LORDE
La TOP 10 Brani

 
30 Agosto 2021
 

Se nel 2013 Ella Yelich O’Connor in arte Lorde non avesse scardinato molte leggi del pop forse non avremmo oggi un fenomeno come quello di Billie Eilish. Diverse in molte cose ma con parabole tutto sommato simili, arrivate presto a un successo che nel bene e nel male le accompagna ancora oggi. Il terzo album di Lorde (“Solar Power” uscito il 20 agosto) è un’ottima opportunità per andare a ritroso, in una Top 10 che ripercorre la carriera della cantante neozelandese.

10. Big Star
2021, da “Solar Power”

Un disco spiazzante “Solar Power”. Molto acustico e cantabile, privo di quella prodezza, di quel colpo di mano che avrebbe permesso di stare al passo con la concorrenza. “Big Star” è un frammento di vita vissuta, scarno, spoglio, vivido, colpisce per la sua sincerità.

9. Solar Power
2021, da “Solar Power”

Il brano che fa da apripista al nuovo album, estivo e malandrino in tutto: dal vestito giallo intonatissimo alla situazione alla chitarra appena accennata al ritornello in crescendo. Non certo un tormentone ma un ritorno sufficientemente pop da intrattenere con brio.

8. Bravado
2013, da “The Love Club EP”

Questo EP prodotto da Joel Little risale a prima di “Pure Heroine” e “Melodrama” ed è poi stato allegato alla versione deluxe del disco d’esordio. L’intensità e un buon dinamismo tra pop ed elettronica con un tocco di R&B rendono già maturo un brano accattivante come “Bravado”.

7. Biting Down
2013, da “The Love Club EP”

Le influenze elettroniche diventano predominanti nella ritmata “Biting Down”, pungente e un po’ dark, caratterizzata da un minimalismo sonoro non eccessivo ma piuttosto evidente tipico della prima fase musicale di una Ella Yelich O’Connor giovane ma con le idee piuttosto chiare.

6. Ribs
2013, da “Pure Heroine”

Joel Little torna ai comandi anche per il fortunato esordio “Pure Heroine” mischiando abilmente le carte tra dream pop, elettro pop, pop puro e l’immancabile elettronica che in “Ribs” si fa scintillante e non può non ricordare gli exploit di una certa Robyn

5. Glory And Gore
2013, da “Pure Heroine”

I singoli di “Pure Heroine” hanno rischiato seriamente di venir oscurati da “Royals” ed è un peccato soprattutto nel caso della distorta e melodica “Glory And Gore” capace di amalgamare gli opposti in un mix funzionale con un ritornello ben strutturato.

4. Green Light
2017, da “Melodrama”

L’arrivo di Jack Antonoff (e di molti altri autori e produttori tra cui anche Jean-Benoît Dunckel degli AIR) ha inevitabilmente influenzato il secondo album “Melodrama”. Virata decisa verso il pop puro non ancora solare in un disco più intenso e meno dirompente che fin dal singolo “Green Light” puntava a conquistare il mercato americano.

3. Supercut
2017, da “Melodrama”

Uno dei brani migliori di “Melodrama” vede il ritorno al timone di Joel Little coadiuvato alla produzione da Jean-Benoît Dunckel e Malay che tessono abilmente un ritmo frizzante tra elettro pop e dance, con tanto di tastiere e ritornello in falsetto.

2. Liability
2017, da “Melodrama”

“Melodrama” era anche un album dove Lorde si metteva alla prova con diverse ballate, due in particolare: “Liability” e “Writer In The Dark”. Vulnerabili entrambe, basate su melodie piano e voce apparentemente semplici ma decisamente adatte a illuminare un lato di Ella Yelich O’Connor inedito fino a quel momento.

1. Royals
2013, da “Pure Heroine”

Ecco l’asso pigliatutto, il brano che ha trasformato Lorde in una giovane donna di successo. Dieci milioni di copie vendute, due Grammy, molte parole spese sul valore di tre minuti e venti secondi (quattro nella versione internazionale) che mettevano in mostra grinta e personalità.

 

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