SHHE (Su Shaw) ha dimostrato fin dall’omonimo album d’esordio del 2019 di essere musicista polimorfa e multiforme, aperta a mille influenze, con una curiosità che l’ha portata a viaggiare di continuo, spostandosi spesso dalla natia Scozia per seguire lo scorrere dell’acqua, indagando  come viene controllata, manipolata, ricostruendone il ruolo fondamentale a livello sociale e politico.

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Un discorso che continua in “Thalassa” opera ambient in sei parti dedicata al Mediterraneo in un momento di profonda crisi socio – politica ed ecologica, così chiamata in omaggio alla primordiale dea greca del mare. Fonte d’ispirazione principale una residenza artistica ad Alessandria d’Egitto città che, come Venezia e Dundee dove Su Shaw è cresciuta, rischia di essere sommersa totalmente o in parte, diventando inabitabile.

Una minaccia familiare a chi ha vissuto buona parte della vita in balia del mare, in bilico tra paura e fascino. Sensazioni che SHHE rende concrete grazie all’uso di un sintetizzatore modulare personalizzato, da lei progettato e sviluppato con l’aiuto di Ben Chatwin qui nelle vesti di produttore mentre il mix è di Heba Kadry, l’artista egiziana Nurah Farahat si è occupata della parte visiva e Aya Tarek della copertina.

Un viaggio sonoro intrigante tra silenzio e musica, in un gioco di sonorità rarefatte dove la voce diventa puro strumento, le parole lasciano spazio a una vocalità “manipolata, distorta e talvolta elaborata fino a renderla irriconoscibile“, non a caso il rumore del respiro somiglia a quello delle onde fin dalle prime note di  “Pneuma” e “Katávasi”.

Minimalismo e cambi di ritmo improvvisi, melodie ora scarne ora decise popolano “Allásso” e “Emfánisi”, “Peras” e “Anodos” tra linee di confine sempre più labili e SHHE che nel finale si trasforma in moderna, tecnologica sirena e sinuosamente tesse un canto di tristezza e redenzione, in un’opera si sperimentale ma di  forte impatto emotivo.