#10) WAR ON DRUGS
I Don’t Live Here Anymore
[Atlantic]
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Con grande coraggio semplificano il loro linguaggio , ma rimane salva l’abilità  compositiva se pur all’insegna di un minor grado lisergico ed un abbraccio ad una inedita semplicità .

#9) DURAN DURAN
Future Past
[Tape Modern / BMG]
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Senza raggiungere le vette del ritrovato capolavoro “All you need is now”, i DD si fanno ampiamente perdonare dopo la delusione di “Paper Gods”, con un convincente lavoro al crocevia tra nostalgia e modernità .

#8) LUCERO
When You Find Me
[Liberty & Lament]
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No, non sono mai stati dei fuoriclasse i Lucero. Mai lo saranno.
Sono però degli appassionati artigiani, dei musicisti intelligenti, che negli anni hanno saputo coniare uno stile in grado di conquistare ascoltatori con sensibilità  differenti.

#7) BALTHAZAR
Sand
[Play It Again Sam]
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Figlio intraprendente e meno legato ai suoni malinconici del passato, il nuovo album della band abbraccia tinte alt-pop proseguendo, in maniera più che coerente, il percorso intrapreso dal gruppo nel corso degli ultimi anni

#6) AFFLECKS PALACE
What Do You Mean It’s Not Raining
[Spirit of Spike Island]
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Nostalgici del madchester, del baggy, del rock psichedelico e danzereccio, unitevi tutti, ecco finalmente il full lenght degli Afflecks Palace.

#5) BLACK COUNTRY, NEW ROAD
For The First Time
[NinJa Tune]
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Sono arrivati e finalmente rimischiano le carte e vanno oltre il predominante panorama post-punk, il mondo indie ha un nuovo punto di riferimento,una stella che potrebbe essere destinata a brillare ancora per molto tempo.

#4) STRAND OF OAKS
In Heaven
[Galacticana Records / Thirty Tigers]
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Un disco di lutti e fantasmi “In Heaven”, che riesce forse per la prima volta a far convivere tutte le fasi della carriera di Strand Of Oaks in quaranta minuti ragionati e intensi.

#3) THE BLACK
Ars Metal Mentis
[Black Widow]
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Tale lavoro lo conferma ancora una volta come uno dei massimi esponenti del doom metal, continuatore della grande tradizione che va dai Black Sabbath e Black Widow passando per i Trouble, i Saint Vitus e i Pentagram.

#2) RYAN ADAMS
Big Colors
[Pax Am]
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Sin dal poker iniziale rimaniamo abbagliati ma anche l’ascolto integrale dell’album, dispiace risultare ripetitivo, ci colpisce per il sorprendente standard qualitativo delle canzoni che Ryan scrive, in una guisa talmente naturale che immagino l’invidia di molti storytellers o songwriters, piegati invece nello sforzo di indovinare melodie o sfornare idee compositive che al nostro paiono scaturire copiose in apparente comfort.

#1) WHITE FLOWERS
Day By Day
[Tough Love]
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E’ un mondo oscuro ed etereo quello della band, come se la nostra realtà  fosse diventata quella surreale di Twin Peaks e la nostra colonna sonora uscisse perennemente dal Roadhouse.