Gwenno Saunders ha costruito una carriera di tutto rispetto dopo lo scioglimento delle The Pipettes registrando tre album (“Dydd Olaf”, “Le Kov”, “Tresor”) cantati in gallese e in lingua cornica (della Cornovaglia) che hanno ottenuto elogi, premi e riconoscimenti (nomination al Mercury Prize, vittoria al Welsh Music Prize).

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“Utopia” prodotto da Rhys Edwards è un disco ambizioso che si avvale della collaborazione di Cate Le Bon e H. Hawkline in dieci brani che ripercorrono buona parte della sua vita. Le radici familiari, il periodo passato a Las Vegas da adolescente per partecipare a “Lord Of The Dance”, spettacolo di Michael Flatley.

La scoperta della scena techno (“Utopia” era il nome del club che frequentava ogni sabato) il ritorno in Inghilterra prima a Londra poi a Brighton, i mille provini, il periodo caotico con le Pipettes e quello successivo passato come barista e cameriera in un locale a Hackney fino alla decisione di tornare a vivere a Cardiff.

Ricordi, immagini, sensazioni che in “Utopia” prendono svariate forme musicali, vellutate ballate come “London 1757″ o la title track sinuosa tra jazz, elettronica e momenti orchestrali, l’indie pop ammiccante di “Dancing On Volcanoes”, l’intensità di “Y Gath” con Cate Le Bon  e Hawkline e del pianoforte di “War” altro brano piuttosto evocativo.

“73″ torna a unire pop ed elettronica con ritmi dolcemente psichedelici, mentre “The Devil” è il brano più ritmato  con un bel basso funky, ma Gwenno sembra sempre più orientata verso brani pop eleganti soffusi e ammalianti, come “Ghost of You” e l’orchestrale “St Ives New School” o la misteriosa “Hireth”.  

Diverse atmosfere legate dagli arrangiamenti molto curati e  dalla voce versatile e magnetica della Saunders che realizza uno dei suoi album più maturi sospeso tra ieri, oggi e domani. “Utopia” per Gwenno non è un luogo ma uno stato mentale che esplora con intrigante raffinatezza e indole da diva d’altri tempi che le si addice particolarmente bene.