THE CHARLATANS: LA TOP 10 BRANI

 
di
4 Gennaio 2020
 

di Stefano Bartolotta

È arrivato il 2020, ed ecco che i Charlatans, tramite i social, ci ricordano subito, il primo gennaio, che questo è l’anno in cui ricorre il trentennale del disco di debutto “Some Friendly”. Eh no, ragazzi, non si fa, se intendete davvero mettere in scena una celebrazione, dovete dirci tutto e subito, che qui i polpastrelli stanno già accarezzando le tastiere di PC e cellulari per acquistare biglietti e voli con la velocità dei migliori pistoleri del West. E per non farsi eccessivamente consumare dall’attesa, cosa c’è di meglio di una bella Top 10? Eccovela qui calda calda, fatta col cuore e senza pensarci troppo, con l’unica regola che seguo in questi casi e che ripeto sempre, ovvero che non ci devono essere strettamente le 10 canzoni migliori della band, ma che ogni periodo artisticamente valido deve essere rappresentato. Qui, c’era moltissimo da rappresentare, perché i Charlies non solo sono tra le band più longeve, ma hanno sparso qualità a copiose manciate lungo tutti questi 30 anni, e anche prima in realtà.

10 – BLAKENED BLUE EYES

2006, da “Simpatico”
Il disco meno riuscito dei Charlies contiene comunque una delle loro perle più luminose, che merita assolutamente di finire in Top 10. La ripetizione del breve e ficcante giro di piano garantisce subito alti livelli di adrenalina, la costruzione sonora attorno a questo elemento base è ricca di varietà e attenzione ai dettagli e soprattutto alle dinamiche, la melodia vocale è suadente e l’interpretazione vocale di Tim è paragonabile a quel morbido velluto da cui ci si vorrebbe sempre sentire avvolti. Un autentico pezzone.

9 – SPROSTON GREEN

1990, da “Some Friendly”
La gloriosa conclusione del debutto che quest’anno ne fa 30, nonché di praticamente tutti i live della band,è un’irresistibile cavalcata che mette in scena tutto ciò che, fin da subito, ha fatto sì che lo stile della band fosse riconoscibile e meritevole di interesse. Giri di tastiera e di chitarra che non si limitano a fare da accompagnamento, ma hanno un ruolo determinante nel dare vivacità e impatto alla canzone; una sezione ritmica parimenti vitale che conferisce ulteriori sfumature e profondità al risultato complessivo; un cantato pieno di carisma e classe. L’importanza di questo episodio sta nella voglia, da parte del gruppo, di evadere, per una volta, dall’idea che la canzone pop debba avere una durata limitata, e infatti, gli oltre 5 minuti, che dal vivo diventavano molto di più, sono caratterizzati dal fatto che gli elementi di cui sopra vengono inseriti in un contesto più ampio, per dar loro lo spazio necessario a manifestare il proprio potere evocativo e suggestivo.

8 – CAN’T GET OUT OF BED

1994, da “Up To Our Hips”
Rispetto alla canzone di cui sopra, qui siamo all’idea opposta, ovvero iniziare in modo repentino, non perdere un colpo e chiuderla nei canonici tre minuti. Il pop ha tante facce e i Charlatans ne hanno esplorate molte, con risultati spesso proficui come in questo caso. Qui, i punti di forza sono un suono quasi sempre pieno ma che non dà mai l’impressione di essere saturo o ipertrofico, la tonalità acuta del timbro vocale che si associa perfettamente sia col suddetto suono che con la melodia e un groove particolarmente efficace e trascinante. Altro che non aver voglia di uscire dal letto, ascoltare questa canzone fa certamente venir voglia di abbandonarsi a essa e ballarla senza agitarsi particolarmente ma andando avanti finché non sono finite le energie.

7 – DIFFERENT DAYS

2017, da “Different Days

6 – COME HOME BABY

2015, da “Modern Nature”
Le pubblicazioni, in rapida successione, di “Modern Nature” e “DifferentDays”, ci dimostrano che i Charlies hanno reagito come solo i grandi sanno fare alla tragica scomparsa del batterista Jon Brookes, ovvero buttandosi a capofitto nel fare musica, senza cercare di imitare lo stile di chi non c’è più, ma cercando nuove strade mantenendo, nel contempo, le caratteristiche di chi c’è ancora. Così, ecco una serie di canzoni in cui l’equilibrio tra ispirazione, cura dei dettagli e cuore produce qualità e impatto emotivo a getto continuo, mettendo perfettamente in luce la compiuta maturità artistica di musicisti navigati e il loro dolore nell’aver perso l’amico di sempre. Ognuna delle canzoni di questi due dischi ha una propria identità e spunti autonomi che meritano di essere analizzati, ma mi sembrava più giusto contestualizzare e scegliere poi semplicemente le due canzoni il cui ascolto congiunto è in grado di dare lo spaccato più rappresentativo degli ultimi anni della band.

5 – YOU’RE SO PRETTY, WE’RE SO PRETTY

2001, da “Wonderland”
Disco controverso se ce n’è uno nella carriera della band, “Wonderland” rappresenta la nuova vita di Tim Burgess a Los Angeles, con tutti i lustrini e le contaminazioni musicali che possono derivare dal far proprio il mood di una città così. Personalmente, lo trovo un lavoro stupendo e ritengo che sia stato il trampolino che ha reso i Charlatans una band così attiva e appassionata di quello che fa anche al giorno d’oggi. Metto, quindi, più che volentieri la canzone d’apertura in Top 10, e scelgo proprio questa perché ritengo che rappresenti al meglio la voglia della band, e in particolare del suo leader, di reinventarsi, senza aver paura di prendere fonti di ispirazione così diverse rispetto al passato, semplicemente perché il pathos creativo di chi fa arte si mantiene tale solo se l’artista assorbe il più possibile ciò che ha intorno, lo filtra attraverso la propria sensibilità e crea un risultato che, prima di tutto, viene dal cuore.

4 – TELLIN’ STORIES

1997, da “Tellin’ Stories”
Così come, in questi ultimi anni, i Charlies hanno dovuto reagire alla perdita di Jon, tanti anni fa dovettero fare lo stesso dopo la scomparsa del tastierista Rob Collins. Nella sua bellissima autobiografia, Tim ammette candidamente che la band ha rischiato di fermarsi lì, e che chi ha dato loro la scossa è Martin Duffy dei Primal Scream, che ha suonato con loro sia dal vivo che per finire questo quinto disco. Come in tutte le belle storie, è finita che “Tellin’ Stories” è tra i migliori dischi della band e ha dato loro un nuovo impulso anche in termini di popolarità. Per rappresentarlo in Top 10 sarebbero probabilmente più indicati i due singoloni “North Country Boy” e “One To Another” rispetto a questa comunque magnifica titletrack, ma il lato più energico e danzereccio del repertorio è già ben presente, quello in cui si reagisce al dolore anche, mentre mancherebbe quello legato all’introspezione contemplativa, che sicuramente è meno sviluppato, ma ha prodotto, nelle sue poche manifestazioni, un pugno di ottime canzoni, da “Flowers”, a “TellEveryone”, a “The Blonde Waltz”. Ecco, quindi, questo brano languido nella strofa e più deciso nel ritornello, con una melodia talmente morbida che verrebbe voglia di morderla e un’interpretazione vocale limpida come il cristallo.

3 – CRASHIN’ IN

1995, da “The Charlatans”
La prima volta che i Charlies si sono rivolti oltreoceano, dal punto di vista dell’ispirazione, non fu per “Wonderland”, ma per questo disco, chiaramente debitore di Bob Dylan e Neil Young, comunque rielaborati dall’ormai sviluppata sensibilità della band. Uno dei lavoro più “a sé” del repertorio del gruppo, non risulta particlarmente fondamentale nel percorso complessivo, ma contiene una manciata di canzoni tra le più riuscite proprio dal punto di vista della bellezza estetica, quella che non si deve spiegare, ma di cui bisogna solo godere. Quindi, mettete su questa canzone e, semplicemente, godetene, immergendovi nella struttura lineare ma non certo convenzionale, nelle irresistibili linee di chitarra elettrica e in un Tim in stato di grazia, tra una delle sue migliori interpretazioni vocali di sempre e un testo particolarmente sngificativo.

2 – WEIRDO

1992, da “Bertween 10th To 11th”
Anche qui, così come per la canzone precedente e per la numero 1 di questa classifica, c’è ben poco da spiegare, raccontare e giustificare, ma c’è solo da ballare, da farsi avvolgere dal ritmo incalzante, dai tocchi di chitarra che si manifestano sempre al momento giusto e dall’assoluto protagonista del brano, ovvero quel giro di tastierache cattura subito e non concede via di fuga, lasciando come unica alternativa il ballarlo fino alla morte. “Between 10th To 11th” è il mio disco preferito dei Charlies, e soffro nel rappresentarlo con una canzone sola, ma non poteva essere che questa, col suo potere di farti sentire strano e fiero di esserlo.

1 – THE ONLY ONE I KNOW

1990, da “Some Friendly”
Eccolo qui, il disco più amato del gruppo, rappresentato in coma alla top 10 dal singolo più celebrato. Come sono banale, vero? Certo, lo sono e me ne vanto, perché qualunque altra scelta non avrebbe tenuto conto dell’impatto che questa canzone ha avuto non solo per la storia dei Charlatans, ma anche nel dare il là a tutto ciò che è stato e che ancora è la musica pop britannica, e non mi sto riferendo solo al britpop, ma proprio a tutte le forme che la musica pop ha assunto sotto l’ombra della Union Jack per i successivi 20 anni almeno. E ai cinici che trovano un’eccessiva somiglianza con “Hush” dico bravi, fate pure i professoroni, che io, insieme a tanti altri, mi godo questo pezzone immortale e ringrazio qualunque entità ci sia da ringraziare per la sua esistenza e per come ha influenzato tanti musicisti, che hanno creato tonnellate di canzoni che adoro anche grazie a questa.

 

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