Guarda le posizioni dalla 25 alla 1 de I MIGLIORI 50 DISCHI DEL 2020

#50) BOB DYLAN
Rough and Rowdy Ways
[Columbia]
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Questo nuovo lavoro non è quel capolavoro di cui molti si sono affannati a declamare dopo due ore dall’uscita, ma un lavoro riuscito che merita un 7 pieno.
(Corrado Frasca)

#49) A.A. WILLIAMS
Forever Blue
[Bella Union]
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Il nome Bella Union è una garanzia e fa piacere vederlo stampato sull’esordio di A.A. Williams. Atmosfere eleganti mutuate dal post rock e dalla parte meno aggressiva del metal in chiave sia acustica che sinfonica, arrangiamenti sofisticati e una voce meravigliosamente calda, fragile e sicura di se allo stesso tempo caratterizzano otto brani che colgono l’attimo fuggente
(Valentina Natale)

#48) LIANNE LA HAVAS
Lianne La Havas
[Warner]
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Il terzo album dell’inglese Lianne La Havas (mezza greca, mezza giamaicana) rilancia il neo-soul con singoli come “Bittersweet”, “Paper Thin” e “Can’t Fight”, levigati anche da una sottile patina psichedelica. Ma, personalmente, quei già  pregevoli risultati impallidiscono al cospetto della clamorosa cover di “Weird Fishes” dei Radiohead, la cui asettica frigidità  viene iniettata di un grondante, caldo sangue soul, zattera che bascula in mezzo a un mare di respiri e ruggiti reclamanti redenzione (“Toccherò il fondo / e la scamperò“).
(And Back Crash)

#47) BEABADOOBEE
Fake It Flowers
[Dirty Hit]
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Nel 2020 è ancora possibile lasciarsi travolgere da sonorità  rock che richiamano alla mente i favolosi nineties. Se poi queste provengono copiose dal cuore di una ventenne, a maggior ragione sono ben gradite. L’anglo-filippina Beabadoobee manda a memoria la lezione di Breeders e Pixies, ci spruzza una giusta dose di fragrante e freschissimo pop ed ecco che la miscela musicale si rivela assolutamente irresistibile.
(Gianni Gardon)

#46) LORENZO SENNI
Scacco Matto
[Warp]
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L’esordio su Warp del musicista romagnolo di stanza a Milano è per molti versi il disco perfetto per questo 2020. I suoi build-up privi di risoluzione, basati su pochissimi suoni e senza tracce ritmiche, suonano come la colonna sonora di un anno in cui abbiamo dovuto reinventare le nostre vite su nuove coordinate.
(Francesco Negri)

#45) US GIRLS
Heavy Light
[4AD]
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Morale della favola, qui abbiamo tra le mani un disco da non perdere: da ascoltare, assaporare, ballare dall’inizio alla fine, in loop. Forse, pensandoci bene, questo è davvero un disco sul quale si potrebbe costruire un musical, seguendo il file rouge delle tante voci e dei tanti colori presenti.
(Beatrice Dusi)

#44) RYAN ADAMS
Wednesdays
[Paxam Recording Comp]

Il fulmine a ciel sereno di fine anno, Ryan torna con risultati altissimi alle atmosfere dimesse e malinconiche di “Heatbreaker”, con il tocco di oscurità  di “Love is hell” e “29”.
(Corrado Frasca)

#43) PROTOMARTYR
Ultimate Success Today
[Domino]
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Anche “Ultimate Success Today”, così come i suoi predecessori, è un lavoro solido e di ottima qualità  e mostra come i Protomartyr abbiano cercato e voluto evolversi, aggiungendo senza paura nuovi elementi e toni al loro suono. Effettivamente, come ci ha detto Casey pochi giorni fa durante la nostra intervista, cinque album in dieci anni sono una buona media, soprattutto quando il livello dei suddetti LP è così elevato. La nostra speranza è che il futuro della band di Detroit continui a riservarci altri episodi di buon valore come questo.
(Antonio Paolo Zucchelli)

#42) GREG DULLI
Random Desire
[Royal Cream /BMG]
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La “prima volta” di Greg Dulli è speziata e spiazzante, non rassicurante anche se la polvere di stelle dell’aggraziata “Slow Pan” potrebbe suggerire il contrario. Mostra un artista ancora in grado di mettersi alla prova e sorprendersi in trentasei minuti di solida vita e strana poesia.
(Valentina Natale)

#41) CARIBOU
Suddendly
[Royal Cream /BMG]
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“Suddenly” ha i tratti di un lavoro schietto, diretto, elegante ma non impegnativo: il che ci ricorda come Caribou sia sempre ed ancora un nome importante del settore, ed avrà  così sicuramente modo di arricchire i suoi (eccellenti) live senza di certo avere la pretesa di essere, questo, il suo capolavoro.
(Anban)

#40) BRIGHT EYES
Down in the Weeds, Where the World Once Was
[Dead Oceans]
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Non credo sia necessario spendere altre parole per questo album, insieme al prossimo è stato il lavoro che ho più ascoltato in questo anno maledetto, per un semplice motivo non stanca mai.
Conor Oberst riunitosi con i suoi vecchi compari dà  il meglio di se e dimostra che il suo grande talento si trova a suo agio soprattutto nella casa dei Bright Eyes.
Questo album è un piccolo “The Queen is Dead”, una serie di pezzi gioiello che la voce meravigliosa di Conor e suoi bellissimi testi rendono brillantissimi.
Caro Conor mi raccomando continua così.
(Fabrizio Siliquini)

#39) JESSIE WARE
What’s Your Pleasure?
[ PMR ]
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Una delle sorprese più gradevoli dell’anno è il caleidoscopio post-disco della rediviva Jessie Ware, praticamente un greatest hits di omaggi alla frivola sensualità  della seduzione sulle piste da ballo. Tra i momenti migliori ci sono “Spotlight”, “Save a Kiss” e “Adore You”, ma la coesione e la quasi assenza di riempitivi rendono questo lavoro uno dei più solidi album pop da diversi anni a questa parte.
(And Back Crash)

#38) RUFUS WAINWRIGHT
Unfollow the Rules
[BMG]
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Il cantautore americano Rufus Wainwright, dopo aver sperimentato per gran parte del decennio, mette il sigillo sugli anni dieci con un album degno dei suoi migliori lavori, quelli che l’avevano fatto emergere come uno tra i più interessanti esponenti di certo songwriting che non disdegna escursioni nel pop più nobile. In “Unfollow the Rules” infatti lo troviamo nuovamente alle prese con canzoni dalla forte impronta autoriale che però sono inserite in un apparato musicale vivace e oltremodo rilevante.
(Gianni Gardon)

#37) JOJI
Nectar
[88rising]

Il secondo album in studio del cantautore nippoaustraliano è la conferma definitiva del suo dirompente talento e versatilità .
Una carrellata di brani al limite dell’R&B, con ballads introspettive e malinconiche arrangiate in maniera sapiente senza lesinare alcun tipo di sperimentazione (soprattutto nella seconda metà  del disco). Queste caratteristiche sono la base per un album intimo ma d’impatto. Nota speciale per le splendide Run, Gimme Love e Your Man.
(Marta Veri)

36#) MAN OF MOON
Dark Sea
[Cosmic Pool]
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La resa atmosferica è garantita, le progressioni fiere e strutturate, le deflagrazioni soniche curate ed intense, la scaletta riesce a bilanciare ottimamente i momenti più vigorosi e noisy a quelli più cerebrali e lisergici (“Black Snow”, “Ride The Waves” e “Coming Back” con i loro richiami ai Radiohead). Decennali lezioni del post-punk più plumbeo e del rock più psichedelico sono state comprese, assimilate, rielaborate con personalità .
Passione, energia, talento: i Man of Moon con “Dark Sea” hanno fatto centro.
(Anban)

#35) OCTOBER DRIFT
Forever Whatever
[Physical Education Recordings – 2020]
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Il loro singolo “Naked”, riproposto anche in versione acustica nel recente ep di novembre, è quello che più ho ascoltato in questo 2020 secondo il mio profilo Spotify. Un brano spettacolare! Dopo essersi fatti le ossa in tour con gli Editors, i britannici October Drift hanno sfornato questa perla, un disco che attraversa territori shoegaze e indie-rock per dieci brani intensi ma anche freschi e moderni che avrete difficoltà  a togliere dal lettore.
(Alessandro Tartarino)

#34) MARCO PARENTE
Life
[Blackcandy]

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Marco Parente torna al formato disco e a una forma canzone che forse non aveva mai abbandonato veramente in un album che si muove sinuoso tra avventure molecolari e armonie di sirene. Saremo anche la specie più irrisolta dopo gli alieni ma “LIFE” non fa sentire mai soli
(Valentina Natale)

33#) AFFLECKS PALACE
Hello. Is Anyone Awake? /Everything is Attempt to be Human
[Spirit of Spike Island]
LEGGI LA RECENSIONE DI “Hello. Is Anyone Awake?”
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…atmosfere sognanti e vagamente psichedeliche, una sezione ritmica intrigante e l’elettrica ad ornare il tutto. Il resto lo fa la solita capacità  di mettere in posa melodie delle più facilmente ricordabili.
Chi li vuole approcciare, adesso ha il set completo: di qui in avanti è tutto nelle mani di questi ragazzi inglesi e di quello che riusciranno a fare di qui in avanti, specie con i live.
(Anban)

#32) JOAN THIELE
Operazione Oro
[Universal Music]

Joanita è la cantautrice che, a mio parere, ha più da dare in termini di messa a fuoco e originalità  nel panorama indie italiano. Una vera ventata d’aria fresca. “Operazione Oro” è stato la colonna sonora della mia quarantena: un viaggio nella giungla tanto cara all’artista (“Puta”), alla scoperta di luoghi lontani e sentimenti reconditi (“Bambina”, “Le Vacenze”).
Atmosfere sensuali e liriche cesellate fanno di questo EP un prodotto eccellente che vale la pena riascoltare ancora e ancora.
(Marta Veri)

#31) JELLO BIAFRA AND THE GUANTANAMO SCHOOL OF MEDICINE
Tea Party Revenge Porn
[Alternative Tentacles]
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In un periodo storico quanto mai incerto e deprimente, segnato da rigurgiti di fascismo e crescenti diseguaglianze, la straordinaria verve satirica di Jello Biafra, noto ai più per essere stato il cantante dei Dead Kennedys, torna a brillare e a strapparci qualche amara risata. Un po’ come fossero le zanne del serpente ritratto in copertina, le dieci tracce di “Tea Party Revenge Porn” afferrano il cervello dell’ascoltatore e lo immergono in una miscela esplosiva a base di ritmiche veloci, sonorità  aggressive e testi provocatori. Il tutto all’insegna di un punk tanto classico quanto innovativo perchè ricco di influenze che vanno dal garage al surf, passando ancora per il reggae e l’hard rock. La band è in forma smagliante, non sbaglia un colpo per quarantacinque minuti filati e ci regala un disco destinato a passare agli annali.
(Giuseppe Loris Ienco)

#30) FOUR TET
Sixteen Oceans
[Text Records]
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Sedici brani, sedici oceani, acqua che scorre nota dopo nota. Il ritmo cadenzato e incalzante di “School” sembra suggerire un disco sfrenato (almeno per gli standard di Four Tet) che però prende la rincorsa e mantiene il passo stabile, lavorando di fino già  nel singolo “Baby” con Ellie Goulding alla voce: adattissimo a un sudatissimo club londinese del sabato sera, non perde smalto se ascoltato in solitudine.
(Valentina Natale)

#29) MICROPHONES
Microphones in 2020
[ P.W. Elverum & Sun ]
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Il ritorno alle origini di Elverum conquista per distacco la palma di mio disco preferito dell’anno. Il tempo dirà  se questa possente autobiografia resterà  un mero esercizio di stile o se, per converso, traccerà  la strada per un nuovo cantautorato negli anni “’20.
Vidi gli Stereolab a Bellingham suonare lo stesso accordo per quindici minuti / qualcosa in me cambiò / e tornai a casa con la convinzione di poter ricreare l’eternità  / [“…] / lentamente iniziai a intendere le parole in un modo che andasse oltre la semplice malinconia / bensì un qualcosa che avvolge“.
(And Back Crash)

#28) GORILLAZ
Song Machine, Season One: Strange Timez
[Parlophone – 2020]
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Gradino più alto del podio quest’anno senza sorprese, per quanto mi riguarda. In sede di recensione ho definito questo disco come “…un variopinto luna park dove Albarn e soci si divertono e assicurano a loro volta il nostro di divertimento tra vertiginose rollercoaster ma anche surilassanti ruote panoramiche”. Tocco di colore e felicità  in questo 2020. Album stratosferico! Semplicemente buon ascolto.
(Alessandro Tartarino)

#27) WAXAHATCHEE
Saint Cloud
[Merge]
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“Saint Cloud” ci mostra un nuovo volto della musicista statunitense, decisamente meno rumoroso e frastornato rispetto ai suoi lavori precedenti, magari ““ in un certo senso ““ anche più pop e la vede recuperare le influenze musicali della sua terra d’origine, l’Alabama. Un viaggio importante, sensibile e toccante che è destinato a rimanere nel tempo.
(Antonio Paolo Zucchelli)

#26) DANIEL BLUMBERG
On&On
[Mute]
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Daniel Blumberg ci rinnova l’invito per avere accesso al suo mondo caustico e vorticoso. Questa volta più che mai ondulatorio e ipnotico, un disco che colleziona 9 tracce che sono invero un’unica canzone infinita dalle svariate e curiose sfaccettature sonore e semantiche.
(Federico Guarducci)

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Credit Grafica: Luca Morello (Scismatica)