un cambio di sonorità, ma allo stesso tempo cercheremo di dare un’omogeneità anche ai pezzi vecchi, sarà tutto molto nuovo e diverso, suoneremo anche con delle sequenze, con musicisti nuovi. Proprio in queste settimane ci stiamo concentrando per preparare il live.

Credit Foto: Simone Cecchetti

 

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