Inizio ad ascoltare questo disco prima che la copia promozionale giunga tra le mie mani. Poteri del P2P, indispensabili quando si deve maneggiare una materia apparentemente complessa come un nuovo disco di Patrick Wolf. Ho voluto misurarlo sulla distanza, sottoporlo ad un considerevole numero di ascolti per verificarne la tenuta. Forse troppo impaurito da ciò che avrebbe assalito i miei padiglioni, certo di trovare qual barocchismo orchestrale al limiti del kitsch che spesso, in pochi ascolti, porta alla saturazione.

Di sicuro c’è che i brani di questo “The Bachelor” sono privi di vuoti, giocando, quasi come se l’autore si divertisse, ai limiti del cattivo gusto senza varcarne la soglia neanche di un millimetro. Dopo le tinte grigie di “Wind In The Wires” e la policromia pop di “The Magic Position” c’era da aspettarsi un passo in una direzione ulteriormente complessa, cosa che puntualmente avviene, ma in maniera sorprendente. Non inganni il singolo “Vulture”, corredato un video piuttosto tamarro ,che ammicca al pop sintetico degli anni ’80, nel disco c’è tanto, tantissimo altro. Manca l’isteria di arrangiamenti che schizzano da tutte le parti, quindi la coerenza stilistica, anche tra brani agli antipodi, non viene a mancare. Si passa dall’energico pop-rock orchestrale di “Hard Times”, al folk celtico, opportunamente rimodernato di “Thicjkets”, dal folk solenne e pomposo di “Theseus” alle partiture di pianoforte di una “Blackdown” che parte esenziale e poi trasfigura in una festa di suoni folk irlandesi, con violino sempre in primo piano. C’è spazio anche per un pezzo che vira verso sonorità  industral (“Battle”) senza risultare un corpo estraneo alla scaletta.

Il violino, lo strumento col quale Patrick ha sempre avuto un rapporto privilegiato è l’assoluto protagonista, talvolta discreto e compiacente, altre volte sontuoso e prepotente, di un album che rappresenta la summa di tutto ciò che il Nostro ha composto sino ad oggi. La varietà  degli approcci e le atmosfere cangianti nulla lasciano alla noia, nonostante la grande abbondanza di soluzioni adoperate. Un occhio alla nota sui ‘similar artists’, una caratteristica che a volte aiuta a capire di cosa si parla ed altre volte può depistare. Leggetelo bene quell’elenco qui sotto, proprio prima delle stellette, ci troverete tanti nomi che qui dentro in piccola parte sono presenti, a livello di ispirazione. In piccola parte ognuno di loro, perchè Patrick Wolf continua a somigliare sempre più solo a se stesso. Difficile immaginare un prossimo capitolo migliore di questo, ma intimamente siamo convinti che sarà  possibile.

Cover Album

The Bachelor
[ Bloody Chamber Music – 2009 ]
Similar Artist: Beck, Antony, Rufus Wainwright, Depeche Mode, Final Fantasy, The Cure, Trent Reznor
Rating:
1. Kriegsspiel
2. Hard Times
3. Oblivion
4. The Bachelor
5. Damaris
6. Thickets
7. Count Of Casualty
8. Who Will?
9. Vulture
10. Blackdown
11. The Sun Is Often Out
12. Theseus
13. Battle
14. The Messenger

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