Prima di ribattezzarsi Stiff Little Fingers, Jake Burns e i suoi sodali si chiamavano Highway Star in onore dei Deep Purple; portavano i capelli lunghi, andavano in giro cercando di suonare come i Lynyrd Skynyrd (o qualcosa del genere) e cantavano della California senza mai essere stati più ad ovest di Galway.

Si convinsero di dover cambiare approccio una volta accortisi di cosa stava succedendo a Londra – dove un sacco di band ormai suonavano una certa musica aggressiva e sprezzante, con testi che parlavano di ciò che succedeva attorno a loro, della loro realtà, non di una presa in prestito.

E d’altra parte Londra era uno schifo, ma anche un posto molto facile se comparato a Belfast, che si trovava nel bel mezzo di una guerra civile. Insomma: anche quei ragazzi avrebbero potuto facilmente trovare qualcosa da raccontare.

Fu così che gli Higway Star si tagliarono i capelli e aderirono al punk ribattezzandosi Stiff Little Fingers. La tortuosa storia delle loro credenziali è solo colore, impatta zero sul fatto che “Inflammable Material” – arrivato (dopo lunghe peripezie) nel febbraio del 1979, quando peraltro molto punk era già ‘post‘ – sia un classico del genere.

Tale è perché non ha né lo spirito performativo di “Never Mind The Bollock”s né è animato dal situazionismo politico di “The Clash”: a differenza di questi non ha a che fare con velleità o ideali, è concretissimo.

“Inflammable Material” parla di orrore, di bombe, di blindati per strada e di filo spinato. Parla di che cazzo voglia dire avere il coprifuoco serale come unica aspettativa – gli Stiff Little Fingers i grandi ideali non potevano proprio permetterseli, né ritennero di potersi concentrare su altro che non fosse la loro condizione.

Il che li portò ad essere accusati di voler sfruttare i Troubles per il loro personale tornaconto, una critica che arrivò forte dai concittadini Undertones ed alla quale era facile replicare che, di contro, la musica degli Undertones giocasse ad ignorare la realtà (cosa, quest’ultima, difficilmente smentibile).

Dove “Inflammable Material” non cita direttamente scenari di conflitto, trasmette comunque il senso di un’esistenza annoiata e con bassissime aspettative. Ci sono poi alcuni momenti nei quali l’approccio più classic rock degli Stiff Little Fingers sembra venire in superficie, ad esempio è impossibile non pensare ai Beach Boys nel break di “Barbed Wire Love” o non notare i riff sui quali è costruita la cover di “Johnny Was” di Bob Marleywoman hold her head and cry / ‘cause her son had been shot down in the street and died / from a stray bullet», una scelta non casuale).

Il gioiello assoluto è “Alternative Ulste”r, che uscì la stessa settimana di “Teenage Kicks” infiammando la rivalità tra gli Stiff Little Fingers e gli Undertones, e anch’essa andò a finire tra le preferite di John Peel. Due brani che esprimevano visioni diametralmente opposte della vita dei giovani nell’Irlanda del Nord in quegli anni.

“Inflammable Material” fu il primo album ad essere distribuito dall’etichetta Rough Trade – che fin lì si era occupata esclusivamente di singoli – ed il primo album integralmente autoprodotto a finire nelle classifiche UK, arrivando alla quattordicesima posizione e vendendo di botto centomila copie. Molto punk, nonostante tutto.

L’articolo nella sua forma originale è sul sito “Non Siamo di Qui” che ringraziamo per la gentile concessione

Pubblicazione: 2 febbraio 1979
Durata: 35:01
Dischi: 1
Tracce: 13
Genere: Punk rock
Etichetta: Rough Trade
Produttore: Geoff Travis, Mayo Thompson, Doug Bennett

Tracklist:

Suspect Device
State of Emergency
Here We Are Nowhere
Wasted Life
No More of That
Barbed Wire Love
White Noise
Breakout
Law and Order
Rough Trad
Johnny Was
Alternative Ulster
Closed Groove