10. PARAMORE
This Is Why
[ Atlantic ]
La nostra recensione

La band capitanata da Hayley Williams torna con un album asciutto, maturo e molto convincente. Seppur ci siano delle pecche qua e là, i Paramore mantengono lo status quo di ottimi musicisti. I richiami sono tantissimi, in particolare alla loro band del cuore Bloc Party. In meno di quaranta minuti, il gruppo è riuscito a convincere i propri fan con questo esperimento che diventerà realtà col prossimo disco.

9. M83
Fantasy
[ Mute Records / Virgin Records ]
La nostra recensione

E via con i sogni e i film mentali targati M83. Il prodotto discografico è sempre lo stesso. Il progetto di Gonzalez rimane tale e quale all’inizio: farci sognare. Con un album strutturato per 13 canzoni, il viaggio in un dream-pop da cinque stelle è ben assicurato. I synth come sempre veri protagonisti del disco, e del progetto, con una menzione d’onore per “Amnesia”. Pezzone.

8. COLAPESCE & DIMARTINO
Lux Eterna Beach
[ Numero Uno / Sony Music ]
La nostra recensione

Colapesce e Dimartino sono i nostri Simon & Garfunkel, ma trasportati nel nuovo millennio e riempiti come se fossero un unico calderone di tanti stili diversi. La loro collaborazione, che purtroppo ora va in pausa, è risultata essere perfetta anche per questo nuovo disco. L’esistenzialismo, la satira, Ivan Graziani e Joan Thiele sono solo alcuni dei temi e personaggi (vivi o morti che sia) che fanno da corollario a questo bellissimo e dolorosissimo album. Momento epico, fuori tema per questa classifica: la Michielin.

7. GRIAN CHATTEN
Chaos For The Fly
[ Partisan Records ]
La nostra recensione

Quando un frontman, molto carismatico e allo stesso tempo misterioso come Grian, si mette a fare un album solista ci possono essere due risultati: il fallimento o la gloria eterna. Per fortuna questo disco rientra e rimarrà negli annali della storia musicale come un’ottima opera prima, soprattutto per non essere assolutamente vicino al gruppo d’origine. In questo caso i Fontaines D.C. Finalmente Chatten ha ritrovato la calma nella sua Irlanda.

6. LUCIO CORSI
La Gente Che Sogna
[ Sugar ]
La nostra recensione

“La Gente Che Sogna”, e anche Lucio Corsi continua a farlo. Nel suo nuovo disco, c’è tutta la summa di questo fenomenale cantautore. Un mix di generi diversi, da quelli italiani a quelli internazionali, che vengono catapultati facilmente in ogni brano che produce. Questa terra non è fatta per Lucio Corsi, perché lui è un alieno e continua a viaggiare nello spazio più profondo alla velocità della luce.

5. BEIRUT
The Hadsel
[ Pompeii Records ]

Come sempre, e quindi per l’ennesima volta, Beirut fa colpo. Un album che vuole rifarsi al passato del progetto, con uno sguardo al futuro. Non è facile mantenere i livelli così alti, ma anche dalla lontana e remota Norvegia ecco che ci ritroviamo immersi nella sua natura, nel suo isolamento e nella sua ricerca per ritrovare sé stesso. Un album toccante come pochi.

4. SUFJAN STEVENS
Javelin
[ Asthmatic Kitty ]
La nostra recensione

Ci sono voluti tre anni per risentire qualcosa di così struggente ed emozionante allo stesso tempo. La tranquillità di questo disco va contro tutti i possibili rumori a cui siamo abituati oggi. Stevens riesce, ancora una volta, ad emozionarci raccontando tantissime storie diverse con un fil rouge comune: i sentimenti. Registrato in casa, da solo, ma a volte anche con gli amici di sempre a fargli da supporto. Anche durante la lotta più ardua, Sufjan Stevens continua a vincere.

3. BOMBAY BICYCLE CLUB
My Big Day
[ AWAL ]
La nostra recensione

Il terzo posto, più che meritato, va ad un gruppo di ragazzi inglesi che con questo nuovo album ha capito che più improvvisi e sperimenti e più ti diverti. E infatti i Bombay si sono troppo divertiti questa volta, chiamando a raccolta anche tantissimi altri artisti come Damon Albarn e Chaka Khan. Sicuramente il loro progetto più d’avanguardia tecnica e cazzone della loro carriera. Se continuano così, non la smetteremo mai più di ballare.

2. BAUSTELLE
Elvis
[ BMG Italy ]
La nostra recensione

Anche i gruppi fanno il rebrand. In questo caso i Baustelle hanno proprio cambiato tutto (dalla formazione live fino al management e via dicendo) per sfornare questo album-tributo in onore di “Elvis”. Il risultato? Forse uno dei loro lavori più interessanti degli ultimi tempi, con una grandissima apertura a generi non ancora esplorati e la voglia di essere perdutamente superstar. Per sempre.

1. BLUR
The Ballad Of Darren
[ Parlophone ]
La nostra recensione

Ebbene sì, sono uno di quelli. L’ultimo dei Blur riesce a conquistare il primo posto molto facilmente. E perché mai? In primis per questa cover geniale, forse la cover dell’anno. In secondo luogo perché la band di Damon Albarn riesce ancora una volta a regalarci qualcosa di originale e profondo allo stesso tempo. Questo disco è un momento di riflessione per il gruppo al fine di capire a che punto sono arrivati e su cosa possono spingere ancora. Il brit pop è stato abbandonato oramai e questa maturità artistica dovuta dalla stessa di ogni singolo componente fa sì che questo album sia perfetto dall’inizio alla fine.