
Freschi di pubblicazione del disco nuovo, “Look For Your Mind!“, i fratelli D’Addario, passano anche da Milano (oltre che dal Locomotiv Club di Bologna) per presentarlo a dovere, dopo l’ultima data nel belpaese che fu all’Estragon sempre a Bologna un paio d’anni fa, proprio in coda al tour dell’osannato “A Dream Is All We Know“, che li ha portati, assolutamente, alla ribalta dopo anni di discreta convivenza undergound.
Un disco, di cui tutti o quasi hanno parlato in termini entusiastici, considerandolo come il loro capitolo più riuscito e, quando capita questa sorta di plebiscito trasversale, succede che velocemente, senza chissà quale strategica discografica, la stessa band si ritrovi catapultata nel gotha di genere.
Disco nuovo che, inevitabilmente, paga un pò dazio al predecessor, ed è quasi un passaggio obbligato quando un’opera, la precedente appunto, ha catturato e monopolizzato così tanta attenzione soprattutto in tempi non sospetti come quelli attuali fatti di discografia frenetica e spesso e volentieri di poca sostanza e tantomeno coinvolgimento con una soglia dell’attenzione leggerissima.
Santeria e i suoi 500 posti ospitano la band americana e c’è il pubblico delle grandi occasioni per questo ritorno in Italia con la venue andata esaurita in prevendita.

Onere o onore di aprire il passaggio milanese dei Lemon Twins appannaggio dei Plastic Family, collettivo assolutamente in sintonia per l’approccio e, ca va san dir, il genere proposto; freschi di debutto con solo una manciata di singoli in cassaforte quanto udibili sulle piattaforme – anzi ad essere precisi tre – che comunque ha permesso loro di catturare la giusta attenzione, quel tanto sufficiente ad essere invitati per fare il cosiddetto “gruppo spalla”.
Sono olandesi e fanno davvero un gran set, con tutta una serie di inediti per implementare i succitati tre brani.
Rock’n roll, cantato spesso e volentieri a due voci (maschile e femminile), un’estetica da settimana della moda e tanta riot giovanile, sorpresa da annodare in agenda.

The Lemon Twigs subito dopo: senza alcun dubbio uno dei migliori act in circolazione, quella dei fratelli D’Addario è una proposta ai limiti del plagio, costruita su fondamenta da standard evergreen di matrice sixties, assolutamente tutto ultra già sentito, ma al tempo stesso ultra irresistibile e, manco a dirlo, dal vivo sono spettacolari: un’ora e venti di garage-pop condito da mirabolanti salti in ottica punk californiano, le voci “beat” curatissime e una forza della natura congenita da fuoriclasse assoluti. Partiti non ancora ventenni nel 2014, 12 anni dopo sono un simbiotico viaggio automatizzato (compresi i due polistrumentisti al seguito). Difficile fare paragoni con qualcun altro in circolazione. La setlist recita vere e proprie hit d’altri tempi, ricopiate da qualche parte, che scivolano via benissimo una dopo l’altra, potrebbero, come no, essere tutte quel singolo da 45 giri; ne fanno tantissime pescate dalla già lunghissima discografia, sebbene i due non abbiano nemmeno trent’anni anni sulla carta d’identità.
Un po’ come la Barnett qualche giorno fa: fuori categoria.












