OGGI “CORE” DEI STONE TEMPLE PILOTS COMPIE 30 ANNI

 
29 Settembre 2022
 

Una voce che sembra provenire da una vecchia stazione radio annuncia in realtà un nuovo esordio nel ricco calderone della scena grunge che, trent’anni fa, nutriva tutte quelle le band che avessero intenzione di affacciarsi al “movimento” di Seattle. L’apertura concessa alla muscolare “Dead & Bloated” mette subito le cose in chiaro, un nuovo gruppo stava nascendo cavalcando dunque l’onda favorevole del sound di Seattle e con la successiva hit “Sex Type Thing”, di puro stampo hard-rock, gli Stone Temple Pilots portarono una miscela certamente derivativa ma che con il classico esame del tempo si è ritagliata una propria identità.

Merito, manco a dirlo, anche della preziosa e incredibile voce del compianto Scott Weiland che venne sorretto dalla sei corde di Dean De Leo, mentre la sezione ritmica fu affidata al basso del fratello Robert DeLeo e alla batteria di Eric Kretz. La band iniziò con il nome di Mighty Joe Young nei locali di San Diego e dopo essersi trasferita a Los Angeles firmò per l’Atlantic Records, dove iniziò le registrazioni dell’album del debutto con l’aiuto delle sapienti mani di Brendan O’Brien (AC/DC, Pearl Jam, Soundgarden, Red Hot Chili Peppers, Bob Dylan, Rage Against the Machine, Bruce Springsteen) proveniente allora dalla “scuola” Rick Rubin.

“Core” uscì lo stesso giorno di “Dirt” degli Alice in Chains vendendo il doppio dei suoi dischi e diventando l’album più venduto di Scotland e soci, anche più del loro capolavoro “Purple” di due anni più tardi.

Accompagnato dalle melodie ruffiane del singolo “Plush” – vincitore del Grammy Award per la categoria Best Hard Rock Performance nel 1994 – gli STP scansarono ben presto l’etichetta di epigoni del grunge e, sebbene le influenze rimangono cristalline e facilmente rintracciabili, sono riusciti a diventare una band di culto all’interno del “movimento”.

Per comprendere appieno la forza di “Core” bisogna calarsi nella sua architettura complessiva che sebbene non eccelle per poliedricità, riesce a regalare momenti di grande musica e rendendolo, di fatto, uno dei migliori debutti degli anni 90.

Il punk-rock di “Crackerman”, le massicce dosi hard-rock in “Piece of Pie”, dove le corde vocali di Weiland sono in uno stato di grazia assoluto, e gli echi disturbati di “Sin” fanno da contraltare alle morbide note di “Creep” che, immersa nella crudezza del suo testo, riesce a emergere con una melodia semplice, perfettamente costruita, ammaliante, irrinunciabile.

Inutile girarci intorno, gli STP toccano vette altissime che raggiungono la loro definitiva consacrazione nelle accattivanti e coinvolgenti note di “Wicked Garden” e di “Naked Sunday” che, in sostanza, rappresentano la vera anima della band, quel tratto distintivo, quel sound riconoscibile, il loro marchio di fabbrica insomma.

La capacità della band di San Diego di fare musica senza orpelli viene meno negli otto e passa minuti della traccia conclusiva “Where the River Goes”, di stampo “soundgardiano” dove suoni distorti e ossessivi chiudono un debutto che per fortuna non è passato inosservato. E a ragione.

Stone Temple Pilots – “Core”
Pubblicazione: 29 settembre 1992
Durata: 53:39
Tracce: 12
Registrazione: Rumbo Recorders (Los Angeles)
Etichetta: Atlantic Records
Produttore: Brendan O’Brien

Tracklist:
1.Dead & Bloated
2.Sex Type Thing
3.Wicked Garden
4.No Memory
5.Sin
6.Naked Sunday
7.Creep
8.Piece of Pie
9.Plush
10.Wet My Bed
11.Crackerman
12.Where the River Goes

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