Deaf Star è un progetto fondato a San Francisco e oggi basato a Barcellona. Radicato in una scrittura personale guidata dalla malinconia, il progetto trascina questi impulsi intimi attraverso texture sature e consumate, produzioni grezze, elettronica dalle basse frequenze potenti e muri di distorsione, dando vita a un suono che appare al tempo stesso fragile e devastante.
È un disco nebbioso, narcotizzante, che regala intimità ferite e derive notturne.

Intenso e pesante, sembra essere costantemente sull’orlo del collasso. Il lavoro di mastering di Simon Scott degli Slowdive contribuisce a “saturare” il disco in maniera impeccabile. La densità sonora è elevatissima, eppure ogni elemento trova il proprio posto all’interno di un paesaggio sonoro che privilegia l’immersione totale.
“Sunset Overdrive” è un lavoro che richiede ascolti possibilmente in cuffia, dove la sua architettura di feedback, basse frequenze e dettagli nascosti può dispiegarsi pienamente. Deaf Star utilizza lo shoegaze come materia prima per qualcosa di più inquieto, rumoroso e instabile.
I primi tre brani sono da capogiro. Un incontro tra dream-noise e shoegaze, distorto fino al midollo, sporco, aggressivo ma con uno splendido retrogusto malinconico. “Happy Now?” è la summa perfetta di quanto detto. “Dim Times è l’indiscusso fiore all’occhiello del disco. “Red Over Blue” è un assalto alla baionetta. Dopo questo trittico è la volta di “Song For Ivan”, una parentesi eterica che ricorda Jarboe. “Music” esplora territori dub ma cede un po’ in termini di tensione, riprendendosi solo nel minuto finale all’insegna del feedback più violento. “It Went Up in the Sky” vira verso l’elettronica con qualche buona intuizione ma non è sempre a fuoco. La menzione finale è per “Chain Reaction Bardo Pond”, monolite niente male di dieci minuti all’insegna dei decibel alti e del feedback.
Se tutto il disco fosse stato al livello dei primi tre pezzi, staremmo a parlare di una “bomba” assoluta. Nella realtà dei fatti resta un ottimo disco con notevoli prospettive se il progetto Deaf Star deciderà di seguire la direzione shoegaze e dream-noise come ha fatto magistralmente nei primi dodici di “Sunset Overdrive”.













