“CERCO SOPRATTUTTO DI ESTERNARE LE MIE FRUSTRAZIONI E LA MIA CONFUSIONE”. I LOOSE FIT CI PARLANO DEL LORO PRIMO EP

 
3 Aprile 2020
 

I Loose Fit sono una nuova band post-punk australiana: formato dalle due ex compagne di scuola Kaylen Milner (batteria) e Anna Langdon (voce, sax), unite dal comune interesse nella musica sperimentale, il gruppo ha poi preso forma con l’aggiunta di Max Edgar (chitarra) e Richard Martin (basso). Il loro omonimo primo EP è stato realizzato in cassetta in modo indipendente nel novembre del 2018 nella nativa Australia, ma oggi viene ripubblicato in vinile in tutto il mondo dalla Fat Cat Records di Brighton. Noi di Indieforbunnies.com abbiamo approfittato di questa occasione per scambiare due chiacchiere via e-mail con questi ragazzi di Sydney e farci raccontare, oltre che del loro EP, delle loro influenze, della loro etichetta, della scena australiana e della WAH-WAH, la linea di moda creata dalla Milner. Ecco cosa ci hanno detto:

Ciao, come state? Potete introdurre la vostra band ai nostri lettori?

Ciao, stiamo bene, grazie. Siamo Max, Kaylene, Richard e Anna ovvero i Loose Fit.

Il vostro primo EP è stato pubblicato in Australia nel novembre del 2018, ma verrà ripubblicato tra poco qui in Europa: siete contenti di ciò? Che cosa vi aspettate dai vostri nuovi fan europei?

Sì, è eccitante che l’EP venga realizzato anche da voi in Europa! Non credo che abbiamo alcuna aspettativa. Eravamo già soddisfatti di averlo realizzato qui in Australia e che le persone abbiano comprato le nostre cassette ai nostri concerti. Qualsiasi cosa che arriverà in più sarà un bonus enorme.

Avete firmato un contratto con la Fat Cat Records di Brighton, una fantastica etichetta già casa di artisti come PAWS, Honeyblood, We Were Promised Jetpacks, The Twilight Sad, solo per citarne alcuni. Come è nata la vostra collaborazione? Siete contenti di lavorare insieme a loro?

Sì, lavorare con la Fat Cat Records è stato un piacere. Sono persone molto gentili. Hanno un roster di artisti molto variegato, il che è confortante perché non credo che abbiano interesse in un “suono Fat Cat” in particolare. E’ bello che, accanto alle uscite di un gruppo rock poppy come le Honeyblood, ci siano anche ottima techno, post-classical, indie-folk, ecc. Per quanto riguarda la nostra collaborazione… chi lo sa quale cosmica coincidenza ci ha portati a lavorare insieme. Eravamo seduti a Sydney, quando abbiamo ricevuto un’e-mail sospetta da un ragazzo che si chiama Alex, che ci diceva che la sua etichetta avrebbe voluto pubblicare l’edizione in vinile del nostro EP, che lui aveva ascoltato su Bandcamp. E noi ovviamente abbiamo detto di sì.

La vostra musica trova le sue origini nel post-punk e nella no-wave degli anni ’70 e ’80: quali band avete ascoltato, mentre stavate scrivendo il vostro EP?

Ascoltiamo sempre cose molto diverse, anche se credo che band come PIL, ESG, Maximum Joy, Bush Tetras e Liquid Liquid siano state alcune delle influenze principali. Penso che, quando ci siamo incontrati per la prima volta e abbiamo iniziato a scrivere l’EP, ci stavamo davvero godendo la sensazione di mettere in primo piano la sezione ritmica e di formare canzoni attorno a un groove.

Anna, mi piace molto il tuo sax. Penso che possa aiutarvi ad aprire nuovi orizzonti e paesaggi sonori. Ritieni che possa essere un buona e interessante arma per il sound della vostra band?

Anche a me piace molto il sax! Mi diverto molto a suonarlo. Mi piace spingere il suono e contorcerlo il più possibile. Man mano che le mie capacità migliorano, ho un maggiore controllo sullo strumento e sperimento note sinuose, creando trame contorte e discordanti contro la chitarra di Max. Uso i pedali della chitarra per fratturare ancora di più il suono e ottenere ciò che voglio da esso. Puo’ essere un’arma? Non lo so, ma, quando sono sul palco, alcune volte lo puo’ sembrare. Tenere in mano una cosa così bella e creare rumori così aggressivi mi fa sentire più potente.

Quali sono i principali soggetti dei vostri testi? Da dove avete preso l’ispirazione, mentre li stavate scrivendo? Sono personali?

Tutti i testi sono davvero personali per me. Onestamente molti di loro provengono da note del diario. Ho centinaia di diari scritti a mano con disegni e poesie. Poi li unisco insieme parlando dei temi che funzionano per me, mentre facciamo delle live jam in sala prove. Cerco soprattutto di esternare le mie frustrazioni e la mia confusione. Una volta ho fatto un dipinto di una piccolo bambola clown fatta di porcellana che galleggiava su uno sfondo nero. A livello tematico molte delle canzoni dell’EP fanno riferimento a quel dipinto.

Nel video del vostro recente singolo “Black Water” ci sono due ballerini, mentre voi quattro li state guardando e fate i giudici della competizione: da dove vi è venuta questa idea? Pensi che la loro danza si adatti alla vostra musica?

E’ un gioco da ragazzi, se ci pensi. Avevamo questa canzone dancey, quindi perché non farci ballare dei grandi ballerini? Inoltre i ballerini che vedi nella clip sono dei nostri amici, così, da questo punto di vista, abbiamo fatto ciò che era più facile organizzare. E abbiamo pensato di mettere noi stessi come giudici perché era divertente e non avremmo avuto molto da fare.

Ho visto che realizzate la vostra musica sia in vinile che in cassette: che cosa ne pensate di questi due formati che sono ritornati negli ultimi anni dopo parecchio tempo? Vi piacciono o magari li collezionate?

Sì, le cassette e i vinili sono entrambi fantastici ovviamente. Però sto aspettando impazientemente il grande ritorno dei CD.

Kaylene, tu sei anche una designer e hai la tua linea di moda: da dove proviene questa idea? Quanto è stata influenzata dal tuo amore per la musica?

Sono sempre stata divisa tra seguire una carriera nella musica e una carriera nel design e, dopo essermi laureata, ho cercato di combinare il più possibile i due interessi. L’idea della WAH-WAH è stata inizialmente ispirata da una foto di J Mascis dei Dinosaur Jr., che indossava un maglione “Deep Wound” lavorato a mano. Mi è piaciuto molto il mix tra maglieria caratteristica e grafica punk e volevo creare qualcosa di questo genere per alcuni marchi punk underground australiani. Da allora mi sono divisa tra collaborazioni con band internazionali che mi piacciono e con illustratori il cui lavoro trova il mio favore.

La scena della musica indipendente australiana è stata (ed è ancora adesso) molto interessante negli ultimi anni e da lì sono usciti tantissimi musicisti e band interessanti: Courtney Barnett, Tame Impala, King Gizzard And The Lizard Wizard, Stella Donnelly, Tropical Fuck Storm, DZ Deathrays sono solo alcuni dei nomi, ma ce ne sono molti di più. Come vi sentite a farne parte? Ne siete orgogliosi?

Sì, c’è molto materiale di cui essere orgogliosi nella scena australiana. E’ divertente, però, che, a parte i Tropical Fuck Storm, tutti i nomi che hai citato ci sembrano molto lontani da noi. Voglio dire, Tame Impala è un ragazzo che fa i suoi dischi a Hollywood o qualcosa del genere, non è vero? Non voglio essere troppo sfacciato – diamo merito a tutte le band che hai menzionato – ma sono i nostri amici che svuotano le stanze ogni settimana a Sydney che ci fanno davvero gonfiare i cuori.

Avete qualche nuova band o musicista interessante australiano (ma anche del resto del mondo) da suggerire ai nostri lettori?

Sì, certamente. Provate ad ascoltare Enderie, Honey 2 Honey, BB & The Blips, Dead Finks, Negative Gears, Photogenic, V.I.P.P, Optic Nerve, Arse, Holy Balm, Black Vanilla… Cerco di non farmi trasportare troppo via. Sono tutti di Sydney con la sola eccezione degli Honey 2 Honey che sono di Camberra.

Un’ultima domanda: per favore potete scegliere una vostra canzone da usare come soundtrack di questa intervista?

Che ne dici di “Reflux”?

Photo Credit: Zafiro

 

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