Credit Pete Mellekas

E’ l’Arci Bellezza ad ospitare la data milanese, la terza di ben sei concerti nel nostro paese, di Kristin Hersh, artista immensa che da quasi quattro decadi regala grande musica, sia con le storiche Throwing Muses fin dal lontano 1986, o in solitaria, e per gran parte della carriera sotto la lungimiranza della 4AD, che ha accompagnato la musicista americana dal giorno zero fino a “The Grotto” uscito nel 2003.

E’ sostanzialmente in Italia per presentare l’ultima fatica, uscita per Fire records, lo scorso anno; “Clear Pond road”, questo il titolo. Oltre ad essere, come al solito, un bel lavoro, è anche il disco della cifra tonda, il decimo in cassaforte, un album spigoloso e graffiante, ma al tempo stesso scarno, lontano da un certo post punk, che ne ha caratterizzato parte del suo percorso, una raccolta frutto di un approccio alla materia totalmente libero, senza dogmi, per un cammino sempre inattaccabile da vera artista.

Tour prettamente acustico, quanto in solitaria, a prezzi ragionevolmente popolari, quindici euro per poter vedere un concerto di un artista così importante, sono nulla.

Siamo nella palestra Visconti, la sala underground del Bellezza, per il quale abbiamo appena pubblicato un approfondimento, per uno dei posti cardine della scena milanese, per non dire italiana.

Palestra allestita, per altro, a mo di teatro, per seguire al meglio un live acustico, veramente bellissimo, e per la data di Milano anche un piccolo reading in apertura, dal libro, che Kristin Hersh ha pubblicato per l’amico Vic Chesnutt, “Non fare stronzate, non morire, un addio a Vic Chesnutt”. Suggestive pagine lette e prontamente tradotte in italiano.

Capienza riempita a dovere da fan e appassionati. Kristin Hersh, che subito dopo il reading, imbraccia la sua chitarra e proporre una quindicina di brani tra vecchi e nuovi episodi da una discografia sterminata, comprendendo anche alcuni brani delle Throwing Muses.

Come detto in solitaria, ma talmente brava (non la scopriamo certo oggi) e incantevole, che, personalmente, non sentivo l’esigenza di altri strumenti. Canzoni meravigliose e la sua voce, una delle più belle della scena da anni a questa parte, che live va ancora oltre.

La setlist è un saliscendi sonoro, con brani pescati, appunto, dalla lunghissima carriera, quindi, come detto, reminiscenze anche del passato con le Throwing Muses, come, per esempio, la claustrofobica “Sunday Venus” o l’ispirata “Bywater”.

Poi la bellissima apertura di “Eyeshine”, la sempre stupenda “Mississippi Kite”, o una riuscitissima “Gazebo Tree”, ma tutte le canzoni di stasera hanno qualcosa di magico. Un concerto semplice con poche pretese, ma quanto mai emozionante e coinvolgente.