25. NEW CANDYS
The Uncanny Extravaganza
[ Dischi Sotterranei ]
La nostra recensione

È un disco che non cerca di offrire soluzioni facili ed immediate, ma che riesce a sottrarre, per un attimo, le nostre giornate al dominio maniacale del controllo, restituendole ad una dimensione emotiva più primitiva, affascinante e conturbante, veritiera ed entusiasmante. La sua forza sta proprio in questa capacità di essere, contemporaneamente, carezza e pugno, abisso e via di fuga.
( Michele Brigante Sanseverino )

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24. BEE BEE SEA
Stanzini Can Be Allright
[ Wild Honey Records ]
La nostra recensione

La scelta di cantare solo in inglese potrebbe far pensare a un album poco “italiano”. In realtà “Stanzini Can Be Allright”, profondamente legato a un’estetica lo-fi, riesce a evocare atmosfere tipiche della nostra provincia: un piccolo centro caotico e vivace, attraversato da una sguaiatezza capace però di trasformarsi in meraviglia.
( Giuseppe Loris Ienco )

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23. submeet
codename ®
[ Controcanti Produzioni ]
La nostra recensione

E mentre i suoni distorti si intrecciano con l’eco dei nostri tempi, il cerchio originario — quello della vita e della morte, del naturale e dell’artificiale — sembra richiudersi su sé stesso, ma con una crepa nuova, una luce che filtra dall’interno. I Submeet non cercano di dare risposte: preferiscono aprire varchi, disorientare, costringere l’ascoltatore a guardare dentro l’abisso con occhi impavidi. Dieci tracce come dieci pugni nello stomaco, dieci mantra elettronici, dieci specchi che riflettono la verità di un mondo ancora ostile, insicuro, ingiusto e vorace — ma terribilmente vivo, irriducibilmente umano.
( Michele Brigante Sanseverino )

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22. CESARE BASILE
Nivura Spoken
[ Viceversa Records ]
La nostra recensione

“Nivura Spoken”, non è solamente un album sperimentale ed elettronico, ma è un atto esistenziale. È un disco che sussurra, che urla e che graffia, che custodisce i nomi di chi non ha più nome, che ci permette di risalire, dalle periferie dell’anima e della società, per riaffermare che esistere, oggi, è anche non dimenticare, e soprattutto non lasciare che ci rubino il diritto alla voce.
( Michele Brigante Sanseverino )

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21. MESSA
The Spin
[ Metal Blade Records ]
La nostra recensione

Ma la band italiana ci offre, però, uno spiraglio di salvezza blueseggiante, uno spiraglio fatto di chitarre spavalde e di assoli magmatici, ma anche di armonie leggere e di una voce ammaliante che trasformano le ritmiche brucianti e distorte in una dolce ed improvvisa ballata dall’anima doom, un attimo prima che una tempesta di sintetizzatori, magicamente incastonata su un cielo hard-rock, ci ridesti, con un bacio violento, dal sonno mortale che ci priva di una coscienza, di un destino, di un’alternativa.
( Michele Brigante Sanseverino )

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20. MASSIMO SILVERIO
Surtùm
[ Okum Produzioni ]
La nostra recensione

“Surtùm” è un atto di resistenza dolce e radicale: un disco che non chiede di essere capito, ma ascoltato come si ascolta un bosco, o il silenzio dopo una nevicata. Un canto che, come la poesia friulana, sa parlare con la voce degli antenati e con quella delle foreste, ricordandoci che il vero progresso è ricordare da dove veniamo — e imparare, finalmente, a restare.
( Michele Brigante Sanseverino )

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19. TEHO TEARDO
Plays Twin Peaks and Other Infinitives
[ Specula ]
La nostra recensione

Tra i boschi e Twin Peaks, tra Bach Badalamenti, tra il reale e il sogno, Teho Teardo ci ricorda che la musica può ancora essere una rivelazione. Un varco tra gli universi. Un modo per toccare, almeno per un istante, l’infinito che respira dentro di noi.
( Michele Brigante Sanseverino )

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18. CASINO ROYALE
Fumo
[ Sony Music ]
La nostra recensione

Un album che ci spinge a credere ancora, a non smarrire la forza di immaginare un’altra realtà possibile, una vita fatta ancora di legami veri, di rapporti sinceri e di sguardi limpidi, mentre, tra le sue pieghe, le canzoni ci rammentano che, anche nel fumo più fitto, tra i vapori più velenosi, può nascere un gesto umano, un’idea libera, un vero e proprio atto di coraggio. Proprio come certi fiori che, perfino nei terreni più contaminati, sanno ostinarsi a fiorire, conservando un profumo diverso, un profumo che non appartiene più al Male, ma alla nostra irriducibile e fragile bellezza.
( Michele Brigante Sanseverino )

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17. GIORGIO POI
Schegge
[ Bomba Dischi/Sony Music ]
La nostra recensione

Un percorso introspettivo, pensato ma al tempo stesso sfuggente, in cui ogni canzone è decisamente una scheggia di vita, contenitore di esperienze che esplodendo hanno prodotto un lavoro maturo, contaminato da aperture classiche, curato da Giorgio Poi con precisione e quel giusto tocco di internazionale freschezza, un ritorno tanto atteso a conferma di quanto ci sia la necessità di album come “Schegge” in questi momenti disorientanti.
( Monica Terragni )

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16. SATANTANGO
Satantango
[ Dischi Sotterranei ]
La nostra recensione

Tutto funziona alla meraviglia in questi otto brani, che denotano e certificano un talento che va assolutamente coltivato e sostenuto, perché la sensazione è che i Satantango (che prendono il nome dal libro del Premio Nobel ungherese László Krasznahorkai, a creare un legame tra quell’immaginario e la provincia da cui essi provengono) abbiano un potenziale enorme da sfruttare.
( Gianni Gardon )

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15. ERICA BOSCHIERO
Un posto sulla terra
[ Squilibri ]
La nostra recensione

Erica Boschiero in chiusura di 2025 ci regala un lavoro solido e profondo, il cui ascolto risulta catartico, facendoci sentire bene.
( Gianni Gardon )

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14. FRANCESCO DI BELLA
Acqua Santa
[ La Canzonetta Record ]
La nostra recensione

A rendere tuttavia “Acqua Santa” un esemplare unico in tale ambito è l’utilizzo dell’amato dialetto napoletano che conferisce ulteriore spessore, dolcezza e calore ai vari momenti, a partire dall’intensa traccia che intitola un disco destinato sin da oggi, almeno per quanto mi riguarda, a finire in alto nei resoconti di fine anno.
( Gianni Gardon )

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13. IL MAGO DEL GELATO
Chi E’ Nicola Felpieri?
[ Sony/Numero Uno ]
La nostra recensione

Un album che rappresenta una vera e propria boccata d’ossigeno per tutti coloro che sarebbero voluti nascere nelle caverne delle montagne nebbiose di Gollum pur di non doversi sorbire la carrellata melliflua di brani sanremesi. Nel brano “Enrico Lascia Perdere”, in particolar modo, i sette musicisti de Il Mago Del Gelato riescono ad unire gli anni Ottanta dei Chips e alcune intuizioni degli Elio’s (Elio e Le Storie Tese). Per chi scrive si tratta della traccia migliore del lotto. Tirando le somme, dunque, “Chi E’ Nicola Felpieri?”, è un disco che convince appieno e che ci racconta di un gruppo in stato di grazia.
( Francesco De Salvin )

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12. MINISTRI
Aurora Popolare
[ Woodworm/Universal ]
La nostra recensione

Ottimamente prodotto dal gruppo meneghino insieme a Ivan Antonio Rossi, questo nuovo lavoro risulta dirompente nei punti giusti, nelle tracce tiratissime ma ancor di più negli episodi introspettivi. Una visione della situazione emozionale in cui viviamo estremamente diretta ed attuale, come solo loro riescono a fare da quasi vent’anni, unita al sound energico degli esordi per creare delle piccole istantanee di quotidianità e resistenza. La prospettiva è puntata sull’attualità, sul sociale, su relazioni e reazioni, principali protagoniste di queste dieci canzoni.
( Monica Terragni )

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11. STELLA DIANA
Everything Goes Through The Light
[ VipChoyo Sound Factory ]
La nostra recensione

In definitiva, “Everything Goes Through The Light” è un disco che non si limita a suonare bene: significa qualcosa. È una riflessione lucida e vibrante sull’oscurità del nostro tempo, attraversata da squarci di luce che non offrono salvezza, ma almeno orientamento. È un lavoro che cresce con gli ascolti, che non si consuma in fretta, e che conferma gli Stella Diana come una delle realtà più solide e ispirate del panorama alternativo europeo.
( Francesco De Salvin )

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10. NERO KANE
For The Love, The Death And The Poetry
[ Subsound Records ]
La nostra recensione

“For The Love, The Death And The Poetry” è un’opera che ci ricorda, dunque, come amore, morte e poesia siano inseparabili, e come in quella loro stretta possiamo intravedere il senso ultimo dell’esistenza. Non a caso, ci viene in mente la voce di Sant’Agostino, che ci rammenta che noi amiamo, perché, in verità, questa è l’unica eternità che ci è davvero concessa.
( Michele Brigante Sanseverino )

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9. THE ZEN CIRCUS
Il Male
[ Carosello Records ]
La nostra recensione

Con “Il Male”, la loro ultima fatica discografica, gli Zen Circus confezionano un disco che colpisce fin dal primo ascolto per energia, coerenza e lucidità espressiva. Il gruppo pisano, infatti, conferma la propria abilità nel raccontare il presente con uno sguardo tagliente e allo stesso tempo profondamente umano, senza mai perdere la loro inconfondibile vena ironica e provocatoria. Il nuovo album si presenta come una raccolta compatta di pezzi dannatamente ispirati, variegata nei suoni ma coerente nello spirito, capace di fotografare con precisione chirurgica un’epoca disillusa ma ancora viva.
( Francesco De Salvin )

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8. DELTA V
In Fatti Ostili
[ Universal ]
La nostra recensione

Una bella prova di maturità nei suoni e nei testi “In Fatti Ostili”, la geografia urbana della Milano di ieri e di oggi sempre presente torna in “San Babila ore 20(25)” brano poliedrico che con intelligenza rielabora la traccia di chiusura di “Pioggia Rosso Acciaio” rivendicando il diritto all’obiezione. La riflessiva “Laika e l’America” e “I Raggi B” coda strumentale con la partecipazione di Steve Hackett dei Genesis chiudono un disco incisivo fatto di opinioni, parole, contenuti e melodie ad alta densità.
( Valentina Natale )

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7. DISH IS NEIN
Occidente (A Funeral Party)
[ Overdub Rec / Black Fading ]
La nostra recensione

Sono sempre stati il contrario dell’immobilismo, della stasi i Dish – Is – Nein e tornano a esprimersi con la consueta capacità critica, smuovendo pensieri e coscienze per chi lo vorrà capire, mentre per altri saranno solo slogan al vento, tutto questo in un concept album dai ritmi martellanti e industrial, dalle melodie immediate e tempestose, ma anche con l’animo a tratti cadenzato, sinistramente avvolgente, come se al posto della chitarra di Parisini si fosse scelto di lavorare con intensità anche su ritmiche oscure e dal retrogusto trip-hop.
( Valentina Natale )

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6. CALIBRO 35
Exploration
[ Record Kicks ]
La nostra recensione

“Exploration” va oltre i confini fisici del disco e diventa un luogo della mente; si trasforma in un viaggio, soprattutto per coloro che hanno amato le strade deserte dei polizieschi italiani, le colonne sonore psichedeliche e il jazz-funk contaminato di band come i Goblin, ma anche per coloro che cercano, oggi, di decifrare il proprio smarrimento in un mondo dove tutto è simultaneo, digitale, istantaneo, apparente. Come scriveva Lucio Fulci — altro maestro dei nostri b-movie — “la paura è come la musica: se non la senti, vuol dire che è già dentro di te“. Ecco, allora, cos’è la musica dei Calibro 35, è quel sottofondo persistente ed affascinante che, senza accorgertene, ti si annida nell’anima.
( Michele Brigante Sanseverino )

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5. GINEVRA DI MARCO
Kaleidoscope
[ Funambolo ]
La nostra recensione

 Il piano e gli archi di “Apparente” scritta con il poeta, scrittore, regista Franco Arminio e “L’Etranger”, ritmata e trascinante cover dei Tuxedomoon registrata dal vivo  nel 2004 a Roma con Max Gazzè al basso concludono una proposta ricchissima, curata negli arrangiamenti, che ripercorre tutto il percorso artistico di Ginevra Di Marco. Un album fatto di persone e incontri, alla ricerca dell’umanità perduta e ritrovata.
( Valentina Natale )

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4. GLAZYHAZE
SONIC
[ Glazyhaze]
La nostra recensione

Qui ci sarebbe da fare una relazione accademica su ogni brano, giuro, ma cercherò di riassumere, partendo da quella copertina così indicativa. Il cerino si accende, ecco la luce, ma il cerino dura poco, ecco le tenebre. L’alternarsi di assenza e presenza di luce rendono il disco un viaggio fra mille bagliori, fra mille contrasti. Il taglio post punk che sembra scontrarsi con la dolcezza dei Sundays passando per lo shoegaze (“Breath”, tanto per dire, a me fa veramente venire in mente la band di Harriet Wheeler che se la spassa in studio con gli Slowdive, giuro). Non è un disco che punta prepotentemente sul rumore, sulle chitarre che esplodono nel feedback, ma è un disco che abbraccia anche la bellezza dei ritmi più bassi per farci gioire negli arpeggi, nei momenti di quiete che abbracciano la melodia (e vi assicuro che qui di melodia ce n’è tantissima) per poi però trovare il contraltare più rumoroso (“Dwell” vero e proprio momento topico del disco).
( Riccardo Cavrioli )

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3. I CANI
Post Mortem
[42 Records]
La nostra recensione

Niccolò Contessa sembra aver accantonato momentaneamente la sua collaborazione con Tutti Fenomeni, e torna a sorpresa con un nuovo lavoro dei Cani. Un ritorno riuscitissimo nel quale troviamo molto dei suoi ultimi progetti e una lirica sempre interessante e coinvolgente. Ho grande ammirazione per Niccolò e anche questa volta non mi delude regalandomi ore di ascolto piacevolissimo.
( Fabrizio Siliquini )

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2. UMBERTO MARIA GIARDINI
Olimpo Diverso
[ La Tempesta Dischi ]
La nostra recensione

Coerente e lucido Umberto Maria Giardini che in “Olimpo Diverso” continua a esplorare mondi musicali differenti tra rock, cantautorato, elettronica e prog in un viaggio tra rabbia e redenzione, con la solita cura certosina degli arrangiamenti, dei testi (“Pietre nell’accappatoio” ad esempio) alla ricerca dell’umanità e della perduta empatia.
( Valentina Natale )

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1. ANDREA LASZLO DE SIMONE
Una lunghissima ombra
[ 42 records ]
La nostra recensione

 Se parliamo di umanità impossibile non citare Andrea Laszlo De Simone che con “Una Lunghissima Ombra” realizza un album maturo e riflessivo, lontanissimo dalle mode e vicino ai sentimenti più veri. Un’opera realizzata prendendosi tutto il tempo necessario, melodica e sperimentale, l’anima del De Simone cantautore e creatore di colonne sonore riunite in un’ora di musica d’autore.
( Valentina Natale )

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