Nel tempo, diversi dei concerti dai quali provengono le tracce di “From The Muddy Banks Of The Wishkah” sono stati pubblicati per intero (“Live And Loud” e “Live At Reading”, ma anche nelle riedizioni di “Nevermind” e “In Utero”). In considerazione di quelle uscite, la principale critica che nel 1996 veniva mossa a questo disco – cioè quella di non poter trasmettere l’autenticità e continuità di una performance dei Nirvana – con gli anni ha perso forza.

D’altra parte, proprio per l’esistenza di quelle, è legittima la domanda sul perché possa ancora valere la pena di metterlo sul piatto.

La ragione è che “From The Muddy Banks Of The Wishkah” offre un’esperienza impareggiabile: è un continuo girovagare per diverse versioni dei Nirvana.

C’è il periodo “pre-Nevermind”, con Chad Channing alla batteria (“Polly” e “Breed”, dal concerto all’Astoria di Londra del dicembre 1989, e dalla stessa occasione viene l’intro – urlata – di tutta l’opera).

C’è l’esatto momento di passaggio da gruppo alternative della Sub Pop a superstar mainstream alla fine del 1991, un periodo rappresentato dagli estratti dai concerti di Amsterdam e Del Mar.

Quest’ultima occasione, dalla quale vengono “Drain You”, “Smells Like Teen Spirit” (veloce, quasi frenetica) e “Aneurysm”, è un momento bizzarro: è una tappa del tour con cui i Red Hot Chili Peppers stavano promuovendo “Blood Sugar Sex Magik”, portandosi in apertura i Nirvana e i Pearl Jam lungo la west coast, ma – per quanto stessero promuovendo un album che poi sarebbe diventato enorme, e lo stesso i Pearl Jam (“Ten”) – ora della fine di quel giro la band di Kurt Cobain raccoglieva più entusiasmo delle altre due messe insieme. Però, appunto, visto che non si trattava di un festival itinerante, ma di date di cui erano titolari i RHCP, l’ordine del cartellone non fu modificato per seguire i gusti del pubblico.

C’è traccia della tappa al Reading Festival dell’agosto del 1992 (“Tourette’s”), fondamentale nella mitologia della band, e ci sono i concerti del 1993–94, con la formazione allargata a Pat Smear e il materiale urticante tratto da “In Utero” (“Milk It”, “Heart-Shaped Box”, “Scentless Apprentice”).

L’ordine è strettamente non cronologico, e la tracklist di “From The Muddy Banks Of The Wishkah” rivela molti passaggi che sono, in realtà, l’humus stesso dei Nirvana (“Negative Creep”, “Blew”, “School, Sliver”, “Breed, Spank Thru”), preferendo tenersi lontana da scelte scontate (una su tutte: “Come As You Are”).

In un navigare tanto articolato, due sono le costanti.

Kurt Cobain, la sua voce portata al limite e la sua abilità melodica in ognuna di quelle fasi – tanta e tale da far arrivare alle masse una band che sembrava progettata apposta per non riuscirci; e poi il suono che i Nirvana hanno lungo i cinquantacinque minuti di quest’opera.

Perché non c’è un attimo di pausa: è un flusso continuo in cui la sezione ritmica assalta i sensi e la chitarra li ammazza, alternando parti (semplicemente) ruvide ad esplosioni di distorsione che sono come un vibrare crespo e voluminoso che si riversa dal palco al pubblico.

E per questa via si arriva ad un altro snodo fondamentale, che poi, in realtà, è l’inizio di tutta la storia: “From The Muddy Banks Of The Wishkah” fu messo insieme da Dave Grohl e Krist Novoselic dopo la morte di Cobain, una volta raccolto il coraggio di riascoltare le registrazioni dei concerti, e con il preciso intento di intervenire sulla narrativa dei Nirvana.

Quella scomparsa aveva cristallizzato un’immagine – quella dell’unplugged, di un Kurt sofferente e disperato e di una band che seguiva il suo leader con una compostezza, però, inusuale. Occorreva, secondo i due, rimettere al centro la fisicità di quelle emozioni, per quanto tragiche o tristi che fossero, e dare al pubblico – nelle parole di Novoselic stesso – la versione più brutale dei Nirvana, che poi era quella più naturale.

Il progetto, poi accantonato, era di un’opera dal titolo “Verse Chorus Verse”: un lato l’acustico e uno elettrico. Ma nella seconda metà del 1994 il peso del lutto era troppo, e MTV Unplugged in New York prese la sua via. Due anni più tardi, l’idea di un album crudo e aggressivo – proprio con l’intento di precisare alcune cose – fu ripreso in mano, da zero.

Grohl e Novoselic non vollero dare adito al sospetto di speculare; “From The Muddy Banks Of The Wishkah” uscì nell’ottobre del 1996 senza che i due rilasciassero neppure un’intervista, e fece il botto.

E a dispetto del tempo, e forse delle intenzioni, quel botto fa ancora eco.

L’articolo, nella sua forma originale, si trova su ‘Non Siamo Di Qui’ che ringraziamo per la gentile concessione

Pubblicazione: 1º ottobre 1996
Durata: 53:55
Dischi: 1
Tracce: 17
Genere: Grunge, Rock alternativo
Etichetta: Geffen Records
Produttore: Shauna O’Brien, Diane Stata

Tracklist:

Intro
School (VPRO-TV in Amsterdam, Paesi Bassi, al Paradiso, 25 novembre 1991)
Drain You (Westwood One al Del Mar Fairgrounds, California, 28 novembre 1991)
Aneurysm (Westwood One al Del Mar Fairgrounds, California, 28 novembre 1991)
Smells Like Teen Spirit (Westwood One al Del Mar Fairgrounds, California, 28 novembre 1991)
Been a Son (VPRO-TV in Amsterdam, Paesi Bassi, al Paradiso, 25 novembre 1991)
Lithium (VPRO-TV in Amsterdam, Paesi Bassi, al Paradiso, 25 novembre 1991)
Sliver (Civic Center, Springfield, 10 novembre 1993)
Spank Thru (Castello Vi de Porta, Castello 41 Roma, 19 novembre 1991)
Scentless Apprentice (MTV Live and Loud al Pier 48, Seattle, Washington, 13 dicembre 1993)
Heart-Shaped Box (Great Western Forum, Los Angeles, California, 30 dicembre 1993)
Milk It (Mercer Arena di Seattle, 7 gennaio 1994)
Negative Creep (Paramount Theatre, Seattle, Washington, 31 ottobre 1991)
Polly (London Astoria, 5 dicembre 1989)
Breed (London Astoria, 5 dicembre 1989)
Tourette’s (Reading, Inghilterra al Festival di Reading, 30 agosto 1992)
Blew (VPRO-TV in Amsterdam, Paesi Bassi, al Paradiso, 25 novembre 1991)