KINGS OF CONVENIENCE
La TOP 10 Brani

 
3 Giugno 2021
 

Nuovo disco in vista per i Kings Of Convenience, paladini del New Acoustic Mouvement che mancavano da “Kings of Convenience’s Live Acoustic Sessions – Milan 2009” del 2010. Erlend Øye e Eirik Glambek Bøe pubblicheranno “Peace or Love” il prossimo diciotto giugno via EMI e nell’attesa cogliamo l’occasione per dedicargli una Top 10.

10. Gold For The Price Of Silver
2001, da “Versus”

Traccia numero quattro della raccolta del 2001, che conteneva remix in chiave elettronica di diversi brani di “Quiet Is The New Loud”. “Gold For The Price Of Silver” era una b – side che reclamava il giusto spazio in un progetto che non stravolgeva il suono del duo ed è presto diventato un piacevole diversivo.

9. Brave New World
2000, da “Kings Of Convenience”

L’esordio del 2000, pubblicato solo in Stati Uniti e Canada, non ha avuto il successo sperato ma le stesse canzoni, con poche eccezioni, sarebbero entrate a far parte di “Quiet Is The New Loud” l’anno dopo con risultati ben superiori. “Brave New World” è una gemma rimasta confinata in quel primo disco e andrebbe riscoperta.

8. An English House
2000, da “Kings Of Convenience”

Sempre il disco d’esordio, i KOC non ancora dotati di quel talento capace di trasformare in oro qualsiasi melodia ma già incredibilmente intensi in un brano nostalgico che punta tutto sull’intreccio delle voci di Erlend e Eirik con un finale a cappella veramente notevole.

7. Free Fallin’
2001, da “Failure”

La passione dei Kings Of Convenience per le cover è ben nota e la loro versione di “Free Fallin’” di Tom Petty lo dimostrava fin da subito. B – side del singolo “Failure” metteva i due ragazzi norvegesi alla prova con un grande classico e loro sembravano nati per cantarlo.

6. Peacetime Resistance
2009, da “Declaration Of Dependence”

Album numero tre, suono più corposo e riflessivo, forse meno minimale ma con nulla da invidiare agli illustri predecessori. Una dichiarazione di dipendenza che disarma fin dal titolo ed è portatrice di una quiete diversa, ancor meno rumorosa se vogliamo ma molto tenace.

5. Riot On An Empty Street
2009, da “Declaration Of Dependence”

Il terzo album arrivato dopo cinque anni di pausa ripartiva con un riferimento diretto al precedente “Riot on an Empty Street” dedicandogli addirittura un brano, una title track fuori tempo massimo ma di rara bellezza. Chitarre dal tono quasi spagnoleggiante e la tristezza diventa consapevolezza se non proprio serenità.

4. Misread
2004, da “Riot on an Empty Street”

Il disco della definitiva consacrazione e uno dei singoli era l’indimenticabile “Misread” con i suoi accordi tenui e il piano che entra al momento giusto. Non canticchiarla era ed è impossibile e grazie a questo brano in particolare la curiosità per ciò che arrivava dalla Norvegia è cresciuta a dismisura.

3. Toxic Girl
2001, da “Quiet Is the New Loud”

Un secondo, vero esordio dopo le prove generali fatte con “Kings Of Convenience” l’anno prima. Tutto lucidato e perfezionato nel frattempo, a far da apripista un singolo malinconico come “Toxic Girl” che gettava le basi di quello che sarebbe diventato il New Acoustic Movement: chitarra acustica e archi all’occorrenza, pochi orpelli e tanto talento melodico.

2. I’d Rather Dance With You
2004, da “Riot on an Empty Street”

Uno dei video più divertenti dei KOC, con Erlend Øye che fa il Napoleon Dynamite della situazione. Un’idea formidabile per lanciare un singolo dolce e delizioso che confermava lo stato di grazia dei due. Il New Acoustic Movement non era una moda passeggera e lo si è definitivamente capito con “Riot on an Empty Street”.

1. Winning A Battle, Losing The War
2001, da “Quiet Is The New Loud”

“Quiet Is The New Loud” era titolo e dichiarazione d’intenti, un riaffermare il valore e la potenza della gentilezza e della chitarra acustica dopo la furia di metà e fine anni novanta. Un successo inaspettato per una rivoluzione educata e non violenta capace di raggiungere vette impensabili solo qualche tempo prima.

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