Per un attimo sembra di stare ad un concerto dei Jonas Brothers o di Justin Bieber: urletti e dichiarazioni d’amore da parte di adolescenti in visibilio per la propria eroina. D’altronde Chan Marshall aka Cat Power, puoi impegnarti quanto vuoi, può impegnarsi quanto vuole anche lei accumulando un ritardo sinceramente snervante, non si può non amarla. Non adorarla. Sia che l’anagrafe dica minorenne sia che l’anagrafe dica 50 (e infatti il pubblico oscilla in questo range). Possiede un magnetismo che al confronto la stazione non è nulla: io personalmente perdo contatto con la realtà  non appena Chan e la sua combriccola mettono piede sul palco verso le ventitrè meno qualcosa, eseguendo una versione rallentata e in crescendo di “The Greatest”, per poi recuperarla a mezzanotte a live terminato.

Inizialmente la voce di Chan non è perfetta, ma lei è sempre in grado di tirar fuori il graffio decisivo quando serve e si diverte a cambiare le linee melodiche dei suoi pezzi, ad esibirsi in pose, mossettine e passi di danza francamente ridicoli ma che te la fanno amare ancor di più. I pezzi dell’ultimo “Sun” dal vivo si ora si agghindano con un giubbotto di pelle (“Silent Machine”) ora acquistano maggiore tridimensionalità  rispetto alla versione su disco (“3, 6, 9”, “Ruin”) ora mettono in mostra una sezione ritmica che si prende qualche provvidenziale licenza (“Manhattan”). Per i fan di vecchia data, poi, due colpi al cuore come “Metal Heart”, “Peace and Love” e “Human Being”, cantate ed interpretate con una spontaneità  – ripeto, alle volte goffa ma ipnotica, un’intensità  e un crescendo di cuore che proprio ciao.

Dopo averne passate di tutti i colori nella sua vita, Chan Marshall ora sembra serena, purtuttavia restando svitata e svampita. E in effetti la si ama anche per questo. Ma soprattutto la si ama per il fatto che da vent’anni è lì, anzi qui, imperterrita e sempre prodiga di confessioni, e oggi anche con qualche sorriso in più, che sul suo bel visino non guasta affatto.

[Bene, tutto questo l’ho scritto subito dopo il concerto al CarroPonte. Poi la sera dopo apro Facebook e la home è costellata di stati che testimoniano deliri su deliri nel corso della data romana all’Auditorium: scazzi sul palco, abbandoni nel mezzo di canzoni e così via. Evidentemente qualcosa sembra minare ancora la quiete di Chan. E pensare che un’amica mi aveva messo in guardia: “Con Cat Power il lieto fine non è così scontato”, mi aveva detto. E infatti…
Che dire? Fortunati noi a Milano. Ma è una lotteria a cui probabilmente vale la pena di giocare
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Photo: Abby Gillardi, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons