In piedi, con lo sguardo fisso in avanti, in jeans e giacche di pelle, davanti ad un muro di mattoni, tutto rigorosamente in bianco e nero: è così che i fratelli Ramone, accompagnati dalle loro canzoni veloci, divertenti e piene di chitarre, fanno irruzione, nel 1976, nel mondo abbagliante e perennemente affamato del rock “‘n’ roll.

Avevano un’idea precisa, uno stile ben definito e ci sono restati fedeli, anno dopo anno, incuranti di tutto ciò che accadeva loro attorno. Quel primo omonimo album è diventato, intanto, un vero e proprio classico, una pietra miliare del rock, con brani come “Blitzkrieg Bop“, “Judy Is A Punk“, “Beat On The Brat“, “I Wanna Be Your Boyfriend” o “Now I Wanna Sniff Some Glue” che potrebbero essere inseriti in questa e qualsiasi altra playlist.

Ramones” uscì in America, ma il suo impatto fu devastante anche in Inghilterra. Londra, all’epoca, era una bomba sociale pronta ad esplodere; gli scioperi e le proteste erano all’ordine del giorno; lo stato sociale era in corso di smantellamento; i ragazzi erano incazzati, persi, senza più alcun riferimento. Molti di loro imbracciarono gli strumenti e fondarono una band, iniziando a sputare, nel modo più veloce possibile, tutta la propria rabbia, la propria frustrazione ed il proprio disagio. Ciò diede al punk inglese un aspetto decisamente più ostile, pessimista e politico, rispetto a quello americano. Ma i Ramones, nonostante la loro aria un po’ hippy, con i loro giubbotti di pelle ed i capelli lunghi, impersonarono ““ in un modo più ironico, più solare, più beffardo ““ il medesimo bisogno di cambiare di una generazione delusa ed arrabbiata che faceva sempre più fatica a far sentire la propria voce, a far valere i propri diritti, ad avere un lavoro, un salario dignitoso, una casa o un’istruzione adeguata e che si sentiva sempre più maciullata dagli ingranaggi di quel sistema di potere impersonale che nei decenni successivi avrebbe preso il sopravvento globale.

ROCKAWAY BEACH

1977, da “Rocket To Russia”

Rockaway Beach, nel Queens, il quartiere di provenienza dei Ramones, è la spiaggia urbana di New York, l’unico mare raggiungibile da tutte quelle persone che avrebbero difficoltà  a sostenere i costi di un viaggio o una vacanza altrove. Rockaway Beach significa aggregazione, socialità , ma fornisce anche l’ispirazione per creare un modello di brano pop-punk che influenzerà  tantissime band nel corso degli anni perchè, in fondo, it’s no hard, not far to reach.

I’M AGAINST IT

1978, da “Road To Ruin”

I Ramones si sono sempre contraddistinti per una buona dose d’ironia e di sarcasmo; questo pezzo sembra voler far il verso al punk inglese nichilista e rabbioso, tentando di mettere in evidenza quanto possa essere frustrante ed inutile essere contro tutto quello che ci circonda: dalla politica ai Viet Cong, da Burger King ai comunisti, dall’estate al sesso, dal ping pong alla primavera. Alla fine non resterà  nulla a cui aggrapparsi, se non il proprio smisurato IO perduto, per sempre, nel nulla cosmico.

DANNY SAYS

1980, da “End Of Century”

Questa è, probabilmente, la canzone più malinconica mai scritta dai Ramones; i musicisti, spesso, nonostante siano impegnati in estenuanti tour, nonostante la folla pronta ad acclamarli in ogni città , in fondo, sono soli. Vengono risucchiati da un’enorme ingranaggio che li costringe a ripetere sempre le stesse azioni, impossibilitati a fermarsi e a godere del proprio tempo, perchè è già  arrivata l’ora di partire verso la prossima tappa dello show. Almeno è ciò che gli dice Danny, ovvero Danny Fields che, oltre ad esser stato manager dei Ramones, ha lavorato anche per MC5 e Stooges.

ALL’S QUIET ON THE EASTERN FRONT

1981, da “Pleasant Dreams”

Il legame tra i Ramones e la loro città , New York, è sempre stato molto forte ed intenso. Di notte le strade della metropoli si trasformano, mentre cammini puoi ascoltare in background il rumore della metropolitana, il ronzio dei lampioni, lo sfrecciare dei taxi; persino gli animali randagi e l’immondizia o lo sferragliare di porte traballanti e lucchetti assume una nuova luce. Un sapore acre, penetrante, tagliente, ma è questa la bellezza di New York.

OUTSIDER

1983, da “Subterranean Jungle”

La gente, spesso, quando non riesce a comprenderti, quando ti vede e considera strano, te lo fa pesare. Ti allontani sempre più dagli altri, dalle loro faccende, dalle loro certezze, perchè, ormai, quel mondo ti è del tutto estraneo e non puoi fare altro che costruirtene uno su misura, tutto per te.

I WANNA BE SEDATED

1978, da “Road To Ruin”

Questo pezzo è profondamente legato a quello precedente ed anche ad un altro celebre brano, “Teenage Lobotomy“; dietro le ritmiche accattivanti ed i riff di chitarra c’è l’amarezza dell’accettazione della propria condizione di fragilità  mentale, ma anche la capacità  di trasformare la propria debolezza in un punto di forza, in una passione che possa combattere il male.

PINHEAD

1977, da “Leave Home”

Semplice, ma capace di entrarti dentro, fino alle ossa e costringerti a muovere la testa e seguirne il ritmo; a diventare, davvero, uno della grande famiglia dei Ramone.

53rd & 3rd

1976, da “RAMONES”

Brano estratto dal mitico album d’esordio in cui i Ramones, nell’apparente immediatezza e semplicità , di una canzone punk, riescono a mettere in evidenza quanto sia perversa e assurda la guerra, il cui effetto distruttivo e mortale non termina con la fine delle ostilità , ma rimane scolpito nell’anima delle persone che l’hanno vissuta, nei loro pensieri, nelle loro azioni, come avviene in questa storia-canzone su un veterano della guerra del Vietnam.

PET SEMETARY

1989, da “Brain Drain”

I Ramones hanno sempre avuto una certa propensione per i temi orrorifici, basti pensare a brani come “I Don’t Wanna Go Down The Basement” o “You Should Have Never Opened That Door“; questo pezzo celebra la stima reciproca con l’indiscusso Re del genere, oltre ad essere la colonna sonora di uno dei suoi romanzi più celebri, “Pet Semetary“; è difficile accettare che coloro a cui volevamo bene non ci sono più, è difficile convivere con la loro assenza.

SHEENA IS A PUNK ROCKER

1977, da “Rocket To Russia”

Una di quelle canzoni che non hanno assolutamente bisogno di presentazione: i Beach Boys accelerati e gettati in una mischia furibonda nel CBGB di New York, uno dei brani simbolo del mitico ’77.

Photo: Plismo / CC BY-SA