Credit: Maurizio Greco

Il 13 maggio del 1994 usciva “Catartica”, disco d’esordio dei Marlene Kuntz, destinato a diventare una vera e propria pietra miliare nella storia della musica italiana.

In occasione del festeggiamento dei 30 anni dall’incisione di quelle tracce mozzafiato, la band annuncia svariati concerti evento da non perdere:

14 marzo – Alcatraz, Milano
15 marzo – Orion, Roma
23 marzo – Cso Pedro – Padova
5 aprile – Viper – Firenze
12 aprile – Hiroshima Mon Amour – Torino
19 aprile – New Age – Roncade (TV)
20 aprile – TPO – Bologna
26 aprile – Demodè – Bari
27 aprile – Mamamia – Senigallia (AN)

Prevendite già attive qui:
https://www.kashmirmusic.it/tour/marlene-kuntz-catartica-2024/

“Catartica” ha senza dubbio alcuno avuto il merito di tracciare un segno indelebile nel nostro panorama musicale.
Con l’eccellente produzione di Lega e Maroccolo (CCCP e CSI) per la neonata etichetta indipendente di allora Consorzio Produttori Indipendenti, le 14 memorabili canzoni che compongono il disco sono state la risposta alla fame irrefrenabile di un suono diverso di cui soffriva il pubblico italiano dei primi anni ‘90, complici i modelli americani che ai tempi sfornavano band come Sonic Youth, Nirvana e Pearl Jam.

“Catartica”, come ci dicono le note stampa, è stato il primo album italiano a soddisfare questa fame di cambiamento, segnando così una strada tutta nuova nel rock indipendente e rinnovando in maniera determinante la scena musicale del nostro paese.

“Catartica” nel 2024 compie 30 anni. Si potrebbe dire ‘sembra ieri’, ma in realtà sembra quel che è: ovvero che sono passati 30 anni, e noi Marlene siamo consapevoli di quante cose sono state fatte in questo lasso di tempo durato quel che è durato, e che fa sì che i tempi di “Catartica” ci appaiano lontani, ma ci siano in realtà altrettanto vicini.

commenta Cristiano Godano.

In apertura di “Festa Mesta” scrissi ‘Complimenti per la festa, una festa del cazzo’. Non è davvero arduo traslare spazialmente e temporalmente ai giorni nostri quella rabbia figlia delle paturnie esistenziali di un giovane di provincia, piegando il significato delle parole a qualcosa che ben può descrivere la pessima situazione del nostro mondo contemporaneo. Perché è una bruttissima festa quella a cui siamo stati invitati dallo scorrere del tempo, e l’umanità pare star prendendo una piega rischiosa, quella che ormai è sotto gli occhi di tantissimi. Il mondo brucia, dice a un certo punto una canzone del nostro ultimo disco, “Karma Clima”, e la festa del cazzo a cui siamo stati invitati è l’immagine che bene illustra questa affermazione. C’è ancora qualcuno che non sente le tante storture a cui stiamo andando incontro? Ognuno potrà avere le sue idee nell’individuare le cause di tutto ciò e noi abbiamo le nostre, ma le conseguenze paiono essere le stesse per tutti: turbolenza, rabbia, disillusione, delusione, scoramento, ribaltamento progressivo dei valori che avevamo pensato di poter dare per scontati. E se le cause possono essere le più diverse a seconda dei punti di vista, le incompetenze, le contronarrazioni, le mistificazioni, e le varie prese per il culo che la gente sta subendo accomunano i più in un sentimento sfinito. Complimenti per la festa! Una festa del cazzo.