Decimo album per i New Pornographers che esce dopo dopo un periodo difficile condizionato dal fatto che il loro batterista di lunga data Joe Seiders e’ stato arrestato per possesso di materiale pedopornografico, un evento scioccante che ha costretto la band a riregistrare tutte le sue parti e ha fatto addirittura pensare ai vari componenti di cambiare nome alla band.

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Inoltre per la realizzazione di “The Former Site Of ” il frontman e autore A.C. Newman ha registrato prima i brani coinvolgendo successivamente gli altri componenti della band, una scelta che ha comportato un cambiamento nel processo creativo solito della gruppo.

Il risultato è un album riflessivo e ricco di atmosfere con un sound rarefatto ed elegante, nel quale manca lo slancio power pop fatto di ritornelli esplosivi o un crescendo ricercato nei brani, ma che ci offre un lavoro diverso, sicuramente riuscito, ma che ha la sua forza principale in un ascolto complessivo dell’album.

Con questo non intendo che nel loro ultimo lavoro non manchino pezzi interessanti e melodicamente coinvolgenti, in realtà un ascolto dedicato e attendo finisce per far apprezzare parecchi brani come per esempio “Pure Sticker Shock” dove sembrano gli Arcade Fire degli ultimi tempi, ma decisamente meglio, o “Votive” che è un grande singolo con un ritornello riuscito che inevitabilmente ti entra in testa e non ti molla.

I pezzi interessanti non si limitano a questi due, “Calligraphy” è una bella ballata alla Bright Eyes (almeno fino a quando non arriva il ritornello), “Ballad Of The Last Payphone” è notevole con il suo crescendo melodico e gli arrangiamenti perfetti che ci riportano ancora in quel territorio che gli Arcade Fire non riescono più a frequentare, e per chiudere la finale “The Former Site Of” che ingannevolmente sembra cullare verso la fine.

“The Former Site Of” è un album più riflessivo e meno immediato dei loro lavori più riusciti, la band riesce a proporre comunque un album valido dove i brani ( accompagnati da testi lucidi sulla perdita, il dolore, la malattia ) sembrano quasi musicalmente trattenuti, pronti per esplodere senza poi farlo.

Una scelta che dona all’album un’atmosfera a tratti quasi malinconica, la stessa sensazione che si ha quando si capisce che qualcosa è cambiato e che difficilmente tutto tornerà come prima.