MAARTEN DEVOLDERE DEI BALTHAZAR CI SVELA LA FORMULA MAGICA DEL NUOVO ALBUM “SAND”

 
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26 Marzo 2021
 

Grande fan dei Balthazar, fin dai primissimi tempi, ho pensato spesso alla band quando ho passato il mio primo lockdown in Belgio. Più volte mi sono chiesta come ci si dovesse sentire ad essere praticamente forzati, (specialmente dopo una tournée incredibile come quella di “Fever”), a registrare un nuovo album interamente online. Per mia fortuna non ho dovuto tenere queste domande per me, perchè Marteen Devoldere, frontman dei Balthazar assieme a Jinte Deprez, ha gentilmente accettato di fare due chiacchiere e di dissipare i miei dubbi, svelandomi anche la formula magica che si cela dietro “Sand” en passant.

Ciao Maarten, piacere di conoscerti! Grazie di aver accettato quest’intervista. Come stai? Come sta il resto della band?
Sto bene grazie, soprattutto tenendo conto delle circostanze. Anche gli altri stanno bene.

Mi fa piacere sentirtelo dire! Dunque il quinto album dei Balthazar, “Sand” è finalmente uscito. Come vi sentite a riguardo?
Oh, davvero entusiasti! Specialmente in questo momento…siamo così contenti che stia accadendo qualcosa nella nostra vita!

A parte lavorare al nuovo album come e dove avete passato questi ultimi mesi di pandemia?
A casa, ovviamente. Sai all’inizio della pandemia abbiamo lavorato alla creazione dell’album. Abbiamo cominciato a scrivere le canzoni mentre eravamo in tour, ma una volta che è iniziato il lockdown eravamo in quella fase in cui dovevamo avviare la produzione del disco, quindi siamo stati piuttosto impegnati. È stato piuttosto fico perché è stata una situazione totalmente nuova, ovviamente molto drammatica, ma in un certo senso una cosa che non avevamo mai vissuto. Dal punto di vista creativo è stato molto stimolante, ma adesso che la cosa dura da un bel po’ la situazione inizia a diventare, ovviamente, molto più difficile, perché abbiamo l’impressione che il flusso creativo si sia interrotto da un paio di mesi. Quindi adesso dobbiamo davvero riempire le nostre giornate con lo yoga, la meditazione…(ride) sai, per mantenere i piedi per terra.

Si, concordo! Mi sembrano delle valide alternative per mantenere in forma la mente ed il corpo!
Ah anche bere, ovviamente.
Beh certo, in un certo senso si può considerare un’opzione tanto sana quanto lo yoga…
Si, esattamente (ride).

Forse ripeterò un po’ il concetto, ma come il lavorare all’album durante la pandemia ha cambiato “Sand”? Che limiti avete dovuto affrontare? Che opportunità sono emerse da questo nuovo modo di collaborare a distanza?
Si, durante il primo lockdown siamo dovuti davvero restare a casa, quindi abbiamo lavorato principalmente grazie ad internet. Abbiamo elaborato le canzoni assieme al produttore e ce le siamo inviate a vicenda, poi qualcun altro ci ha lavorato nuovamente su e ce le ha rinviate…ce ne siamo occupati un po’ così. Usare questa modalità ha cambiato il concept dell’album, non tanto per le canzoni, quanto per la maniera in cui abbiamo registrato. Siamo stati obbligati ad utilizzare molti più elementi elettronici di quanto avessimo previsto. Inizialmente avevamo pensato di registrare l’album dal vivo, con noi cinque in una stanza, perché avevamo sviluppato una “cool vibe” durante il tour e volevamo infondere quell’energia “live”, replicarla in qualche modo. Quindi abbiamo modificato quel nostro desiderio, ma, in un certo senso, quando mi guardo indietro, credo che sia stato fico perché ci ha obbligati ad essere creativi ed a trovare soluzioni alternative. È stato impegnativo, ma sono davvero contento del risultato. Quando ascolto l’album adesso, sono davvero felice del fatto di essere arrivato in un territorio più elettronico, trovo che sia stata una scelta adatta anche per le canzoni. In un certo senso, è come se il coronavirus fosse il sesto musicista dell’album!

Esatto! Credo che per voi sia stata l’occasione perfetta per sperimentare!

So che la maggior parte delle canzoni presenti in “Sand” sono state scritte mentre eravate in tour per “Fever”, e che nella band siete tutti d’accordo nel dire che c’è una sorta di filo conduttore che le collega: il concetto di attesa, d’irrequietezza. Quest’idea centrale è un qualcosa che è emerso prima della pandemia o è un qualcosa che si è, in un certo qual modo, consolidato proprio a causa di ciò che è accaduto nel 2020?
Ѐ difficile da dire. Alcuni testi credo siano stati scritti prima della pandemia, altri durante il lockdown, ma è stato solo quando abbiamo terminato la stesura di tutte le canzoni che abbiamo realizzato di aver scritto davvero tanto a proposito del tempo. Non è un concept al quale avevamo pensato prima, ma è diventato evidente quando abbiamo avuto una visione d’insieme delle canzoni. È piuttosto ironico, in un certo senso, perché cantiamo molto di soggetti come l’irrequietezza, il fatto di non voler attendere e poi…è accaduta proprio una cosa del genere (la pandemia).

La mia sensazione personale è che con “Sand” abbiate volutamente ricercato ed inseguito una certa atmosfera cinematografica. È evidente in alcuni dei brani, ma ancor di più nei video musicali che avete rilasciato per singoli come “Losers” e “On a Roll”. Com’è stato girare i video? Da dove è venuta l’idea?
L’idea per “Losers” era quella di…hai presente gli heist movie? Ecco sono un genere un po’ cliché e noi volevamo ricostruire proprio la fine di un heist movie con cinque personaggi, (cioè noi Balthazar), che alla fine del colpo vanno ognuno per la propria strada, ma senza dare la possibilità allo spettatore di sapere cosa sia accaduto prima o quale sia stata la rapina compiuta. Questa è più o meno l’idea per “Losers” e abbiamo girato all’esterno, a Gent, perché era l’unica opzione possibile. “On a Roll”, invece, parla di restare bloccati in un loop e di fare ripetutamente sempre gli stessi sbagli, senza essere capaci di sfuggire ai propri difetti, in un certo senso. Il video credo rappresenti quest’idea piuttosto bene.

Nel primo singolo estratto dall’album, “Losers”, ad un certo punto canti “I wish I could sing tralala the way Paolo Conte can“. Possiamo presumere, dunque, che i Balthazar siano fan di Paolo Conte?
In realtà, quando stavo scrivendo la canzone, un amico mi ha inviato una canzone di Paolo Conte: “L’Orchestrina”. Chiaramente conoscevo Paolo Conte di nome ed un po’ musicalmente, ma non gli avevo mai prestato particolarmente attenzione prima di allora. Quando il mio amico mi ha inviato la canzone mi sono detto: “Wow, questa canzone è così cool!” e la prima cosa che ho notato era il modo in cui cantava tralala…sai una stupida parola senza senso, ma con così tanto carisma! Si, non saprei…ho semplicemente deciso di usarla.

Ci sono altri artisti italiani che ti piacciono?
Ah i cliché credo…dovrei controllare per verificare quali siano italiani tra quelli che ascolto.

In “Sand” avete esplorato anche nuovi orizzonti musicali: l’uso dei bass synths, talvolta la predominanza di samples di batteria o anche il notevole e frequente uso del falsetto. Ho notato anche delle vibes disco in “Losers” e degli accenni jazz in “Powerless”. Come ha funzionato la cosa? Volevate sperimentare di più col nuovo album? La cosa è forse dovuta anche alla pandemia o è un mix di entrambi i fattori?
Si, è un mix di sicuro. Prima volevamo davvero creare un album groovy, più live, ma alla fine si è trasformato in qualcosa di più elettronico a causa della pandemia. Quindi possiamo dire che è un po’ un mix. Con “Fever” avevamo già avuto la sensazione di aver iniziato a sperimentare un lato della nostra identità groovy e dance, perciò ci è sembrato giusto perseverare con questo approccio. Si, si può dire che abbiamo insistito in questo senso col nuovo album.

Un aspetto che ho sempre apprezzato moltissimo nella musica dei Balthazar, è la vostra abilità di scrivere i testi per le vostre canzoni. Quindi lasciamelo chiedere, nel vostro processo creativo cosa viene per prima, la musica o le parole?
Sempre la musica. Credo che quello che produciamo, che consegniamo alla fine sia valido, ma siamo piuttosto pigri, nel senso che creiamo sempre molte più canzoni di quelle che finiscono nell’album ed è solo quando effettuiamo la selezione che…perché sai all’inizio cantiamo in una lingua senza senso, quando scriviamo le canzoni, ed è solo quando scegliamo quelle che finiranno sull’album che iniziamo a scrivere i testi. Perché sai, non ci va troppo di scrivere le parole per, praticamente, tutte le canzoni (dice ridendo).

Non volete essere iperproduttivi, insomma!
Esattamente! (Ride).

Questo processo è stato diverso in qualche modo per “Sand” ?
Si, credo che sia andato più o meno allo stesso modo, perché io e Jinte scriviamo sempre separatamente, lavoriamo sulle idee separatamente, ce le mandiamo a vicenda e poi lavoriamo l’uno sulle canzoni dell’altro. Quindi in questo senso l’approccio non è stato diverso. Non è che abbiamo avuto modo di sederci al pianoforte e scrivere assieme le canzoni in questi ultimi mesi…no, credo che alcuni pezzi siano molto personali, altri molto più diretti. Quando eravamo più giovani usavamo più metafore, ci nascondevamo di più dietro la poesia, mentre adesso diciamo le cose direttamente…credo si possa definirlo invecchiare…

Questa riflessione si collega perfettamente alla mia prossima domanda! Vorrei chiederti, dopo 5 album e moltissimi concerti on the road, come si è evoluto il percorso artistico dei Balthazar?
Uh è una domanda difficile! Quello che posso dire è che ogni anno raccogliamo qualcosa di nuovo ascoltando nuovi artisti. Talvolta sono elementi perfetti, altre volte parliamo di semplici abbellimenti, ma diventa davvero naturale, a quel punto, avere un’evoluzione nel sound. La mia impressione è che arrivati ad una certa età si ha un certo tipo di gusto e quindi si fa un certo tipo di album. Non l’abbiamo mai concettualizzato troppo o, in generale, non vi abbiamo comunque mai pensato troppo, lasciamo semplicemente che le cose accadano. Succede automaticamente che c’interessiamo ad una direzione leggermente differente. Quando ho creato il progetto Warhaus, avevo un certo tipo di stato d’animo e l’idea rifletteva davvero chi ero a quell’epoca. Se facessi un nuovo album dei Warhaus l’anno prossimo, sarebbe di sicuro differente da quelli precedenti, proprio perché ad una certa età si ha un certo tipo di gusto e così via…credo semplicemente che le cose evolvano in questo modo.

Sono curiosa di sapere perché avete intitolato il disco “Sand” e vorrei chiederti anche qual è l’idea dietro alla scelta della copertina del nuovo album che, tra parentesi, mi piace davvero tanto.
“Sand” è un riferimento. In “Hourglass” cantiamo della sabbia all’interno della clessidra, quindi è un riferimento al tempo. È un concept che seguiamo e che trattiamo in ogni canzone del disco, quindi ci è venuto naturale pensare che fosse una bella metafora per esprimere il concetto. Tra l’altro ci piacciono i titoli corti, come “Rats”, “Fever”… Per quanto riguarda la copertina dell’album, ci è capitato di vederne una foto su internet e ci è piaciuta immediatamente. All’inizio ne abbiamo riso, ma poi, quando ci siamo soffermati ad osservarla più a lungo, l’immagine si è trasformata in qualcosa di molto intrigante. Il nome della scultura è “The One Who Waits” ed è un’opera di un’artista olandese che crediamo calzi a pennello all’album. Evoca la sensazione imbarazzante di trovarsi in una sala d’attesa, quel particolare momento in cui il tempo è immobile.

Vi ho visti in concerto due volte. Una a Parigi, alla Fête de la Musique nel 2016, mi sembra, ed un’altra a Bordeaux, durante il tour di “Fever”, nel 2019. Entrambi gli show sono stati fantastici! Considerate le condizioni attuali, credo che dovremmo aspettare un po’ di tempo prima che riusciate a portare “Sand” in tour. Anche se credo di conoscere già la risposta alla mia domanda, ti chiederò comunque: Come ti fa sentire la cosa?
Beh…provo a vedere il lato positivo. È interessante come si arrivi a conoscere sé stessi in tempi come questi. È pazzesco se ci penso, praticamente siamo stati in tour per dieci anni ed abbiamo vissuto in una sorta di bolla ed ora siamo a casa e non abbiamo nulla tra le mani, quindi dobbiamo davvero guardarci allo specchio e chiederci “chi diavolo siamo?” e tutto il resto di quelle altre domande esistenziali. Quindi credo che siano tempi interessanti, noiosi, ma comunque interessanti in un certo senso. In ogni caso speriamo di poterci esibire e fare qualche primo concerto quest’estate, ma ovviamente vedremo, intanto, come si metterà la situazione.

Incrociamo le dita! Sarebbe davvero fantastico!

In alcune interviste del 2019, affermasti che tutti gli album dei Balthazar possono essere, in un certo qual modo, ricollegati ad una parte del corpo. Ad esempio, dicesti che il vostro primo album proveniva dalla testa, mentre “Rats” veniva dal cuore, “Thin Walls” dallo stomaco e “Fever” dalle anche. Dunque, da che parte del corpo possiamo dire provenga “Sand”?
Mmmh…non ci ho ancora pensato!

Allora è una buona opportunità per farlo!
Forse le ginocchia. Perché il virus ci ha messo in ginocchio e abbiamo dovuto lavorare con quest’handicap…ma probabilmente cambierò la mia risposta (ride).

Controllerò le prossime interviste per vedere se cambierai risposta allora! 

Era la mia ultima domanda per te Maarten, grazie ancora di avermi concesso quest’intervista. È stato un piacere parlare del  nuovo album con te! Vi auguro il meglio per questa nuova avventura musicale e spero di rivedervi presto in tour! 
Cool! Grazie a te d’avermi invitato per quest’intervista, è stato un vero piacere!

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