THE WEEKENDER: ASCOLTA GLI ALBUM DI ALVVAYS, INDIGO SPARKE, BROKEN BELLS (E MOLTI ALTRI…) USCITI OGGI

 
di
7 Ottobre 2022
 

Da qualche anno ormai il venerdì è il giorno della settimana consacrato alle uscite discografica. Quale migliore modo allora per prepararsi mentalmente all’imminente sospirato weekend se non quello di passare in rassegna le migliori album usciti proprio nelle ultime ore ?
I dischi attesi per mesi sono finalmente tra noi… buon ascolto

ALVVAYS – “Blue Rev”
[Transgressive]

Ci hanno fatto attendere parecchio gli Alvvays, ma sulla loro pagina Bandcamp sono ben segnalate tutte le vicissitudini che spiegano il perché di 5 anni di attesa. Nello stesso spazio c’è anche un bello scritto che parla del disco e quello che più ci piace è che “Blue Rev” non si limita a riaffermare ciò che è sempre stato il punto forte dei Alvvays, ma lo reimmagina: non sono mai stati migliori di adesso. Il disco contiene 14 canzoni, il che lo rende non solo l’album più lungo dei Alvvays, ma anche il più ricco dal punto di vista armonico e provocatorio dal punto di vista dei testi.

INDIGO SPARKE – “Hysteria”
[Sacred Bones]

Per questo suo nuovo disco, prodotto da Aaron Dessner dei National, la musicista di Sydney si è avvalsa della collaborazione di Shahzad Ismaily, collaboratore di lunga data, e del batterista Matt Barrick dei Walkmen e dei Muzz. Spiega la Sparke: Ho avuto una forte sensazione intuitiva di voler fare questo album con Aaron. Ci eravamo già incontrati una volta a Eau Claire, così ho chiesto al mio manager di contattarlo. Quando ci siamo sentiti la prima volta, abbiamo parlato di co-scrivere da zero, avevo una grande cartella di demo ma ero nervosa a condividerli, ma dopo averli ascoltati mi ha detto: ‘C’è già così tanto su cui lavorare‘. Aaron è una persona incredibile, sentire la sua generosità e sentirlo al mio fianco è un vero dono, continua l’artista. Mi ci è voluto un po’ di tempo per abituarmi a un modo diverso di lavorare e per affidare la mia fiducia e il mio cuore a lui e alla sua visione, ma mi è sembrato così naturale e siamo diventati molto amici nel corso del processo.

BROKEN BELLS – “Into The Blue”
[AWAL]

Ad oltre 8 anni di distanza dal precedente “After The Disco” Brian Burton (aka Danger Mouse) e James Mercer degli Shins riesumano oggi i Broken Bells con questo nuovo “Into The Blue”.

A.A. WILLIAMS – “As the Moon Rests”
[Bella Union]

Tradizionalmente, il secondo album è quello che preoccupa, dove c’è il peso delle aspettative, sostiene A.A. Williams. Ma io stessa devo creare musica che mi piaccia, e in questo disco ho avuto più tempo a disposizione; ho sentito più fiducia e convinzione. “As The Moon Rests” è allo stesso tempo più pesante e più morbido, c’è più struttura e peso, e un ensemble di archi. È Forever Blue moltiplicato per dieci!. Come sostiene la Williams, “As The Moon Rests” amplifica la portata delle sue ambizioni.

SORRY – “Anywhere But Here”
[Domino]

Anticipato dal singolo “Let the Lights On” e prodotto a Bristol con Adrian Utley dei Portishead, “Anywhere but Here” è il secondo album della giovane e apprezzatissima band londinese che già dal primo album “925“, uscito sempre per Domino a marzo 2022, ha saputo plasmare in modo netto il proprio universo sonoro, fondato su una passione forte e condivisa per i suoni lo-fi, grunge, trap e shoegaze. Il nucleo originario dei Sorry è composto da Asha Lorenz e Louis O’Bryen, che nel 2015 diedero vita quasi per gioco a quella che poi è diventata la loro band a tutti gli effetti, apprezzata da una sponda all’altra dell’Atlantico. Se il loro primo album “925” era più elettronico, “Anywhere But Here” rende omaggio, a quanto dicono le note stampa, ai cantautori degli anni ’70, come Carly Simon e Randy Newman. La voce agrodolce di Asha contrasta con i suoni di chitarra stonati/discordanti che riecheggiano quelle delle band dei primi anni ’90, Slint e Tortoise, e i ritmi irregolari di Kanye o Capital Steez.

WILL SHEFF – “Nothing Special”
[Merge]

Debut album per il leader e voce degli Okkervil River che per questa occasione si avvale del supporto dei suoi compagni di band Will Graefe e Benjamin Lazar Davis, oltre che della collaborazione di Christian Lee Hutson, Griffin Goldsmith dei Dawes e Zac Rae dei Death Cab For Cutie. L’album contiene anche voci ospiti di Cassandra Jenkins e di Eric D. Johnson dei Fruit Bats/Bonny Light Horseman. L’album è stato prodotto da John Congleton, Matt Linesch e Marshall Vore in tre session separate.

NADA – “La paura va via da sé se i pensieri brillano”
[La Tempesta Dischi/Santeria]

“La Paura va via da sé se i pensieri brillano” il nuovo atteso album di Nada, che viene pubblicato a tre anni dal precedente disco di inediti “È un momento difficile tesoro”.
Dieci brani, profondi ed essenziali, interamente scritti e composti dalla cantautrice e che descrivono la continua evoluzione stilistica di quest’artista senza compromessi e senza tempo.

BUSH – “The Art Of Survival”
[BMG]

Parlando del nuovo album, prodotto da Erik Ron (Panic! At The Disco, Godsmack) il frontman Gavin Rossdale spiega:
Invece di essere luttuoso o autocommiserativo, questo disco parla delle storie di successo della sopravvivenza dell’umanità contro le avversità. Le persone trovano un modo per andare avanti. Ovviamente tutti abbiamo sofferto in varia misura. Penso che la natura della vita sia l’arte della sopravvivenza. Ognuno di noi viene messo alla prova in continuazione, ma troviamo un modo. Nella memoria recente, abbiamo fatto passi da gigante e dimostrato una grande capacità di recupero di fronte alla guerra, a infiniti casi di razzismo, alla politica di genere, a una pandemia e a un melting pot di ciò che abbiamo vissuto. Per me, ‘The Art of Survival’ racchiude tutto questo.

BONNY LIGHT HORSEMAN – “Rolling Golden Holy”
[37d03d]

I Bonny Light Horseman, Anaïs Mitchell, Eric D. Johnson, e Josh Kaufman tornano oggi con il successore del loro apprezzato (una nomination ai Grammy nel 2020) omonimo debut-album.

RUTH RADELET – “The Otherside” EP
[autoprodotto]

Chiusa la parentesi Chromatics Ruth Radelet si affida alle sapienti cure di Filip Nikolic, metà del duo Poolside, e sforna oggi il EP di debutto.
La Radelet commenta così la pubblicazione:
“The Other Side” rappresenta un lato della mia personalità di artista che la maggior parte delle persone non ha mai visto fino ad ora. Rappresenta anche il mio uscire dall’altro lato di un’esperienza traumatica… Questo disco è stato forgiato nel fuoco di un periodo di due anni trasformativo durante il quale ho perso quasi tutto, compreso mio padre che ha avuto una grande influenza su di me. La maggior parte delle canzoni sono state scritte poco prima che fossi coinvolta in una tempesta di grandi cambiamenti, e sono state tutte finite proprio quando la mia vita ha ricominciato a essere dolce. È giusto condividere parte dell’ultimo capitolo prima di passare al prossimo, e sebbene sia un disco malinconico, per me “The Other Side” è un passo verso un futuro più grande e luminoso.

KING GIZZARD & THE LIZARD WIZARD – “Ice, Death, Planets, Lungs, Mushrooms and Lava”
[KGLW]

Impossibile mettere un freno ai superprolifici australiani.
A pochi mesi di distanza dalla doppia pubblicazione del 2022 (il doppio LP “Omnium Gatherum” e il vinile di “Made In Timeland”) il gruppo inaugura oggi la triade di pubblicazione che vedrà la luce per intero nell’anno in corso:
dopo questo “Ice, Death, Planets, Lungs, Mushrooms And Lava” che vede la luce oggi, toccherà a “Laminated Denim”, disco gemello del recente “Made In Timeland” e a “Changes” (data di uscita 28 ottobre) composto nel 2017 ma lasciato in disparte fino ad oggi.

COURTNEY MARIE ANDREWS – “Loose Future”
[Fat Possum]

Ottavo disco in studio per la cantautrice folk dell’Arizona. Registrato al Flying Cloud Recording Studios sulle Catskill Mountains, NY, il nuovo lavoro è stato prodotto dalla stessa musicista insieme a Sam Evian (Big Thief, Cassandra Jenkins, Anna Burch) e vede tra gli ospiti Chris Bear (Grizzly Bear) e Josh Kaufman (Bonny Light Horseman).

THE CULT – “Under The Midnight Sun”
[Black Hill Records]

L’undicesimo album del duo Ian Astbury e Billy Duffy è stato prodotto da Tom Dalgety (Pixies, Ghost, Royal Blood) e arriva a sei anni di distanza dal precedente “Hidden City” del 2016.
Suggestiva anche le considerazioni di Astbury in merito al disco: la sua speranza, come ci fanno sapere le note stampa, è che si colleghi a qualcosa di profondo e subconscio negli ascoltatori, qualcosa che lui ha trovato dentro di sé quando gli è stato dato il momento di cercarlo. Al centro di tutto, la musica contiene la frequenza vibrazionale di come comunicavamo un tempo, prima ancora di poter parlare, dice Astbury. Canti di uccelli, richiami di animali, teoria delle stringhe, fisica quantistica, psichedelia. Il disco, in definitiva, parla di trovare e unire la bellezza in quei momenti stranamente naturali.

GILLA BAND – “Most Normal”
[Rough Trade]

Dopo aver recentemente cambiato il nome da Girl Band a Gilla Band, il gruppo di Dublino pubblica oggi il suo terzo LP.
Per il loro primo album sotto una nuova ‘ragione sociale’, il quartetto ha ridisegnato il proprio paradigma. “Most Normal” è come poco altro che avete sentito prima, uno spettro caleidoscopico di rumore messo al servizio di canzoni pop spezzate, corse sulle montagne russe avant-punk con effetti FX e passaggi di nichilismo futurista da dancefloor.

SUN RA ARKESTRA – “Living Sky”
[Omni Sound]

Marshall Allen, il discepolo che da due decenni si è caricato sulle spalle l’eredità e il suono di Sun Ra Arkestra, non molla la presa.
Compiuti da poco 98 anni il sassofonista conferma la sua leadership al comando dello storico progetto rilasciando oggi la prima nuova registrazione degli Arkestra dall’acclamato, e nominato ai Grammy (è stata la prima volta per la formazione), “Swirling” (2021).

DAPHNI – “Cherry”
[Jiaolong]

Dan Snaith, produttore e musicista canadese noto soprattutto nelle vesti di Caribou, riporta in pista Daphni, progetto che ha mosso i primi passi nel 2011 (il debut album “Jiaolong” è del 2013 mentre l’ultimo disco in studio, “Joli Mai”, risale al 2017).

JOHANNA WARREN – “Lessons for Mutants”
[Wax Nine/Carpark]

La statunitense aveva iniziato a registrare il nuovo album già nel 2018 (insieme a “Chaotic Good”), ma non l’ha completato fino a quando ha lasciato Los Angeles per trasferirsi nelle campagne del Galles durante la pandemia.
Il nastro vi costringe a impegnarvi in una performance, con tutte le sue eccentricità. I piccoli difetti e le anomalie che siamo tentati di “correggere” sono spesso ciò che rende magica una cosa… C’è questa regola tacita nella musica moderna – e nella vita moderna, in realtà – secondo cui tutto deve essere fatto con l’Auto-Tune e “in griglia”. Questo disco è un atto di resistenza contro questa regola. C’è bellezza e potere nelle nostre aberrazioni, se riusciamo ad accoglierle, ha spiegato la musicista nativa della Florida.

PEEL DREAM MAGAZINE – “Pad”
[Slumberland/Tough Love]

I Peel Dream Magazine sono tornati. Era un po’ che Joe Stevens mancava all’appello, precisamente dall’EP a sorpresa “Moral Panics” del 2020, che seguiva “Agitprop Alterna“. Ricordiamo bene quella delizia che mescolava, in maniera ottimale, molte carte come shoegaze, krautrock e psichedelia.
Le note stampa descrivono così il nuovo “Pad”: un lavoro concettuale che riflette sull’isolamento e sull’identità.

DUNGEN – “En Är För Mycket och Tusen Aldrig”
[Mexican Summer]

Nono album in studio per la storica band svedese che da oltre due decenni mescola psichedelia, fascinazioni prog, derive folk e immaginari hippie.

THE ORIELLES – “Tableau”
[Heavenly Recordings]

Lavoro decisamente impegnativo questo “Tableau”: un doppio album sperimentale autoprodotto in collaborazione con il produttore Joel Anthony Patchett (King Krule, Tim Burgess) creato utilizzando pratiche jazz olistiche, elettronica obliqua del 21° secolo, metodi sperimentali anni ’60 di tape loop, auto-tune, feedback e tanta improvvisazione.

THE SNUTS – “Burn The Empire”
[Parlophone]

Parlando del nuovo album e di come l’isolamento abbia fornito loro più tempo per affrontare temi per loro importanti, il frontman Jack Cochrane ha dichiarato: L’universo ci ha dato il tempo di creare un disco in cui finalmente sentivamo di poter affrontare alcuni degli argomenti, siano essi sociali o spirituali, che morivamo dalla voglia di urlare. Ci sono canzoni che parlano di alti e bassi, di cose di cui vorremmo davvero parlare e di cose che non possiamo fare a meno di percepire.

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