Erano quasi sei anni che Patrick James Grossi in arte Active Child non pubblicava un album, da “In Another Life” del 2020 che aveva segnato l’esordio per una major (la Sony) dopo due dischi per la Vagrant, “You Are All I See” del 2011 e “Mercy” del 2015 che avevano contribuito a creare l’ottima reputazione di Grossi, come musicista e produttore in grado di unire elettronica, pop e R&B.

Credit: Riccardo Castano

Questo disco omonimo  co – prodotto da Alex Goose (Kali Uchis, Childish Gambino, Vince Staples) cesella e ridefinisce i confini della sua carriera musicale, un percorso artistico che con la paternità è diventato sempre più caotico e meno romantico, mille difficoltà nel trovare il giusto equilibrio tra creatività e doveri familiari.  Il conflitto che ne deriva è un tema che torna spesso in questi dodici brani.

L’inizio è soffuso, elettro – acustico, affidato a “Roll The Dice” e al falsetto inconfondibile di Grossi venato di soul con gli archi, la batteria a tenere il tempo in un brano in stile Bon Iver. “Coming Up” e “Needed You” confermano l’eclettico talento di Active Child per il pop più elegante e melodico, dalle forti influenze R&B ma anche folk ben evidenti nella splendida “Fault Of God”.

Brani sofferti gestiti con sapienza e delicatezza da Goose che in “Happiness Is A Game” e “I Know What To Say Now”, “Money” e “Beams”  riesce a dar risalto a ogni nota e strumento, dal basso alle tastiere ai fiati alle chitarre, trovando un compromesso tra elettronica e armonia legate da un sound caldo e da una profonda, lucida umanità che non viene mai meno.

“Active Child” mette in luce il lato più  intimo, maturo, malinconico, riflessivo del Patrick James Grossi artista, padre e uomo che in “Witness” non nasconde le proprie fragilità per poi lasciarsi andare a un finale intenso con una ballata come “Big Skies” (altra maiuscola prova canora) e le infinite melodie di “Mustang” in un disco che sa essere classico e moderno allo stesso tempo.