Poco dopo la morte della mamma, il quindicenne Ahmet, riccioloni castano chiaro e il sogno di diventare un DJ, viene ritirato dalla scuola dal padre, un pastore della Macedonia turcofona. Durante la sua “prigionia” alla guida di venti pecore, l’aspirante disc jockey conoscerà Aya, residente in Germania, giunta in loco per celebrare il suo matrimonio combinato. Da quando la mamma è morta, peraltro, il fratellino piccolo di Ahmet ha smesso di parlare e viene portato ogni settimana da un santone che, più che le parole di bocca, sembra intenzionato a tirar i soldi dalle tasche del padre.

Sono queste le premesse di un grazioso feel good movie con la tipica patina speranzosa da film indie di matrice Sundance – dove ovviamente ha vinto vari premi. Nulla di nuovo, per carità, ma il cuore te lo riscalda per benino e le trovate figlie del contesto, dai beat hip-hop sganciati dalle casse del minareto alle pecore raver, sono divertenti e originali.













