Decimo album in studio per Dulli e soci, una seconda o forse terza giovinezza che si sta protraendo in modo frequente e nella quale “Soft Control” entra a pieno diritto come prosecuzione di questa fase soul grunge di maniera, in sintesi, della band.

Siamo al solito di fronte ad un gruppo di solidissime ed intatte radici e ancor più strenua capacità di mantenere coerente il feeling con la storia del proprio repertorio, al di là delle innumerevoli occasioni in cui si sarebbe potuto pensare ad un declino dovuto alla vita spericolata del leader ed altre disgrazie; invece sono ancora qui, rimpolpati con elementi nuovi, ma il succo c’è ancora, la voglia di suonare insieme, anche.
Ecco, si sente molto questa voglia di stare sul palco, di incidere e di lasciarsi andare più facilmente, sarà l’età, ad emozioni aperte e meno tortuose, i suoni sono molto AOR, sembra un disco uscito a fine anni 80, Dulli come sempre gigioneggia e lo sa fare ancora alla grande, prende le canzoni e con la sua forza dirompente le porta dove vuole lui.
Si ha quasi sempre a che fare con ballad piene, con la consueta sensazione di un soulful rock a tinte calde: insomma, siamo sulle orme di “Black love” per capirsi, ma molto più diluito e meno pulsante, i brani scivolano via, pur avendo presa facile e alla fine anche se è risultato piacevole sentire ancora i Whigs con qualcosa di nuovo , si torna a prendere ed ascoltare i primi 3 dischi che magari ci fanno piangere di nuovo, e capiamo per l’ennesima volta l’importanza unica di questa band, che dobbiamo solo ringraziare, anche per questo “Soft Control”.













