#10) MANDY
di Panos Cosmaton

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Eternamente al limite tra porcata e film d’autore, “Mandy”è una specie di vengeance movie esoterico, che mischia gore e new age. La fotografia satura e cangiante e i costanti bordoni di synth di Johan Johansson, combinati al plot folle, ne fanno un’esperienza visiva e sonora tonitruante, a tratti stordente. Tante sono le peripezie che il personaggio di Cage deve affrontare per trovare vendetta, che alla fine del film quasi si tira un sospiro di sollievo e ci si dimentica per un attimo della quasi totale assenza di senso che affligge il film (a meno che non ci si accontenti del classico scontro tra bene e male o della forza brutale dell’amore).

#9) A QUIET PLACE
di John Krasinski

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Gran bel dystopian, ambientato in un futuro dove è meglio non fa rumore, altrimenti si finisce divorati da mostroni con l’udito ipersensibile. Il modello principe scelto da Krasinski è il primo Alien, non aspettatevi dunque grandi panoramiche su un mondo distrutto da un’apocalisse, piuttosto claustrofobiche riprese interne senza via di scampo. Un silo pieno di mais tostato non vi avrà  mai fatto così paura.




#8) AVENGERS: INFINITY WAR
di Russo Brothers

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Vedere questo film in questa classifica meraviglierà  qualcuno, ma non dovrebbe. Un meticoloso lavoro di costruzione di storylines durato 10 anni trova qui risoluzione (non la conlusione, per quello dovremo aspettare la seconda metà ), coronando una missione cinematografica senza precedenti. E poi ci sono un fottio di supereroi Marvel che combattono, si sfottono e svaniscono , lasciandoci travolti da un turbine di emozioni e divertimento unico. A me non sembra poco.

#7) AUS DEM NICHTS
di Fatih Akin

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Diviso in tre parti, rischia di essere un capolavoro fino alla fine della seconda. La prima è un dramma brutale e asciutto che colpisce lo spettatore con violenza (la camera segue pedissequamente la giornata in cui una donna, una superba Diane Kruger, perde marito e bimbo durante un attentato terroristico razzista) e quelle immediatamente successive, la seconda un courtroom drama serrato e privo di speranza, la terza una mezza tarantinata che costa ad Akin la realizzazione di un nuovo capolavoro.



#6) BLACKKKLANSMAN
di Spike Lee

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Ispirata a fatti incredibili ma veri (un detective afroamericano che negli anni ’70 riuscì ad iscriversi al KKK), la sceneggiatura di “Blackklansman” è scoppiettante, avvince e diverte, senza tralasciare di innescare riflessioni sul razzismo. Ancora più riuscito di quello in fase di scrittura è il lavoro sul piano estetico, con tutti i personaggi di colore che trasudano coolness da ogni poro e i razzisti che, di contro, sono sudati, grassi e assolutamente idioti.



#5) LA CASA DELLE BAMBOLE
di Pascal Laugier

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“La Casa Delle Bambole” è un film davvero forte, potente, nel suo piccolo riesce a scuotere nel profondo l’animo dello spettatore, a turbarlo e a costringerlo ad immedesimarsi nelle protagoniste di questa terribile storia.
è il racconto di una discesa in un vero inferno e della sua risalita, dove la certezza della meta raggiunta crolla velocemente ed inaspettatamente, trasportandoci nuovamente nell’incubo insieme alle protagoniste, costrette a rialzarsi per sopravvivere.
Beth non lo sa ma è un altro inferno quello in cui si è rinchiusa da sola, una finta realtà  apparentemente perfetta ma destinata a sgretolarsi. La consapevolezza che la perfezione è una chimera distrugge tutto nell’esatto momento in cui se ne prende coscienza


#4) I, TONYA
di Craig Gillespie

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Controversa com’è, La storia di Tonya Harding sarebbe stata avvincente anche sotto le spoglie di una biopic sportiva più canonica, ma il regista Craig Gillespie e lo sceneggiatore Steven Rogers non si sono adagiati sugli allori e hanno puntato a qualcosa di molto più accattivante.




#3) DOGMAN
di Matteo Garrone

Il nostro Garrone mette ancora una volta a confronto la dolcezza dell’animo umano con ambientazioni desolate e tetre, in un terribile spaccato di storia di provincia ispirato alle tragiche vicende del “canaro della Magliana”.





#2) TRE MANIFESTI A EBBING, MISSOURI
di Martin McDonagh

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Il miglior film dei Coen non firmato dai Coen ha scritto qualcuno. Date le tinte noir e il sarcasmo crudele delle vicende, non è un accostamento sbagliato, ma in realtà  la mano di McDonagh è molto personale. Micidiale il cast, con un Rockwell perfetto nei panni di un terribile redneck di servizio in polizia.



#1) ROMA
di Alfonso Cuaron

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Film dell’anno a mani basse. Delizia per gli occhi, mai visto un bianco e nero così luminoso e arioso, e per il cuore. Cuaròn connette spettatori e personaggi con garbo e misura, il risultato è che si arriva a fine film così coinvolti che quasi si teme per l’incolumità  della dolce Cleo e dei bimbi cui bada.