SAMMY HAGAR & THE CIRCLE
Space Between

[ BMG - 2019 ]
8
 
Genere: hard rock
 
31 maggio 2019
 

La storia di Sammy Hagar è la storia di un uomo che ce l’ha fatta. Un uomo che è riuscito a trasformare la sua più grande passione in un mestiere. State pensando alla musica, vero? Beh, vi sbagliate di grosso: la più grande passione del buon Sammy è la tequila. Dopo decenni trascorsi a produrre hard rock con i Montrose, i Van Halen e in solitaria, il nostro è passato alla distillazione dell’agave blu.

Un trionfo: una decina di anni fa è riuscito a vendere la sua azienda, la pluripremiata Tequila Cabo Wabo, niente po’ po’ di meno che al Gruppo Campari. E si è intascato anche un bel gruzzoletto, per giunta: ottanta milioni di euro. Abbastanza per poter campare di rendita, non credete? E invece no, perché questo instancabile giovanotto sulla settantina oggi torna al suo primo amore – sì, adesso stiamo parlando di musica – con un album intitolato “Space Between”,  registrato insieme a una band che si fa chiamare The Circle.

Un gruppo di esordienti? Manco per niente. Alla chitarra, un collaboratore di lunga data: Vic Johnson. Al basso, un altro enorme appassionato di bevande alcoliche: Michael Anthony, ex collega nei Van Halen. Alla batteria, un formidabile figlio di papà: Jason Bonham, quasi sempre presente al fianco dei Led Zeppelin nelle loro fugacissime reunion post 1980.

Con un quartetto del genere, è impossibile fallire. E infatti “Space Between” è un disco sorprendentemente buono. Fresco, vibrante e privo di fronzoli; scritto, prodotto e arrangiato in maniera splendida. Senza inventarsi davvero nulla di nuovo, Sammy Hagar & The Circle ci portano a fare un giro lungo appena trentacinque minuti nella migliore tradizione hard rock statunitense. È tutto lavoro di chitarra (elettrica naturalmente, ma anche tanta acustica), basso e batteria: non c’è bisogno di affidarsi a particolari effetti speciali per mettere in risalto le qualità di un cantante che, nonostante l’età, mantiene ancora in ottime condizioni il suo riconoscibilissimo timbro blues.

Un’ugola graffiante e versatile come non mai per scartavetrare i timpani nei passaggi più sostenuti (“Free Man”, “Trust Fund Baby”) e sfiorare le corde dell’anima quando i toni si abbassano e si avvicinano – in maniera assai discreta – al soul, al country e al vecchio rhythm and blues (da non perdere “Can’t Hang”, “No Worries” e l’intensissima “Wide Open Space”). Come si dice a Bolzano, è hard rock de core e de panza: la colonna sonora ideale per un lungo, piacevole viaggio in auto. O per sbronzarsi con una bella bottiglia di Cabo Wabo.

Tracklist
1. Devil Came To Philly
2. Full Circle Jam (Chump Change)
3. Can't Hang
4. Wide Open Space
5. Free Man
6. Bottom Line
7. No Worries
8. Trust Fund Baby
9. Affirmation
10. Hey Hey (Without Greed)
 
 

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