AIR – Live @ Estragon (Bologna, 22/01/2010)
Genere: concerti
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Togliamoci subito un sassolino dalla scarpa (un sassolino che a dire il vero ha le dimensioni di un macigno): c’è gente che farebbe meglio a starsene a casa invece di andare ai concerti per farsi le canne, parlare a voce altissima rivolgendo le spalle al palco, fregarsene altamente delle persone che stanno suonando sul palco, ricordare epici momenti vissuti a concerti dieci/quindici anni fa (quando erano tutti azzurri di sci come Fantozzi), disturbare chi sta attorno salvo poi esaltarsi quando gli Air suonano qualcosa tratto da “Moon Safari”. C’è gente che farebbe meglio a rivolgersi ad un buon analista piuttosto che andare ai concerti degli Air per cercare di rivivere i tempi che furono: oltretutto se l’analista non è uno di quelli che generano hype (come ad esempio un Raffaele Morelli qualsiasi) ed è solito lavorare in nero la seduta costerebbe loro molto meno.
Eppure – sassolini nelle scarpe a parte – vale ancora la pena di vedere un concerto degli Air nel 2010, e vale la pena di spendere qualsiasi cifra per essere presenti all’evento. Eccome se ne vale la pena: su disco non hanno praticamente più nulla da dire da parecchio tempo (diciamo da “Talkie Walkie” in poi, 2004 circa), ma dal vivo suonano che è una meraviglia, riescono ancora a fare emozionare, hanno classe da vendere e rendono credibili anche gli episodi tratti dall’ultimo, incertissimo disco “Love 2” (la tripletta “Do The Joy “, “So Light is Her Football” e “Love” acquista una veste nuova, più viva, più umana, più vera).
È chiaro, ad un concerto degli Air si va (anche) sperando di rivivere le magiche atmosfere di “Moon Safari”, e loro gentilmente ti accontentano: “Remember”, “Sexy Boy”, “La Femme D’Argent” e “Kelly Watch The Stars” sono da lacrime agli occhi e con il loro calore analogico riescono ad entrarti dentro scavando in profondità, ma anche il resto (oltretutto, scaletta alla mano, ci si può rendere conto di come all’Estragon gli Air abbiano preferito dare spazio al materiale più recente – come dire Gonzi, imparate ad accettare il fatto che non siamo più nel 1998, la vita va avanti e noi suoniamo solo ciò che ci piace”) ha lasciato il segno in tutti coloro che hanno voluto ascoltarlo senza preconcetti di sorta.
Gli Air sono come quei calciatori che, ormai giunti a fine carriera, vanno a godersi gli ultimi scampoli di gloria in piccole squadre di provincia (vedi Roby Baggio a Brescia, ma ce ne sono tanti altri): tutti sono scettici e loro invece dimostrano di avere ancora in canna il colpo di genio che ti risolve una partita. Ci sarà sempre qualcuno che non li riterrà degni di calcare ancora i campi di calcio, ma loro procederanno per la loro strada dando lezioni di stile a tutti coloro che li ricordano e li ricoprono d’incenso solo per il loro glorioso passato tralasciando il fatto che a tratti anche il presente sa essere splendido. Ed il bello è che gli Air non sono nemmeno a fine carriera ma hanno ancora tantissimo da dare al mondo della musica.
Foto Thanx to marcomezzz.
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31 gennaio 2010 @ 12:11
bravo!…bel report!
1 febbraio 2010 @ 18:00
..è meglio starsene a casa anche se al concerto si va solo per fare una recensione così.. e bacchettare gli altri!vai a teatro se vuoi un pubblico silenziono!è stato un bellissimo concerto, ma per 35 euro potevano suonare un pochino di più..
2 febbraio 2010 @ 21:24
Non pretendo silenzio assoluto, pretendo semplicemente rispetto. Sono andato al concerto per ascoltare gli Air, non per fare la recensione o sentirmi trentacinquenni che parlano di quando han visto i Sonic Youth nel 99 e gli Eels nel 2005. Parlare ci sta, urlare no – soprattutto se la musica non è propriamente “rumorosa”. Non parliamo delle canne e dei tanti gonzi che all’entrata son stati bloccati perchè cercavano di portarsi alcoolici da casa.
Quanto alla questione prezzo, ho speso 35 euro ma sarei stato disposto a spenderne pure di più. La scaletta era ottima e gli Air han suonato quanto bastava. Non un secondo di più, non un secondo di meno. O avresti preferito che eseguissero anche le restanti tracce di Moon Safari?
2 febbraio 2010 @ 21:32
Riguardo al discorso delle canne… sia chiaro, non sono un’educanda o un bacchettone. Non fumo ma non voglio impedire a nessuno di fumare. Solo che non la gente non mi deve fumare in faccia durante un concerto.
Peraltro le leggi della Repubblica Italiana vieterebbero di fumare nei locali pubblici, non capisco perchè questo divieto spesso e volentieri venga infranto…
3 febbraio 2010 @ 10:45
Sottoscrivo totalmente quanto detto da Federico. Parole sante.
5 febbraio 2010 @ 16:12
scusa ma Pocket symphony e Love 2 onestamente li hai ascoltati? mi sembra che tu sia un altro di quelli che abbia bisogno dello sdoganamento culturale per poter apprezzare un disco.. che tristezza..
5 febbraio 2010 @ 16:13
..e il disco di Charlotte Gaisbourg?? o_0
6 febbraio 2010 @ 00:52
Anche se non so cosa tu voglia intendere per “sdoganamento culturale” li ho ascoltati, eccome se li ho ascoltati. E anche Charlotte Gainsbourg.
E anche Serge Gainsbourg.
E anche David Axelrod.
E anche gli Zero 7, per la precisione loro primo disco Simple Things – quello in cui erano gli Air con David Axelrod al posto di Serge Gainsbourg.
Come vedi, sono preparato e riesco ad apprezzare un disco.;)
22 marzo 2010 @ 22:46
scusa ma che centra Serge Gainsbourg e david Axelrod o i derivativi Zero 7? Ma quando parlo del disco 5:55 di Charlotte Gainsbourg ovviamente mi riferisco a un album degli AIR dato che in sostanza è un disco degli air solo che ci canta la suddetta figlia di. Ripeto: ti sembra davvero che gli AIR siano a fine carriera? oppure hai bisogno della formuletta musicale di moon safari scopiazzata alla grande dai mitici zero 7 nel primo album? Per sdoganamento culturale parlo del fatto che un disco è bello se la critica l’ha sdoganato (come è stato ampiamente fatto con moon safari). Della serie gli Genesis senza Gabriel fanno cagare, i migliori King Crimson sono i primi, si stava meglio quando si stava peggio e via dicendo..
ripeto: tristezza
22 marzo 2010 @ 22:48
..e cmq la tua risposta sul disco di Charlotte Gainsbourg fa capire ampiamente con quale meticolosità ti prepari prima di sparare a zero..
23 marzo 2010 @ 17:25
Eh no, non mi toccate gli Zero7. Non so perche’ ma ho un fottuto debole per loro.