banner

ZAMMUTO
S/T

27 aprile 2012

TAGS:

Nick Zammuto

“Zammuto” è il primo lavoro solista dopo la rottura del duo americano The Books, autore ne è l’omonimo,talentuoso,chitarrista. Ironia della sorte è lo stesso Nick Zammuto a relegare la chitarra in un angolo e “impugnare” synth, modulatori e reason per divertirsi con piglio da genietto nerd in questo album;ma guardiamoci bene dal pensare che che ciò porti a esiti d’avanguardia.

Se, infatti, nei The Books lo studio di registrazione era strumento compositivo “a priori”, in virtù della loro fulgida arte del collage,ora lo diviene “a posteriori”, come lo è per la stragrande maggioranza delle band del pianeta.
L’ Album si apre con la giocosa “Yay”, che, a dispetto di un groove brioso e un piacevole vocoder tremolante (il quale ritornerà fin troppo in quasi tutti i pezzi), finisce per annoiare, lasciando pregustare l’esito dell’opera; i brani proseguono contendendosi fra un approccio frizzante e un gusto del’ “effetto speciale”, che ricordano gli ultimi Flaming Lips, e una delicatezza ambientale e ciclica di stampo Boards of Canada (“Idiom Wind”, “Weird Ceiling”).

Zammuto sembra arrovellarsi più nella ricerca del suono azzeccato che nel caricare la propria musica di potenzialità espressive, ne risulta un disco che lascia dopo di sè poco e nulla sebbene proponga un estetica musicale ancora fresca e pregnante di certa musica indie anni zero della quale i suoi The Books erano tra i maggiori esponenti. Egli infatti non rompe con l’intento del precendente progetto di rielaborare una musica che si figura come un edificio decostruttivista tinto da colori saturi, ben distinti, che creano un ensemble solido e autosufficiente benché retto dai più disparati e contrastanti elementi (“F U C-3P0″ è il brano che più si avvicina a questo esito). E` l’ispirazione, il collante fondamentale di tale processo creativo, a mancare, cosicché il valore dell’operazione si sgretola in un coacervo di effetti sonori e intarsi dorati del tutto fini a sè stessi (“Zebra Butt”), da una parte, e semplicistiche melodie pop (“Full Fading”), dall’altra.

Avrebbe potuto sicuramente far di peggio il polistrumentista americano, tant’è che l’omonimo LP è tutto sommato godibile, ma episodi come la radiofonica “Too Late To Topologize” o la ridondante “Harlequin”, confermano come la sua cifra artistica non fosse che valorizzata dal sodalizio con De Jong.

Zammuto
[ Temporary Residence - 2012 ]
Similar Artist: (da prendere con le pinze) Boards of Canada, Caribou, Mùm, Flaming Lips
Rating:
1. Yay
2. Groan Man, Don’t Cry
3. Idiom Wind
4. Crabbing
5. F U C-3PO
6. Too Late To Topologize
7. Zebra Butt
8. Weird Ceiling
9. Harlequin
10. The Shape Of Things To Come
11. Full Fading

Ascolta “Zammuto”

 

Articoli Correlati:

Nessun commento »

Ultime recensioni

Petali

GIAN LUCA MONDO
Petali

Le suggestioni cominciano già dal nome “Petali”, che però non bastano da sole per…

Acoustic Dust

LEE RANALDO AND THE DUST
Acoustic Dust

Stare dietro alle carriere (ormai) separate di quella che era la complicata famiglia Sonic…

Soused

SCOTT WALKER + SUNN O)))
Soused

“Soused” è una collaborazione tra sperimentatori di razza, l’enigmatico Scott Walker (musicista con una…

Shallow

PISSED JEANS
Shallow

Alcune band gli esordi preferirebbero dimenticarli come errori di gioventù ormai superati, morti e…

Into The Wide

DELTA SPIRIT
Into The Wide

Eccoli di nuovo, i Delta Spirit. Meno allegri del solito, con un pizzico di…

L’Improbabile

BANDABARDO’
L’Improbabile

Spesso salire il carro di una major significa “riconoscimento” artistico dopo per anni di…

Listen

THE KOOKS
Listen

C’erano una volta dei ragazzini con la chitarra che giocavano a fare le rockstar,…

Another Language

THIS WILL DESTROY YOU
Another Language

A pensarci bene, per il grande disco dei This Will Destroy You bisognerà ancora…